Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25319 del 09/10/2019

Cassazione civile sez. II, 09/10/2019, (ud. 23/05/2019, dep. 09/10/2019), n.25319

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20724-2015 proposto da:

M.O., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLLATINA 91,

presso lo studio dell’avvocato EDMONDO TOMASELLI, che la rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

F.S., B.N., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

GREGORIO VII 133, presso lo studio dell’avvocato MARCELLA FIORINI,

che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato RAFFAELE

ROTONDARO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 4292/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/05/2019 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE ALESSANDRO, che ha concluso per l’inammissibilità o, in

subordine, per il rigetto del ricorso;

uditi gli avvocati Federico Oppes e Michele Rotondaro.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. M.O. conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, F.S. e B.N., chiedendo che gli stessi venissero condannati al pagamento della somma di Euro 8000, dovuta a titolo di provvigioni per attività di intermediazione creditizia che l’attrice aveva svolto nell’interesse dei convenuti.

A sostegno della domanda l’attrice produceva un accordo provvigionale del 18 gennaio 2008, dal quale risultava che i convenuti, F.S. e B.N., si erano impegnati a corrispondere il detto importo, qualora il mutuo richiesto fosse stato erogato dall’istituto di credito.

2. Il Tribunale di Roma accoglieva la domanda e condannava i convenuti al pagamento in favore dell’attrice di Euro 8000 oltre interessi e spese. In particolare, il primo giudice riteneva che la pretesa creditoria avanzata dall’attrice fosse dimostrata oltre che dall’accordo provvigionale, anche da quanto emerso nel corso dell’istruttoria in ordine al ruolo determinante svolto dalla M. per la concessione del mutuo.

3. Avverso la suddetta decisione proponevano appello i convenuti soccombenti, deducendo l’erronea valutazione delle risultanze istruttorie circa l’esistenza di un valido mandato di intermediazione, nonchè la mancanza di prova in ordine all’iscrizione dell’attrice nel ruolo degli intermediari all’epoca dei fatti. Gli appellanti proponevano anche querela di falso relativa al documento denominato accordo provvigionale.

4. La Corte d’Appello di Roma accoglieva l’appello e, in totale riforma della sentenza impugnata, rigettava la domanda proposta dall’attrice. In particolare, il giudice del gravame riteneva preliminare l’esame dell’eccezione sollevata dagli appellanti relativa alla mancata iscrizione all’albo degli intermediari dell’impresa individuale M. all’epoca dell’asserito conferimento dell’incarico. La Corte d’Appello chiariva che l’eccezione di nullità dei contratti di mediazione per mancanza di iscrizione del mediatore nel ruolo previsto dalla L. 3 febbraio 1989, n. 39, afferiva a questione rilevabile d’ufficio e, pertanto, non era soggetta in grado di appello alle preclusioni di cui all’art. 345 c.p.c.

Dagli atti risultava che l’iscrizione dell’impresa individuale M.O. nel registro delle imprese e l’inizio di attività quale mediatore creditizio risalissero all’8 febbraio 2008, mentre l’accordo provvigionale sul quale era basata la richiesta di pagamento risaliva a data antecedente a detta iscrizione, ovvero il 18 gennaio 2008, con la conseguenza che all’epoca dei fatti l’attrice non esercitava il ruolo di mediatrice finanziaria.

5. M.O. ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di tre motivi.

6. F.S. e B.N. hanno resistito con controricorso.

7. La ricorrente con memoria depositata in prossimità dell’udienza ha insistito nella richiesta di accoglimento del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: omesso o errato esame di un fatto decisivo – art. 360 c.p.c., n. 5.

I ricorrenti affermano che la sentenza è frutto di un’evidente travisamento dei fatti, in quanto la ricorrente, come risulta dalla produzione documentale in atti, era iscritta al ruolo dei mediatori sin dal 2007 ed, in particolare, dal 20 settembre 2007, con numero di iscrizione 91741. La parte ricorrente evidenzia di aver allegato alle note ex art. 183 c.p.c., comma 4, n. 2 il documento attestante la relativa iscrizione. In particolare, si trattava dell’estratto della consultazione del registro Ufficio italiano cambi della Banca d’Italia ove si evinceva l’iscrizione della M. al n. 91741 con data 20 settembre 2007.

