Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2527 del 30/01/2019

Cassazione civile sez. III, 30/01/2019, (ud. 12/04/2018, dep. 30/01/2019), n.2527

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13709/2015 proposto da:

RISORSE IMMOBILIARI S.R.L., in persona dell’Amministratore Unico e

Legale Rappresentante Dott. F.C., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA ORAZIO 31, presso lo studio dell’avvocato

MARCO MATTEI, rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE AUGELLO

giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

e contro

LIDL ITALIA SRL;

– intimata –

nonchè da:

LIDL ITALIA SRL in persona del legale rappresentante pro tempore e

per esso in persona del procuratore speciale Dr.

R.A.R., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA ADRIANA 11, presso

lo studio dell’avvocato SALVATORE PIERMARTINI, rappresentata e

difesa dall’avvocato ELIO ANTONIO SIGNORELLI giusta procura speciale

in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrente incidentale –

contro

RISORSE IMMOBILIARI S.R.L., in persona dell’Amministratore Unico e

Legale Rappresentante Dott. F.C., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA ORAZIO 31, presso lo studio dell’avvocato

MARCO MATTEI, rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE AUGELLO

giusta procura speciale a margine del ricorso principale;

– controricorrente all’incidentale –

avverso la sentenza n. 1491/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 24/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/04/2018 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

RILEVATO

che:

Lidl Italia convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Catania, Risorse Immobiliari s.r.l. rappresentando di aver stipulato con la convenuta un contratto d’affitto di ramo d’azienda, risolutivamente condizionato al mancato avverarsi di alcune condizioni (volture, permessi ed autorizzazioni, mancata esecuzione di interventi, etc.); che dette condizioni si erano realizzate, sicchè in data 1/7/2009 aveva comunicato l’avvenuta risoluzione del contratto alla quale l’altra parte aveva espressamente aderito. L’attrice agì per sentir pronunciare la condanna di Catania Risorse Immobiliari al pagamento dell’importo di Euro 108.651,86 per lavori effettuati nell’immobile. La convenuta resistette alla domanda, chiedendo accertarsi la risoluzione del contratto per inadempimento di Lidl e formulando, in via riconvenzionale, una domanda di risarcimento del danno per la complessiva somma di Euro 1.798.375,82, a titolo di indennità di avviamento commerciale pagata per liberare l’immobile da una precedente conduttrice, di somme spese per adattare l’immobile alle esigenze della Lidl e di ulteriori spese sostenute al di fuori delle previsioni del capitolato. Il Tribunale di Catania, con sentenza del 7/11/2012, rigettò la domanda di Lidl, di accertamento dell’intervenuta risoluzione del contratto e di rimborso spese ed accolse la domanda riconvenzionale della convenuta, pronunciando la risoluzione del contratto per inadempimento di Lidl e condannando la medesima al risarcimento dei danni liquidati in Euro 777.238,14.

La Corte d’Appello di Catania, pronunciando sull’appello di Lidl, ha ritenuto che, mentre in primo grado la domanda formulata dall’attrice era stata di scioglimento del contratto di locazione per mutuo consenso, in appello fosse stato inammissibilmente mutato il petitum, chiedendosi accertare l’avvenuta risoluzione di diritto del contratto per l’avverarsi di alcune condizioni risolutive; ha rigettato la domanda di risarcimento del danno formulata da Risorse Immobiliari e la domanda di rimborso delle spese sostenute dal conduttore, ritenute non provate, ha condannato Risorse Immobiliari alla restituzione di quanto ricevuto in esecuzione della sentenza di primo grado, oltre interessi legali ed ha disposto in ordine alle spese del doppio grado del giudizio.

Avverso quest’ultima sentenza Risorse Immobiliari s.r.l. propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi. Resiste Lidl Italia s.r.l. con controricorso e ricorso incidentale, illustrato da memoria. Risorse Immobiliari resiste al ricorso incidentale cori controricorso, illustrato da memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.Con il primo articolato motivo (violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Nullità della sentenza e del procedimento in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Vizio di extrapetizione (art. 112 c.p.c.). Il tutto in relazione all’art. 434 c.p.c., comma 1, n. 2, art. 437 c.p.c., comma 2, artt. 436 bis, 348 bis e 112 c.p.c.. Violazione del giudicato interno formatosi) la ricorrente censura la sentenza nella parte in cui ha esaminato e rigettato la domanda di risarcimento del danno, con riguardo alle spese effettuate dal contraente fedele, senza essere stata investita della relativa censura, con ciò incorrendo nel vizio di extra-petizione. La Corte territoriale – per quel che è dato comprendere dalla piuttosto farraginosa illustrazione – avrebbe dovuto, secondo ciò che faticosamente si coglie in una prima parte dell’esposizione, rilevare l’inammissibilità dell’appello per difetto di specificità dei motivi, in ragione dell’essere detto mezzo di impugnazione non una revisio prior istantiae ma una circoscritta impugnazione della sentenza di primo grado. In una seconda parte, sempre in modo faticoso, si coglie invece una censura di extrapetizione.

