Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25349 del 25/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. II, 25/10/2017, (ud. 25/05/2017, dep.25/10/2017),  n. 25349

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 6282/2015 R.G. proposto da:

M.A., c.f. (OMISSIS) – elettivamente domiciliata in Quarto

Flegreo, alla via M. Curie, n. 25, presso lo studio dell’avvocato

Paolo Varriale che la rappresenta e difende in virtù di procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’ECONOMIA e delle FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore;

– intimato –

avverso il decreto dei 28.4/21.7.2014 della corte d’appello di Roma,

assunto nel procedimento iscritto al n. 61382/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

25 maggio 2017 dal Consigliere Dott. Luigi Abete.

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

Con ricorso al t.a.r. della Campania depositato il 3.8.1999 M.A. chiedeva, tra l’altro, accertarsi il servizio pre – ruolo prestato antecedentemente all’immissione nel ruolo speciale dell’organico regionale.

In data 12.2.2010 la ricorrente depositava istanza di prelievo.

Con ricorso alla corte d’appello di Roma depositato il 26.11.2010, allorchè ancora pendeva il giudizio amministrativo, poi definito dal t.a.r. con sentenza depositata in data 16.4.2012, M.A. si doleva per l’irragionevole durata del giudizio “presupposto”.

Resisteva il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Con decreto dei 28.4/21.7.2014 la corte d’appello di Roma al contempo dichiarava improponibile e rigettava la domanda e compensava le spese.

Avverso tale decreto ha proposto ricorso sulla scorta di tre motivi M.A.; ha chiesto che questa Corte ne disponga la cassazione, se del caso decidendo nel merito, con ogni susseguente statuizione in ordine alle spese di lite, da attribuirsi al difensore anticipatario.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ha svolto difese.

Con il primo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, convertito con modificazioni nella L. n. 133 del 2008, come successivamente modificato dall’allegato 4 al D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 3, comma 23.

Deduce che ha errato la corte di merito allorchè ha opinato per “l’esclusione dell’equa riparazione per il periodo anteriore alla presentazione dell’istanza di prelievo” (così ricorso, pag. 7).

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 11, comma 1 e art. 15 disp. gen..

Deduce che la corte distrettuale ha erroneamente attribuito al D.Lgs. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, convertito con modificazioni nella L. n. 133 del 2008 e come modificato dall’allegato 4 al D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 3, comma 23, valenza retroattiva.

Con il terzo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 3, comma 23, e dell’art. 6, par. 1, C.E.D.U..

Deduce che il diritto all’equa riparazione per il periodo antecedente al 25.6.2008, dì di entrata in vigore del D.Lgs. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, si prospetta “a prescindere dalla omessa o tardiva presentazione dell’istanza di prelievo nel giudizio amministrativo presupposto, purchè la suddetta istanza sia stata presentata prima dell’entrata in vigore della modifica del D.L. n. 112 del 2008, richiamato art. 54” (così ricorso, pag. 13).

I motivi di ricorso sono strettamente connessi.

Il che ne suggerisce la disamina contestuale.

I motivi tutti in ogni caso sono fondati e meritevoli di accoglimento nei termini che seguono.

Si ribadisce che il giudizio “presupposto” ha avuto inizio il 3.8.1999 ed è stato definito con sentenza n. 1750 del 16.4.2012; il medesimo giudizio dunque era pendente alla data del 16.9.2010 (dì a decorrere dal quale è divenuto operativo del D.Lgs. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito nella L. 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’allegato 4 al D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 3, comma 23).

Si ribadisce che nel giudizio “presupposto”, siccome la stessa corte d’appello ha dato atto (cfr. decreto impugnato, pag. 5), l’istanza di prelievo è stata depositata in data 12.2.2010.

In tal guisa la condizione di proponibilità della domanda di equa riparazione sia con riferimento al periodo decorso successivamente sia con riferimento al periodo decorso antecedentemente alla presentazione della medesima istanza è stata assolta (cfr. Cass. 5.8.2016, n. 16404, secondo cui, in tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo amministrativo, ai sensi del D.Lgs. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, come modificato dall’allegato 4 al D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 3, comma 23, nei giudizi pendenti alla data del 16 settembre 2010 la presentazione dell’istanza di prelievo deve precedere l’instaurazione del giudizio di equa riparazione e condiziona la proponibilità della domanda di indennizzo anche per il periodo anteriore al deposito della medesima istanza).

In questo quadro è sufficiente il riferimento all’insegnamento di questa Corte a tenor del quale del D.Lgs. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, come modificato dell’allegato 4 al D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 3, comma 23 – in base al quale nei giudizi pendenti alla data del 16 settembre 2010 la presentazione dell’istanza di prelievo condiziona la proponibilità della domanda di indennizzo anche per il periodo anteriore alla medesima presentazione – non implica che detta istanza costituisca il momento a partire dal quale assume rilievo la pendenza giudiziale e si debba calcolare, di riflesso, la durata ragionevole; al contrario, l’istanza di prelievo, una volta presentata, assolve ed esaurisce la propria funzione di presupposto processuale del procedimento di equa riparazione, mentre, ai fini del computo della durata ragionevole, occorre aver riguardo all’intera durata del processo e non solo a quella successiva al deposito dell’istanza predetta (cfr. Cass. 27.1.2017, n. 2172; Cass. 1.7.2016, n. 13554, secondo cui, in tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo amministrativo, l’istanza di prelievo, anche quando condiziona “ratione temporis” la proponibilità della domanda di indennizzo, non incide sul computo della durata del processo, che va riferita all’intero svolgimento processuale e non alla sola fase seguente detta istanza).

Conseguentemente non possono essere condivise nè recepite le affermazioni della corte romana secondo cui “soltanto (…) a partire da quella data (ovvero dalla data di presentazione dell’istanza di prelievo), il decorrere del tempo diventa esclusivo parametro di valutazione del comportamento dell’organo di giustizia ai fini dello scrutinio della ragionevolezza della durata del processo” (così decreto della corte d’appello di Roma, pag. 3), secondo cui “la domanda di equa riparazione depositata dopo il 15 settembre 2010 (…), comunque, non è proponibile per il periodo anteriore alla (…) presentazione (dell’istanza di prelievo)” (così decreto della corte d’appello di Roma, pag. 5) e secondo cui “la presente domanda, in base al novellato del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, è improponibile per il periodo anteriore alla presentazione dell’istanza di prelievo e, quindi, per il periodo anteriore al giorno 12 febbraio 2010; la domanda è, inoltre, infondata per il periodo compreso tra la data di presentazione dell’istanza di prelievo (12 febbraio 2010) e quella di deposito del ricorso della L. n. 89 del 2001, ex art. 2 (26 novembre 2010), non essendo decorso il termine di ragionevole durata del processo” (così decreto della corte d’appello di Roma, pag. 5).

In accoglimento del ricorso il decreto dei 28.4/21.7.2014 della corte d’appello di Roma va cassato con rinvio alla stessa corte in diversa composizione.

All’enunciazione – in ossequio alla previsione dell’art. 384 c.p.c., comma 1 – del principio di diritto – al quale ci si dovrà uniformare in sede di rinvio – può farsi luogo per relationem, nei medesimi termini espressi dalle massime desunte dagli insegnamenti di questa Corte n. 16404/2016, n. 13554/2016 e n. 2172/2017 dapprima citati.

In sede di rinvio si provvederà alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa il decreto dei 28.4/21.7.2014 della corte d’appello di Roma; rinvia alla corte d’appello di Roma in diversa composizione anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 25 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA