Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25280 del 25/10/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 25/10/2017, (ud. 19/07/2017, dep.25/10/2017),  n. 25280

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. CORBO Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26981-2011 proposto da:

R.L., V.C., V.P., elettivamente

domiciliati in ROMA VIA DI PIETRALATA 320-D, presso lo studio

dell’avvocato GIGLIOLA MAZZA RICCI, che li rappresenta e difende

unitamente agli avvocati ROBERTO ANTONIO BRIGANTE, MARIAROSA

PLATANIA;

– ricorrenti –

contro

CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO AGRICOLTURA CCIAA DI

GORIZIA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 58/2011 della COMM. TRIB. REG. di TRIESTE,

depositata il 17/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/07/2017 dal Consigliere Dott. CORBO ANTONIO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza depositata in data 17 maggio 2011, la Commissione Tributaria Regionale di Trieste, respingendo l’appello proposto da V.C., V.P. e R.L., ha confermato la decisione di primo grado, che, dichiarando la cessazione della materia del contendere tra la Camera di Commercio Industria, Agricoltura e Artigianato (d’ora in poi CCIAA) di Gorizia e i precisati soggetti, poi appellanti, aveva interamente compensato le spese di giudizio.

La controversia era sorta in relazione alla riscossione di diritti camerali per il 2002 da parte della CCIAA di Gorizia nei confronti della società in nome collettivo V. s.n.c. Precisamente, dopo la notifica della cartella di pagamento alla società, ed il pagamento da parte di quest’ultima, il concessionario della riscossione aveva notificato ai tre soci dell’impresa, V.C., V.P. e R.L., cartelle per il medesimo ruolo. I tre soci avevano impugnato le cartelle ad essi notificate, agendo nei confronti della sola CCIAA di Gorizia e non anche nei confronti del concessionario della riscossione, deducendo che il tributo era stato assolto e che, prima di rivolgersi ad essi, era necessaria la preventiva escussione del patrimonio sociale a norma dell’art. 2304 c.c.. La Commissione Tributaria Provinciale aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere, posto che la CCIAA di Gorizia aveva provveduto a rimborsare i soci ricorrenti dell’importo pagato.

La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto infondato l’appello, proposto da V.C., V.P. e R.L. e relativo alla compensazione delle spese di giudizio, osservando che erroneamente i giudici di primo grado non avevano ritenuto necessario integrare il litisconsorzio nei confronti del concessionario della riscossione, cui incombe l’adempimento della notifica delle cartelle.

2. Hanno presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale indicata in epigrafe V.C., V.P. e R.L., articolando quattro motivi.

Con i quattro motivi, si lamenta congiuntamente: a) violazione di legge, in riferimento all’art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c., a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3); b) violazione di legge, in riferimento agli artt. 2290,2291,2293 e 2304 c.c., il D.P.R. n. 602 del 1973, artt. da 12 a 25, D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 10 e 14, a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3); c) violazione di legge, in riferimento agli artt. 91 e 92 c.p.c., a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3); d) vizio di motivazione, a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

Si deduce che, innanzitutto, si è formato giudicato interno sul punto della decisione della Commissione Tributaria Provinciale, laddove aveva ritenuto l’ammissibilità dei ricorsi proposti nei confronti del solo ente camerale, in quanto attinenti alla legittimità della pretesa impositiva.

Si deduce, poi, che la responsabilità sussidiaria dei soci doveva essere fatta valere unicamente con la notifica dell’avviso di mora in caso di inadempimento della società, e, quindi, non implicava l’emissione di un ruolo d’imposta nei confronti dei soci. Di conseguenza, il concessionario, nel caso in esame, svolge una mera funzione di notifica, e precisamente di trasmissione al destinatario del titolo esecutivo formato dall’ente, e, quindi, non si atteggia a litisconsorte necessario. Del resto, nemmeno la CCIAA ha mai sollevato tale questione.

Si deduce, ancora, che la cessazione della materia del contendere, in quanto determinata dal comportamento di una parte, non può tradursi nel pregiudizio per la controparte di dover sopportare comunque le spese di giudizio. Del resto, il principio della soccombenza, nel processo civile, e, in quanto richiamato dal D.Lgs. n. 546 del 1996, art. 15, nel processo tributario, ha natura di regola generale da seguire salvo giusti motivi esplicitamente indicati in motivazione.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato, per le ragioni di seguito precisate.

2. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, che il Collegio condivide, la condanna al pagamento delle spese del giudizio può essere legittimamente emessa a carico del soccombente anche quando il giudice debba dichiarare cessata la materia del contendere, dovendosi in tal caso delibare il fondamento della domanda per regolare le spese secondo il principio della soccombenza virtuale (cfr., tra le altre, Sez. 6-2, n. 2719 del 11/02/2015, Rv. 634162 – 01).

3. Nella vicenda in esame, la cessazione della materia del contendere è stata rilevata già in primo grado, in quanto che la CCIAA di Gorizia aveva provveduto a rimborsare gli odierni ricorrenti dell’importo pagato in relazione alle cartelle ad essi notificate e da essi impugnate. Il giudice di primo grado, poi, aveva compensato le spese di giudizio, per “giusti motivi”, “visto l’esito del giudizio e valutati i fatti che hanno condotto alla conclusione della controversia”. A Proposto appello su tale punto della decisione dagli odierni ricorrenti, la Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione relativa alla compensazione delle spese di lite, osservando che “erroneamente i giudici del primo grado non hanno ritenuto di integrare il litisconsorzio nei confronti del concessionario della riscossione cui incombe l’adempimento della notifica delle cartelle, doglianza che era stata erroneamente rivolta dai Contribuenti alla Camera di Commercio di Gorizia”.

Trattasi di motivazione sicuramente carente.

Posto, infatti, che in caso di cessazione della materia del contendere le spese debbono essere regolate secondo il principio della soccombenza virtuale, la decisione impugnata non ha spiegato perchè la mancata integrazione del litisconsorzio ha assunto rilievo a questi fini. La precisazione era necessaria, tanto più che nella medesima decisione l’errore è attribuito ai giudici di primo grado e non ai ricorrenti, e che la CCIAA di Gorizia non aveva sollevato alcuna doglianza in argomento.

Si impone, quindi, la cassazione della sentenza impugnata per nuovo esame che, alla luce di una delibazione del fondamento della domanda azionata nel presente processo, regoli le spese del giudizio secondo il principio della soccombenza virtuale.

Il giudice del rinvio, che si individua nella Commissione Tributaria Regionale del Friuli in diversa composizione, provvederà anche alla determinazione delle spese per il giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese del giudizio di legittimità alla Commissione Tributaria Regionale del Friuli in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerale, il 19 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2017

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