1.1 Il motivo è inammissibile per inosservanza dell’art. 366 c.p.c., n. 6, in quanto omette di riprodurre sia direttamente sia indirettamente l’atto di appello avversario, nel secondo caso precisando la parte dell’atto di appello in cui l’indiretta riproduzione troverebbe corrispondenza, sicchè la Corte non è messa in grado di verificare sia se l’appello era aspecifico sia se rispetto a quanto in esso articolato e, se del caso, con riferimento alla svolgimento processuale, si sia verificata una ultrapetizione.

Il motivo, dipanandosi la sua illustrazione sulla base della segnalata omissione di adempimento dell’onere di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, risulta, inoltre, anche privo del requisito della chiarezza idoneo ad evidenziare effettivamente la censura contro la sentenza e ciò sotto entrambi i profili indicati.

2. Con il secondo motivo (violazione o falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3). Nullità della sentenza e del procedimento in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Il tutto in relazione all’art. 437 c.p.c., comma 2) la ricorrente censura la sentenza per aver violato il divieto di nova in appello, ammettendo una nuova produzione documentale in violazione dell’art. 437 c.p.c..

2.1. Il motivo è inammissibile in quanto non identifica in alcun modo la motivazione con cui la corte territoriale avrebbe dato rilievo ai documenti nuovi e comunque perchè, in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, non fornisce alcuna individuazione di essi e del loro contenuto. Sicchè riesce impossibile percepire quanto si sostiene nella illustrazione come motivo di critica alla sentenza impugnata.

3. Con il terzo motivo ci si duole di: “mancala pronunzia sui mezzi di prova richiesti da Risorse Immobiliari in primo grado e reiterati in appello. Nullità della sentenza e del procedimento art. 360 c.p.c., n. 4. Omesso esame di fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti art. 360 c.p.c., n. 5, anche in relazione all’art. 1453 c.c.. Violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., art. 360 c.p.c., n. 3. Nullità della sentenza e del procedimento art. 360 c.p.c., n. 4.

Nella sua illustrazione, pur diffusa dalla pagina 22 alla metà della pagina 34 non si coglie una chiara attività dimostrativa delle varie doglianze preannunciate nella intestazione del motivo, ma si rinviene una evocazione di vari sviluppi dello svolgimento processuale, che in alcun modo può, anche al di là di quanto espresso e volendo intendere l’esposizione nelle sue implicazioni, essere ricondotta ad ognuna di dette doglianze.

Ne segue che esse non risultano illustrate e ciò anche al di là della totale assenza di un’attività espressamente assertiva di ognuna delle doglianze stesse.

Il motivo non ha la dignità di critica alla sentenza impugnata riconducibile alle censure indicate nella intestazione.

4. L’inammissibilità di tutti i motivi determina l’inammissibilità del ricorso principale.

4. Con un motivo di ricorso incidentale autonomo (violazione delle norme in tema di “inadempimento” contrattuale ex art. 1453 c.c. e violazione degli artt. 1353,1359,1360 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ed omesso esame di un fatto storico e principale, la cui esistenza risulta dagli atti processuali, oggetto di discussione e carattere decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – violazione dell’art. 1322 c.c., concernente la “autonomia contrattuale” in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; accoglimento ricorso incidentale e decisione nel merito, ex art. 384 c.p.c., comma 2″), la Lidl censura la sentenza per aver rigettato la domanda di declaratoria della risoluzione consensuale del contratto, pur in presenza di evidenti elementi convergenti nel senso dell’insussistenza dei presupposti per la risoluzione del contratto per inadempimento e di elementi comprovanti, viceversa, la comune volontà di scioglimento del vincolo contrattuale.

4.1 II motivo non può essere esaminato, in quanto il ricorso incidentale riveste la natura di impugnazione incidentale tardiva e l’inammissibilità del ricorso principale ne determina l’inefficacia ai sensi dell’art. 334 c.p.c., comma 2.

Invero, il giudizio di primo grado è stato introdotto dopo il 4 luglio 2009 e si applica il termine lungo semestrale. La sentenza impugnata è stata pubblicata il 24 novembre 2014 ed il termine semestrale scadeva il 24 maggio 2015 (che cadeva di domenica, di modo che il termine era prorogato al 25 successivo), mentre il ricorso incidentale è stato notificato il 29 giugno 2015.

5. Conclusivamente il ricorso principale deve essere dichiarato inammissibile e l’incidentale inefficace.

Le spese seguono la soccombenza della ricorrente principale, giusta il principio di diritto secondo cui: “In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso principale, il ricorso incidentale tardivo è inefficace ai sensi dell’art. 334 c.p.c., comma 2, con la conseguenza che la soccombenza va riferita alla sola parte ricorrente in via principale, restando irrilevante se sul ricorso incidentale vi sarebbe stata soccombenza del controricorrente, atteso che la decisione della Corte di Cassazione non procede all’esame dell’impugnazione incidentale e dunque l’applicazione del principio di causalità con riferimento al “decisum” evidenzia che l’instaurazione del giudizio è da addebitare soltanto alla parte ricorrente principale.” (Cass. n. 4074 del 2014, seguita da numerose conformi).

Esse vengono liquidate ai sensi del D.M. n. 55 del 2014.

Sussistono i presupposti per il versamento da parte della ricorrente principale dell’ulteriore somma a titolo di contributo unificato pari a quella versata per il ricorso principale.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale ed inefficace l’incidentale. Pone a carico della ricorrente principale le spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 13.500 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%. Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i ricorsi a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 12 aprile 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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