Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2529 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 14/01/2022, dep. 27/01/2022), n.2529

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 38309-2019 proposto da:

P.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CASSIODORO, 1/A, presso lo studio dell’avvocato CHIOVELLI PAOLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato PINNETTA SALVATORE giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di LECCE, depositata il 20/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/01/2022 dal Consigliere Dott. CRISCUOLO MAURO.

Lette le memorie del ricorrente.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

L’avvocato P.S. deduceva di avere presentato istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce in relazione ad un ricorso cautelare introdotto dinanzi al Tribunale di Lecce, nel quale era difeso da sé stesso.

Il Presidente del Tribunale di Lecce, ancor prima che intervenisse la decisione del COA, rigettava la richiesta di ammissione in ragione della desunta falsità della dichiarazione attestante i redditi goduti dal richiedente, stante anche il carattere fuorviante della dichiarazione in merito all’esistenza di familiari conviventi e dei loro eventuali redditi.

Avverso tale provvedimento è stata proposta opposizione D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170, ed il Tribunale di Lecce con ordinanza del 20 agosto 2019 ha accolto in parte l’opposizione.

Si rilevava che alla luce del tenore del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 126 non è consentito al giudice decidere direttamente in ordine all’ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato prima che intervenga una decisione negativa o positiva da parte del COA.

Pertanto, la decisione di rigetto impugnata era stata illegittimamente adottata.

Le medesime ragioni che deponevano per l’accoglimento della richiesta erano però altresì ostative alla possibilità per il giudice dell’opposizione di poter direttamente provvedere sull’ammissione richiesta, essendo ancora carente la delibera del COA.

Per la cassazione di tale ordinanza propone ricorso P.S. sula base di un motivo.

Il Ministero della Giustizia non ha svolto difese in questa fase.

Il ricorrente deposita memorie in prossimità dell’udienza.

Preliminarmente si rileva che il ricorso è stato notificato al Ministero presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Lecce, anziché, come invece doveroso, presso l’Avvocatura Generale dello Stato (cfr. Cass. S.U. n. 608/2015).

Tuttavia, poiché il ricorso si palesa prima facie inammissibile, ritiene il Collegio superfluo disporre la rinnovazione della notifica e ciò nel rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo (derivante dall’art. 111 Cost., comma 2 e dagli artt. 6 e 13 della Convenzione Europea dei diritti del l’uomo e delle libertà fondamentali) che impone al giudice (ai sensi degli artt. 175 e 127 c.p.c.) di evitare e impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano certamente quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue perché non giustificate dalla struttura dialettica del processo e, in particolare, dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio, espresso dall’art. 101 c.p.c., da sostanziali garanzie di difesa (art. 24 Cost.) e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità (art. 111 Cost., comma 2) dei soggetti nella cui sfera giuridica l’atto finale è destinato ad esplicare i suoi effetti (Cass. 17 giugno 2013 n. 15106; Cass. 8 febbraio 2010 n. 2723; Cass., Sez. Un., 3 novembre 2008, n. 26373; Cass., Sez. 3, 7 luglio 2009, n. 15895; Cass., Sez. 3, 19 agosto 2009, n. 18410; Cass., Sez. 3, 23 dicembre 2009, n. 27129).

Il motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 76, 77, 124,126 e 136, degli artt. 82 ed 86 c.p.c. in relazione all’art. 24 Cost., comma 3.

Dopo aver ricostruito la disciplina in tema di ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, ribadisce la correttezza della soluzione alla quale è giunto il giudice dell’opposizione che ha, appunto, riscontrato l’illegittimità della decisione del giudice della causa del merito, che, pur in assenza di una formale decisione da parte del COA, cui era stata rivolta la richiesta di ammissione al beneficio in via provvisoria, ha tuttavia sua sponte deciso di rigettare la richiesta, sul presupposto che ne mancassero i requisiti, anche in relazione alla certificazione attestante la condizione patrimoniale del richiedente.

Il motivo poi deduce che la decisione del Presidente del Tribunale di Lecce, di mancata ammissione al patrocinio, era del tutto illegittima, in quanto presa senza una relazione da parte dell’Ufficio finanziario circa le condizioni reddituali del ricorrente, quasi a voler negare la possibilità che un avvocato che si difende da solo possa allo stesso tempo essere nelle condizioni di beneficiare del patrocinio a spese dello Stato, in tal modo venendo a sostanzialmente negare il diritto alla difesa personale del professionista abilitato ed il corrispondente diritto ad esser compensato per tale attività.

Per l’effetto il provvedimento reso in sede di opposizione deve essere cassato nella parte in cui, dopo aver annullato il provvedimento di rigetto della richiesta di ammissione, non ha provveduto poi ad ammettere il ricorrente al beneficio richiesto. Il ricorso è inammissibile in quanto la censura non si confronta con la ratio della decisione impugnata, quanto alla declaratoria di inammissibilità della richiesta di provvedere sempre in sede di opposizione all’ammissione del ricorrente.

La decisione che ha determinato l’annullamento del provvedimento di rigetto della richiesta di ammissione al beneficio, adottata dal giudice della causa di merito, si fonda sull’assunto interpretativo secondo cui le norme dettate al riguardo dal D.P.R. n. 115 del 2002 non contemplerebbero un intervento immediato del giudice, sin quando non sia intervenuta una decisione espressa del COA sulla richiesta di ammissione in via provvisoria al beneficio in esame

Ne derivava, quindi, che il provvedimento opposto risultava illegittimo, in quanto emesso senza il rispetto della scansione procedimentale contemplata dal legislatore.

Coerentemente con tale ricostruzione sistematica, ha poi tratto la conclusione per cui, se l’amissione o il rigetto erano preclusi al giudice di merito, prima della delibera del COA, analoga preclusione sussisteva per il giudice dell’opposizione, tenuto unicamente a rilevare l’illegittimità del rigetto direttamente emesso dal giudice del merito, non potendo, in sostanza il giudice dell’opposizione, esercitare un potere che non aveva nemmeno il giudice che aveva pronunciato il provvedimento opposto.

Tale ratio non risulta però essere stata in alcun modo attinta dal motivo del ricorrente il quale si limita semplicemente a reiterare la tesi della sussistenza dei presupposti di legge per l’ammissione al beneficio.

Anzi, l’esposizione del Pinnetta risulta pienamente adesiva alle argomentazioni dell’ordinanza impugnata, in relazione alle ragioni che hanno portato all’annullamento del provvedimento opposto, ma non coglie in alcun modo le diverse e conseguenziali ragioni che viceversa non permettevano di statuire sulla richiesta, ritenendo il giudice dell’opposizione che fosse pur sempre necessario attendere la decisione del COA.

Non è dato alla Corte, stante l’assenza di una specifica censura sull’interpretazione del rapporto tra l’intervento del COA e quello del giudice di merito, sindacare la correttezza della ricostruzione in diritto offerta sul punto nell’ordinanza gravata, ma resta evidente che il motivo si palesa inammissibile in quanto privo di specificità, mancando una puntuale e pertinente critica al motivo in base al quale è stata disattesa la ulteriore richiesta del ricorrente di addivenire direttamente in sede di opposizione all’ammissione al beneficio richiesto.

Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.

Nulla a disporre quanto alle spese non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

Poiché il ricorso è dichiarato inammissibile, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato), L. 24 dicembre 2012, n. 228 (art. 1, comma 17, – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, art. 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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