Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2527 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 25/11/2021, dep. 27/01/2022), n.2527

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

A.D.I., rappresentato e difeso dall’avv. Tassinari

Rosaria in forza di procura speciale in calce al ricorso per

cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di

Ministero Dell’interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto n. 8551/2021 del Tribunale di Bologna, depositato

in data 21 dicembre 2020;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore cons.

Iofrida Giulia.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, Awolegan Damola Ifeoluwa, cittadino nigeriano, ha adito il Tribunale di Bologna impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria. Il ricorrente esponeva di essere fuggito perché accusato dalla confraternita degli Axe di aver organizzato una incursione ai danni della confraternita rivale, gli Eiye, in un bar in cui si trovava un loro membro, rimasto ucciso nello scontro.

Il Tribunale, all’esito dell’audizione, ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, in particolare, ritenendo che la vicenda narrata dal ricorrente fosse non credibile in quanto generica e non dettagliata in riferimento ad elementi ritenuti essenziali, nonché contraddittoria su numerosi aspetti. Inoltre, ad avviso del Tribunale, il ricorrente avrebbe omesso di dimostrare l’impossibilità di ricevere protezione da parte del proprio Stato, a fronte dei riscontri esterni acquisiti d’ufficio, i quali testimonierebbero un buon livello di contrasto da parte delle autorità alle azioni commesse dai membri dei cu/ts. Per quanto attiene alla specifica ipotesi di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), il Tribunale ha escluso la sussistenza in Nigeria, con specifico riferimento all’area di provenienza del richiedente asilo, di una situazione di violenza generalizzata sulla base delle informazioni acquisite d’ufficio. Infine ha escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria in considerazione della mancanza di vulnerabilità specifiche del ricorrente, nonché della sua giovane età e della permanenza di legami familiari nel suo paese di origine.

Avverso il predetto decreto Ifeoluwa Awolegan Damola ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 18/1/2021, svolgendo tre motivi. L’intimata Amministrazione ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale. E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.II ricorrente lamenta: a) “Violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3,5 e 8 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per non avere il Tribunale di Bologna applicato nella specie il principio dell’onere della prova attenuato così come affermato dalle S.U. con la sentenza 27310 del 2008 e per non aver valutato la credibilità del richiedente alla luce dei parametri stabiliti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in relazione al punto 3 dell’art. 360 c.p.c. e per difetto di motivazione”; b)” Violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) per non avere il Tribunale di Bologna riconosciuto la sussistenza di una minaccia grave alla vita del cittadino straniero derivante da una situazione di violenza indiscriminata così come meglio definita nella sentenza della Corte di Giustizia C-465/07 meglio conosciuta come Elgafaji”; c) “Violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 comma 6, per non avere il Tribunale di Bologna esaminato compiutamente la ricorrenza dei requisiti per la protezione umanitaria, omettendo di verificare la sussistenza dell’obbligo costituzionale ed internazionale a fornire protezione in capo a persone che fuggono da paesi in cui vi siano sconvolgimenti tali da impedire una vita senza pericoli per la propria vita ed incolumità”.

2. Il primo motivo di ricorso è volto a censurare la valutazione di credibilità svolta dal Tribunale. A parere del ricorrente, difatti, il Tribunale si sarebbe limitato a riscontrare la genericità del racconto senza specificare le ragioni di tale genericità e senza aver provveduto a richiedere chiarimenti in relazione ad eventuali dubbi e, inoltre, non avrebbe dato valore alla denuncia presentata alle autorità nigeriane e allegata in giudizio.

La motivazione del Tribunale circa la credibilità del ricorrente risulta chiara e dettagliata. Data pubblicazione 27/01/2022.

Per quanto attiene all’onere del ricorrente di dimostrare di non poter ottenere protezione da parte delle autorità del proprio stato, il ricorrente evidenzia la mancata valenza data alla denuncia prodotta in giudizio. Tuttavia nel ricorso non viene indicato quando tale documentazione è stata prodotta nel corso del giudizio. Inoltre, il ricorso fa riferimento al fatto che il tribunale avrebbe contestato la mancata produzione della denuncia in sede amministrativa, tuttavia nel testo del provvedimento impugnato non vi è alcun riferimento a tale circostanza.

Orbene, quanto alla violazione di legge, si è già chiarito che, in tema di protezione internazionale, la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate (cfr.Cass. 27593/2018 e Cass.29358/2018). Anche di recente (Cass. 11925/2020), si è affermato che “la valutazione di affidabilità del richiedente è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione che deve essere svolta alla luce dei criteri specifici, indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, oltre che di quelli generali di ordine presuntivo, idonei ad illuminare circa la veridicità delle dichiarazioni rese; sicché, il giudice è tenuto a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, i cui esiti in termini di inattendibilità costituiscono apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.

La doglianza è quindi inammissibile.

3. Il secondo motivo di ricorso si duole del mancato riconoscimento di una minaccia grave alla vita del ricorrente derivante da una situazione di violenza indiscriminata, così come definita dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, per avere il Tribunale utilizzato fonti risalenti al 2018 e al 2019, violando il proprio dovere di cooperazione istruttoria.

La doglianza è inammissibile, in quanto mira a sollecitare una rivalutazione nel merito, non sindacabile in questa sede, sollecitando una diversa ricostruzione fattuale della situazione del paese di origine del ricorrente, ricorrendo peraltro unicamente al sito Viaggiare sicuri il cui scopo, come chiarito dalla Corte, coincide solo in parte con quello delle fonti di informazione utilizzabili nei procedimenti di protezione internazionale (Ord. Cass. n. 19980 del 2021).

4. Con il terzo motivo di ricorso si censura l’omessa applicazione della valutazione comparativa da svolgere ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria. In particolare, il ricorrente evidenzia l’integrazione raggiunta, comprovata dallo svolgimento di attività lavorativa a partire dal 2018, la quale avrebbe dovuto essere messa in relazione alla sua situazione di vulnerabilità personale.

La doglianza è inammissibile, in quanto mira a sollecitare una rivalutazione nel merito, non sindacabile in questa sede, sollecitando una diversa ricostruzione fattuale della situazione del paese di origine del ricorrente, ricorrendo peraltro unicamente al sito Viaggiare sicuri il cui scopo, come chiarito dalla Corte, coincide solo in parte con quello delle fonti di informazione utilizzabili nei procedimenti di protezione internazionale (Ord. Cass. n. 19980 del 2021).

Inoltre, anche alla luce della recente pronuncia di queste Sezioni Unite n. 24413/2021, la censura risulta infondata, dal momento che non contiene una puntuale censura sull’insufficienza degli elementi fattuali posti a base dell’integrazione, essendo peraltro incentrati su una trattazione generica dei requisiti di legge della richiesta protezione: si parla invero di attività lavorativa svolta in Italia, ma il Tribunale ha motivatamene rilevato che il richiedente ha 27 anni, non ha riferito problemi di salute, ha legami famigliari in patria, ha svolto solo attività di formazione e volontariato e per brevi periodi attività lavorativa a tempo parziale, con conseguente mancata dimostrazione di un effettivo radicamento nel territorio italiano.

5. Per tutto quanto sopra esposto, il ricorso va respinto. Non v’e’ luogo a provvedere sulle spese processuali non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

PQM

La Corte respinge il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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