L’omesso esame di tale fatto decisivo e oggetto di discussione e non esaminato dal Tribunale, a parere della ricorrente, determina la nullità della sentenza.

1.2 Il motivo è fondato.

La Corte d’Appello ha del tutto omesso di prendere in considerazione la circostanza dell’iscrizione della M. nell’albo dei mediatori finanziari a decorrerere dal 20 settembre 2007, tale fatto era stato dedotto sin dal primo grado di giudizio, con note ex art. 183 c.p.c., comma 4, n. 2, e con l’allegazione della relativa documentazione. Il giudice del gravame, invece, ha affermato che l’iscrizione dell’impresa individuale M.O. nel registro delle imprese e l’inizio di attività quale mediatore creditizio risalissero all’8 febbraio 2008, mentre l’accordo provvigionale sul quale era basata la richiesta di pagamento risaliva a data antecedente a detta iscrizione, ovvero al 18 gennaio 2008, senza alcun riferimento al suddetto documento e senza alcuna motivazione circa le ragioni che eventualmente avrebbero giustificato la decorrenza dell’iscrizione in un momento successivo a quanto ivi indicato.

Peraltro, nell’accordo provvigionale, era presente il riferimento esplicito all’iscrizione nell’albo dei mediatori finanziari della M. con il numero e la data di iscrizione corrispondenti a quelli dell’estratto del registro prodotto dalla ricorrente. La Corte d’Appello non ha preso in considerazione neanche tale aspetto, obliterando del tutto di indagare quale fosse l’effettiva data di iscrizione della M., presupposto necessario per ottenere il corrispettivo della propria prestazione professionale.

In conclusione deve, dunque, affermarsi che incorre nel vizio di omesso esame di un fatto decisivo e discusso tra le parti, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nel testo, utilizzabile “ratione temporis”, modificato dal D.L. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012), il giudice di appello che, avendo l’attore, dedotto la propria iscrizione all’albo dei mediatori creditizi, allegando anche la relativa documentazione, abbia omesso di considerare tale circostanza e il relativo documento, ritualmente prodotto sin dal primo grado di giudizio, e, di conseguenza, abbia individuato la data di iscrizione in altro momento, facendone conseguire la nullità del contratto.

2. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione di norme di diritto – art. 345 c.p.c., in relazione all’art. 115 c.p.c. – art. 360 c.p.c., n. 3.

La ricorrente ritiene che la Corte abbia errato nell’esaminare d’ufficio la questione preliminare, ritenuta assorbente, relativa alla sussistenza del requisito di iscrizione dell’istante all’albo dei mediatori. In primo luogo, tale questione non poteva essere sollevata d’ufficio, in secondo luogo l’eccezione era soggetta a preclusioni.

Infatti, i ricorrenti non avevano eccepito la mancanza del requisito dell’iscrizione a ruolo dei mediatori, se non nella comparsa conclusionale del giudizio di appello quando tale eccezione era oramai preclusa. Sicchè, il requisito dell’iscrizione a ruolo dei mediatori, in base al principio della non contestazione, ex art. 167 c.p.c., in quanto non contestata doveva ritenersi sussistente, anche in base al comportamento univocamente rilevante delle parti. La M. produsse l’iscrizione all’albo dei mediatori con le note già evidenziate con riferimento al primo motivo senza che i convenuti eccepissero alcunchè.

3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione di norme ex art. 360 c.p.c., n. 3.

La Corte avrebbe errato nell’individuazione della normativa applicabile, facendo riferimento alla legge numero 39 del 1989 mentre per i mediatori del settore creditizio deve applicarsi la L. n. 108 del 1996, art. 16 che prevede che l’attività di mediazione per la concessione di finanziamenti da parte di banche e di intermediari finanziari sia riservata a soggetti iscritti in apposito albo, tenuto in precedenza dall’ufficio italiano cambi e oggi dalla Banca d’Italia. Il richiamo alla L. n. 39 del 1989 sui mediatori immobiliari era dunque errato.

4. Il secondo e il terzo motivo sono assorbiti dall’accoglimento del primo motivo.

5. La Corte, accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti i restanti motivi, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello di Roma che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti i restanti motivi, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte d’Appello di Roma che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile, il 23 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2019

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