Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25323 del 11/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 25323 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: PETITTI STEFANO

ORDINANZA

INTERLOCUTORIA

sul ricorso proposto da:
EMME ESSE IMPRE.00 s.r.l. (01272880236, in persona del
legale rappresentante

pro tempore,

rappresentata e difesa

dall’Avvocato Ernesto Giliani per procura speciale in calce
al ricorso, elettivamente domiciliata in Roma, via Simone
di Saint Bon n. 89, presso lo studio dell’Avvocato Silvia
Canali;
– ricorrente contro
IMPRESA

BOSCO

s.p.a.

(già

Impresa

Bosco

s.r.1.)

(00793090234), in persona del legale rappresentante
tempore,

pro

rappresentata e difesa, per procura speciale a

margine del controricorso, dagli Avvocati Paolo Fiorini e
Andrea Gherardo Ligi, elettivamente domiciliata presso lo
studio del secondo in Roma, via Ajaccio n. 12/b-14;

e

Data pubblicazione: 11/11/2013

- controricorrente

avverso la sentenza della Corte d’appello di Venezia n.
1291 del 2011, depositata in data 30 maggio 2011.
Udita la relazione della causa svolta nella camera di

Stefano Petitti;
sentiti gli Avvocati Andrea Bini (per delega Giliani) e
Andrea Ligi (per delega Fiorini);
sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. Ignazio Patrone, che nulla osserva in ordine
alla relazione di cui all’art. 380-bis cod. proc. civ.
Ritenuto che con atto di citazione notificato in data

19 ottobre 1990 la società Emme Esse Impre.Co s.r.l. (d’ora
in avanti, Emme Esse) conveniva in giudizio innanzi al
Tribunale di Verona la società Impresa Bosco Comm. Dino
s.r.l. (d’ora in avanti, Impresa Bosco), per sentir
condannare quest’ultima, previa declaratoria
dell’inadempimento della stessa agli obblighi nascenti dal
contratto di subappalto a corpo concluso tra le parti
dapprima oralmente e, successivamente, per iscritto,
all’adempimento degli obblighi nascenti dal suddetto
contratto, nonché al pagamento delle opere eseguite da essa
attrice e alla corresponsione dei maggiori compensi dovuti
alla stessa per la realizzazione di variazioni ordinate

consiglio del 4 ottobre 2013 dal Consigliere relatore Dott.

dalla subappaltante e, infine, al pagamento di ulteriori
somme a titolo di risarcimento del danno;
che l’attrice esponeva che il contratto di subappalto a
corpo ineriva al contratto di appalto stipulato tra la

(d’ora in avanti Obelix), ed aveva ad oggetto la
riqualificazione di una vasta area immobiliare;
che, costituitasi in giudizio, la convenuta chiedeva il
rigetto della domanda attorea e, in via riconvenzionale,
formulava domanda di risoluzione del contratto per
inadempimento della subappaltatrice, con restituzione delle
somme dalla stessa versata alla Emme Esse a titolo di
corrispettivo, oltre il risarcimento del danno;
che si costituiva la Obelix, intervenendo in via
adesiva e chiedendo, pregiudizialmente lo sgombero
immediato degli immobili in ristrutturazione e, nel merito,
l’accoglimento delle domande svolte in via riconvenzionale
dalla convenuta;
che il Tribunale di Verona, con sentenza n. 3339 del
2002, rigettava la domanda attorea e, parzialmente
accogliendo la domanda riconvenzionale della convenuta,
pronunziava lo scioglimento del contratto di subappalto per
inadempimento dell’attrice, condannando quest’ultima al
risarcimento del danno in favore dell’Impresa Bosco;

convenuta Impresa Bosco e la soc. coop. Obelix a r. l.

che con atto di citazione notificato in data 8 aprile
2003, la Emme Esse interponeva tempestivo appello innanzi
alla Corte d’appello di Venezia, chiedendo l’integrale
riforma della sentenza impugnata;
si

costituiva

l’Impresa Bosco,

resistendo

all’appello proposto dalla Emme Esse e proponendo, a sua
volta, appello incidentale, col quale chiedeva la parziale
riforma della sentenza impugnata, relativamente alla
quantificazione del risarcimento ad essa dovuto;
che la Obelix rimaneva contumace nel giudizio di
appello;
che con sentenza n. 1291 del 2011, depositata il 30
maggio 2011, la Corte d’appello di Venezia, in parziale
riforma della sentenza di primo grado, condannava la Emme
Esse al pagamento di una maggiore somma a titolo di
risarcimento in favore della appellata-appellante
incidentale e, in applicazione del principio della
soccombenza, condannava, altresì, l’appellante principale
alle spese del doppio grado di giudizio;
che avverso detta sentenza, la Emme Esse ha proposto
ricorso sulla base di sette motivi;
che ha resistito con controricorso la Impresa Bosco,
chiedendo il rigetto del ricorso principale;
che, essendosi ravvisate le condizioni per la
trattazione del ricorso in camera di consiglio è stata

che

redatta relazione ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc.
civ., che è stata comunicata alle parti e al Pubblico
Ministero.
Considerato che il relatore designato ha formulato la

[(…) Il ricorso non è stato notificato alla Obelix, perché
l’ufficiale giudiziario, andato fallito il primo tentativo
in data 9 luglio 2012, perché l’indirizzo risultava errato,
non poteva effettuare la notificazione neanche al secondo
tentativo in data 13 luglio 2012, non avendo rinvenuto il
nominativo della società sul citofono presso il condominio
sito nel nuovo indirizzo e non aveva potuto accedere allo
stabile perché trovato chiuso.
Deve quindi essere rinnovata la notificazione del ricorso
alla intimata società Cooperativa Obelix a r.1., in
liquidazione, in persona del liquidatore legale
rappresentante pro tempore.
Il ricorso può pertanto essere trattato in camera di
consiglio ai sensi dell’art. 380

bis cod. proc. civ., per

essere ivi ordinata la rinnovazione della notificazione del
ricorso ai sensi dell’art. 375, n. 2, cod. proc. civ.»;
che il Collegio condivide la proposta di decisione,
alla quale, del resto, non sono state rivolte critiche di
sorta;

seguente proposta di decisione:

che va quindi disposta la rinnovazione della
notificazione del ricorso alla a società Cooperativa Obelix
a r.1., in liquidazione.
PER QUESTI MOTIVI

del ricorso alla società Cooperativa Obelix a r.l. in
liquidazione entro il termine di sessanta giorni dalla
comunicazione della presente ordinanza e rinvia la causa a
nuovo ruolo.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
Sesta Sezione Civile – 2 della Corte suprema di Cassazione,
il 4 ottobre 2013.

La Corte dispone la rinnovazione della notificazione

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