Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25323 del 20/09/2021

Cassazione civile sez. VI, 20/09/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 20/09/2021), n.25323

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10130-2020 proposto da:

S.Y., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO N.

38, presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 292/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 16/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma del 16.1.2020, la quale ha respinto l’impugnazione avverso l’ordinanza di primo grado, a sua volta reiettiva del ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che essa ha ritenuto come l’appello sia aspecifico, per il mancato rispetto dell’art. 342 c.p.c., non rivolgendo l’appellante puntuali critiche alla decisione impugnata, in ordine a nessuno dei passaggi di cui la stessa si compone, con radicale aspecificità dell’appello;

– che non svolge difese il Ministero intimato, costituitosi solo per la discussione orale;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

– che l’unico motivo deduce la violazione dell’art. 342 c.p.c., perché l’atto di appello non era affatto aspecifico, avendo invece egli formulato un atto di impugnazione molto chiaro, sia quanto alla critica al primo giudice, sia quanto alle norme di legge violate;

– che il motivo è manifestamente inammissibile, perché non attacca in modo, a sua volta, autosufficiente la pronuncia impugnata, in violazione dell’art. 366 c.p.c.;

– che, invero, la parte, contravvenendo al principio di specificità, non riporta in modo adeguato il contenuto dei motivi di appello, da cui desumere la fondatezza della odierna doglianza: pertanto, deve farsi applicazione del consolidato principio (e plurimis, Cass. 13 marzo 2018, n. 6014; Cass. 29 settembre 2017, n. 22880; Cass. 20 luglio 2012, n. 12664; Cass. 20 settembre 2006, n. 20405) secondo cui la deduzione con il ricorso per cassazione di error in procedendo, in relazione al quale la corte è anche giudice del fatto potendo accedere direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito, esige che preliminare ad ogni altro esame sia quello concernente l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che solo quando ne sia stata positivamente accertata l’ammissibilità diventa possibile valutare la fondatezza del motivo medesimo;

– che ciò discende dal principio, secondo cui l’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un errore processuale, presuppone comunque l’ammissibilità del motivo di censura, onde il ricorrente non è dispensato dall’onere di specificare – a pena, appunto, di inammissibilità – il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata, indicando anche specificamente i fatti processuali alla base dell’errore denunciato, e tale specificazione deve essere contenuta nello stesso ricorso per cassazione, per il principio di autosufficienza di esso, onde dar modo alla Corte di controllare de visu la veridicità di tale asserzioni;

– che, in definitiva, si tratta di un atto di appello ritenuto inammissibile ed il ricorrente non riporta né l’esatto contenuto della sentenza di primo grado, né i motivi, non essendo sufficiente elencare le norme violate, occorrendo, invece, criticare in modo specifico, con attitudine potenzialmente confutatoria, le ragioni esposte da giudice di primo grado;

– che non occorre provvedere sulle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2021

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