Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25333 del 09/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 09/10/2019, (ud. 24/09/2019, dep. 09/10/2019), n.25333

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2549-2018 proposto da:

MI.NO.TER. SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIOVANNI NICOTERA 31, presso

lo studio dell’avvocato FRANCESCO ASTONE, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL A SOCIO UNICO IN LIQUIDAZIONE, in persona

del Curatore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

BARBERINI 67, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE BERRETTA, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza del “TRIBUNALE di VELLETRI, depositata il

14/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

– che è stato proposto ricorso, sulla base di un unico motivo, avverso il decreto del Tribunale di Velletri n. 11047 del 14 dicembre 2017, il quale ha rigettato l’opposizione allo stato passivo promossa dall’odierna ricorrente;

– che si difende con controricorso il Fallimento (OMISSIS) S.r.l. a socio unico in liquidazione, depositando anche la memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

– che l’unico motivo di ricorso deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2503 c.c. e ss., per avere il tribunale ravvisato una duplicazione tra l’istanza di insinuazione al passivo avente ad oggetto il credito da inadempimento contrattuale (ammesso al passivo) e l’istanza di insinuazione al passivo, avanzata dalla stessa odierna ricorrente, avente ad oggetto il credito risarcitorio relativo al danno subito in ragione dell’illecita fusione della società in bonis e, dunque, per avere il giudice di merito negato la possibilità di concorrenza tra le azioni di adempimento contrattuale e di risarcimento del danno extracontrattuale;

– che il motivo è manifestamente infondato;

– che, invero, la domanda avanzata dall’odierna ricorrente di insinuazione allo stato passivo del danno lamentato è stata rigettata dal giudice di merito, in quanto non supportata dalla prova dell’un e del quantum dell’effettivo pregiudizio subito;

– che, infatti, la società ricorrente si è limitata a rinviare l’esatta quantificazione del danno dedotto all’esito del riparto finale nell’ambito della procedura concorsuale della società: così operando, tuttavia, come osserva anche la parte controricorrente, la sussistenza dello stesso diritto al risarcimento del danno viene ancorata alla percentuale di credito recuperata in sede di riparto: onde l’autonoma ratio decidendi del giudice del merito circa il mancato assolvimento dell’onere sulla stessa incombente non è stata validamente attaccata dal ricorso e resta idonea a sostenere la decisione;

– che la condanna alle spese segue la regola della soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento della somma di Euro 3.100 (di cui Euro 100 per esborsi), oltre alle spese forfetarie nella misura del 15% sul compenso ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 24 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA