Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25290 del 25/10/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 25/10/2017, (ud. 05/10/2017, dep.25/10/2017),  n. 25290

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. GIORDANO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11908-2010 proposto da:

B.D., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE ANGELICO

67, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO DE LORENZO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI ROMA (OMISSIS) in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 54/2009 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,

depositata l’11/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/10/2017 dal Consigliere Dott. DE MASI ORONZO;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. DE AUGUSTINIS UMBERTO che ha

chiesto l’annullamento del ricorso con rinvio.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che la CTR del Lazio, con la sentenza n. 54/06/09, depositata l’11/3/2009, ha parzialmente accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione di primo grado che su ricorso di B.D. aveva annullato l’avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP, relativamente all’anno d’imposta 2002, emesso a seguito di accertamento analitico – induttivo, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), con cui erano stati accertati maggiori compensi per Euro 26.500,00, in relazione alla espletata attività di geometra, in quanto non preceduto dall’invio al contribuente dell’invito al contraddittorio;

che la predetta CTR, per quanto qui d’interesse, ha provveduto a rideterminare il reddito netto di lavoro autonomo, ed il volume d’affari ai fini IVA, motivando la decisione nel senso che le ragioni del professionista, in relazione ai minori compensi dichiarati, potevano trovare, almeno in parte, accoglimento, stante “la cessazione dello svolgimento dell’attività di geometra in forma associata”, e “la difficoltà di acquisire contratti di lavoro” nella fase immediatamente successiva, allorchè aveva proseguito l’attività in forma individuale, ma che nel contempo altri elementi inducevano a ritenere implausibile il reddito dichiarato per l’anno d’imposta 2002 rispetto a quello dichiarato per gli anni precedenti;

che il contribuente ha interposto ricorso per cassazione affidato ad un motivo, mentre l’intimata Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva e si è riservata, ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, di partecipare all’udienza di discussione;

che il P.G. ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che con il motivo di impugnazione, improntato alla violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, il ricorrente si duole del fatto che il Giudice di appello ha del tutto ignorato la questione, oggetto del ricorso introduttivo del giudizio, e risolta in primo grado in senso favorevole alle tesi del contribuente, concernente l’effettuazione dell’accertamento in assenza di contraddittorio e, dunque, in violazione delle invocate norme che disciplinano l’accertamento induttivo, con conseguente nullità della impugnata sentenza;

che, preliminarmente, il motivo di ricorso può ritenersi ammissibile in quanto fa esplicita menzione della ravvisabilità della fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con riguardo all’art. 112 c.p.c., e reca univoco riferimento alla nullità della decisione derivante dalla relativa omissione;

che la doglianza, altresì, appare fondata in quanto nel gravame proposto Agenzia delle Entrate si sosteneva, in contrasto con quanto affermato nella pronuncia della CTP, che la normativa di riferimento non impone alla Amministrazione finanziaria l’obbligo del preventivo invito al contraddittorio, poichè questo può instaurarsi anche dopo la notifica dell’avviso di accertamento, e che quindi era stata legittimamente utilizzata la prova per presunzioni al fine di determinare il reddito del B. in sede di accertamento in rettifica della dichiarazione;

che il Giudice di appello, senza affrontare la prioritaria questione posta dal contribuente, ha condiviso, sia pure parzialmente, le valutazioni dell’Ufficio, che fondano la pretesa impositiva su una ricostruzione induttiva del reddito, senza minimamente considerare, indicando le ragioni del proprio convincimento, che il presupposto per il legittimo esercizio da parte dell’Ufficio dell’accertamento analitico – induttivo, del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d), è che esso deve essere necessariamente svolto in contraddittorio con il contribuente, sul quale, nella fase amministrativa e, soprattutto, in quella contenziosa, incombe l’onere di allegare e provare, senza limitazioni di mezzi e di contenuto, la sussistenza di circostanze di fatto tali da giustificare lo scostamento della propria posizione reddituale;

che, pertanto, il motivo d’impugnazione coglie nel segno in quanto il B. fondatamente deduce il vizio di omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia, quello appunto concernente la necessità di attivare obbligatoriamente il contraddittorio con il contribuente nella fase amministrativa, che la CTR avrebbe dovuto prioritariamente affronta are e risolvere, e dunque la completa omissione del provvedimento indispensabile per la soluzione del caso concreto, che si traduce in una violazione dell’art. 112 c.p.c., da far valere a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 4;

che, pertanto, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata cassata con rinvio della causa, per nuovo esame, alla CTR competente, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Lazio, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 5 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2017

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