Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25253 del 25/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 25/10/2017, (ud. 09/05/2017, dep.25/10/2017),  n. 25253

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina L. – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13683-2016 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSSERIA 2,

presso lo studio del Dott. ALFREDO PLACIDI, rappresentata e difesa

dall’avvocato LUCIANO DALFINO;

– ricorrente –

contro

ALLIANZ SPA, in persona del legale rappresentante, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA TEULADA 52, presso lo studio dell’avvocato

ANGELO SCARPA, che la rappresenta e difende;

– controricorrenti –

e contro

D.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1167/2016 del TRIBUNALE di BARI, depositata il

02/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/05/2017 dal Consigliere Dott. ULIANA ARMANO.

Fatto

FATTI DEL PROCESSO

P.A. propone ricorso avverso la decisione del Tribunale di Bari del 2-3-16 cha ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento danni da incidente proposta dalla P. nei confronti di D.M. e della Ras Assicurazioni, sul rilievo che mancava la prova del verificarsi del sinistro.

Resiste con controricorso l’Allianz S.p.A. nuova denominazione sociale della Ras.

La causa è stata trattata nella camera di consiglio non partecipata della sesta sezione civile a seguito di proposta d’inammissibilità.

Il collegio ha invitato a redigere una motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Il giudice d’appello ha confermato la decisione di rigetto del giudice di primo grado sul rilievo che la ricorrente non aveva provato una dinamica sufficientemente chiara, precisa e coerente del sinistro e delle condotte tenute dei conducenti dei mezzi coinvolti, posto che l’accertamento del sinistro quale fatto storico si pone quale antecedente necessario di qualsiasi possibile valutazione di eventuali responsabilità ex art. 2054 c.c..

Il giudice dell’impugnazione ha rilevato che la carenza e la contraddittorietà nelle allegazione dell’attrice e la profonda discrasia delle stesse con emergenze istruttorie a loro volta non chiare e convergenti, ostavano irrimediabilmente al positivo vaglio della pretesa risarcitoria, sicchè corretta e condivisibile era stata la decisione di giudice di pace di rigetto della domanda.

2. Con il primo motivo di ricorso si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 320 c.p.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 1.

Sostiene la ricorrente che sensi dell’art. 320 c.p.c., comma 4 aveva precisato l’esatto svolgimento dei fatti di causa, confacendosi integralmente alla dinamica descritta dagli agenti accertatori nel verbale della Polizia Municipale di Bari nelle more acquisito agli atti. A norma dell’art. 320 c.p.c. nei procedimenti davanti al giudice di pace non è configurabile una distinzione tra prima udienza di comparizione e prima udienza di trattazione.

Il rigido sistema delle preclusioni è stato attenuato dopo la decisione della Corte Costituzionale n. 447 del 2002 per la quale gli artt. 319 e 320 c.p.c. consentono, nei casi di domande riconvenzionali con chiamata in causa di terzi, che l’udienza di trattazione possa essere rinviata per consentire all’attore di precisare le proprie difese.

3. Con il secondo motivo si denunzia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Secondo la ricorrente il giudice d’appello era giunto al rigetto della domanda senza prendere in esame la dinamica dell’evento lesivo così come legittimamente modificata all’udienza del 3 maggio 2007 fissata ex art. 320 c.p.c., comma 4.

La ricorrente contesta le generiche dichiarazioni rese dalla signora B.I. sulla dinamica del sinistro e ritiene inattendibili quelle rilasciate dal signor M.F..

4. I due motivi si esaminano congiuntamente per la stretta connessione logico giuridica che li lega e sono inammissibili.

Il motivo di impugnazione non è congruente con la decisione del giudici di merito i quali hanno ritenuto che l’intero compendio probatorio metteva in rilievo numerose incongruenze e inesattezze tali da non consentire raggiunta la prova dell’accertamento del sinistro come fatto storico.

I giudici di merito, per giungere a tale, conclusione, hanno esaminato tutti gli elementi istruttori: il verbale della polizia municipale la dinamica del sinistro come allegata da parte attrice, la non formale modifica dei fatti effettuata all’udienza ex art. 320 c.p.c., le prove testimoniali, le dichiarazioni alla polizia municipale fatte dal D.M. nell’immediatezza dei fatti.

Quindi determinante per la decisione non è stata la asserita modifica dei fatti operata dall’attrice all’udienza ex art. 320 c.p.c. ma le incongruenze rilevate in tutto il compendio assertivo e probatorio.

Ugualmente il vizio di motivazione non corrisponde al modello di censura che può trovare ingresso in sede di legittimità, applicandosi al giudizio la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Nella specie la ricorrente non indica il fatto effettivamente decisivo il cui esame sarebbe stato omesso dai giudici di merito i quali hanno fatto riferimento nella motivazione anche alla modifica della versione dell’incidente effettuata dall’attrice.

La ricorrente nella sostanza richiede una nuova valutazione degli elementi probatori, non più ammissibile oggi in sede di legittimità. Le spese del giudizio seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 1.500,00,oltre Euro 200,00 per esborsi, accessori e spese generali come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 9 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2017

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