Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25246 del 08/11/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 25246 Anno 2013
Presidente: ODDO MASSIMO
Relatore: PROTO CESARE ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso 24954-2007 proposto da:
5Af1

DE

LUCA DI

hr- 41- 1- C6- 1/

studio dell’avvocato ZAFFINA NICOLINO, che la
rappresenta e difende;
– ricorrente –

1969

Fut

AA-he,

LIZZANO SIMONETTA,‹ elettivamenter’c

44.4m~L.L.Q.,

domiciliata in ROMA, VIA I GOIRAN 23, presso lo

contro
An, 0,4„5:1-• feA„,

! 2013

t

’51 kg”

IELAPI MARIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
M DIONIGI 29, presso lo studio dell’avvocato BARBERIO
SIMONA, rappresentato e difeso dall’avvocato SARDO
GIUSEPPE;

I

Data pubblicazione: 08/11/2013

4 LA: (ce te

- controricorrente non chè contro

IELAPI LUIGI, IELAPI SANTO;
– intimati –

avverso la sentenza n. 487/2006 della CORTE D’APPELLO

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 26/09/2013 dal Consigliere Dott. CESARE
ANTONIO PROTO;
udito

l’Avvocato

STELLA Francesco

con delega

depositata in udienza dell’Avvocato ZAFFINA Nicolino,
difensore della ricorrente che si riporta agli atti;
udito l’Avvocato SARDO Giuseppe, difensore del
resistente che si riporta agli atti;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. AURELIO GOLIA che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

di CATANZARO, depositata il 31/08/2006;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso per denunzia di nuova opera del
10/12/1981 Simonetta De Luca di Lizzano assumeva
che Ielapi Mario, figlio di tale Ielapi che in
passato aveva detenuto a titolo di affitto un

e vi stava realizzando una costruzione; pertanto
chiedeva l’immediata pronuncia di sospensione dei
lavori.
La domanda era accolta ed era ordinato il rilascio
del bene; l’ordine di rilascio era successivamente
revocato.
Nel successivo giudizio di merito si costituiva
Ielapi Mario sostenendo che la costruzione oggetto
di denunzia era stata autorizzata dal proprio padre
Ielapi Giuseppe che era divenuto proprietario del
terreno per usucapione; quest’ultimo interveniva
volontariamente nel processo chiedendo di essere
dichiarato proprietario del bene in contesa per
intervenuta usucapione.
Con sentenza del 16/6/2000 il Tribunale di Lamezia
Terme rigettava sia le domande di accertamento
della proprietà e condanna dell’originaria attrice,

3

proprio terreno, si era immesso nella sua proprietà

sia la domanda di usucapione proposta da Ielapi
Giuseppe.
Ielapi Santo, Ielapi Mario e Ielapi Luigi, sia in
proprio che quali eredi di Ielapi Giuseppe
proponevano appello insistendo per l’accoglimento

Simonetta De Luca di Lizzano si costituiva,
resisteva all’appello e proponeva appello
incidentale insistendo per l’accoglimento delle
proprie domande rigettate in primo grado.
Con sentenza del 31/8/2006 la Corte di Appello di
Catanzaro riteneva provato, sulla base delle
testimonianze di Pontieri Lorenzo e Orlando
Domenico, che Ielapi Giuseppe aveva esercitato sul
fondo il possesso utile all’usucapione, mentre non
era provato che il potere di fatto fosse stato
esercitato a titolo di mera detenzione; di
conseguenza accoglieva la domanda di usucapione
confermando nel resto al pronuncia di primo grado
che aveva rigettato le domande dell’originaria
attrice.
Simonetta De Luca di Lizzano ha proposto ricorso
affidato a due motivi.
Ielapi Mario ha resistito con controricorso.

4

della domanda di usucapione.

Sono rimasti intimati Ielapi Santo e Ielapi
Giuseppe.
Motivi della decisione
1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la
violazione e falsa applicazione degli artt. 347,

appello non era stato acquisito il fascicolo di
primo grado e che nel fascicolo erano contenuti
documenti dai quali il giudice di appello avrebbe
potuto trarre elementi idonei per un diversa
decisione; in particolare la ricorrente richiama e
produce la comunicazione 23/1-1 del 12/1/1982,
inviata dai Carabinieri di Nocera Terinese al
pretore, dalla quale si dovrebbe evincere la
proprietà della ricorrente e la condizione di
semplice affittuario di Ielapi Giuseppe.
L’omessa acquisizione del fascicolo, quindi, si
risolverebbe, a suo dire, in un vizio processuale
rilevante.
1.1 Come è noto l’acquisizione del fascicolo
d’ufficio di primo grado, ai sensi dell’art. 347
c.p.c., è affidata all’apprezzamento discrezionale
del giudice dell’impugnazione, con la conseguenza
che l’omessa acquisizione non determina la nullità

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350 e 352 c.p.c. sostenendo che nel giudizio di

del procedimento d’appello o la nullità della
sentenza; può essere dedotta come motivo di ricorso
per Cassazione (e come vizio di motivazione: Cass.
21/2/1992 n. 2116) soltanto nel caso in cui si
adduca che il giudice d’appello avrebbe potuto o

a suffragare una diversa soluzione su uno o più
punti controversi della causa; in altri termini,
perché dall’omissione possa derivare un vizio della
sentenza occorre che risultino trascurati, in
conseguenza del mancato esame del fascicolo,
decisivi elementi di giudizio non rilevabili
aliunde

e che è onere della parte ricorrente

indicare con precisione (Cfr. Cass. 22/4/2003, n.
639; Cass. 7/9/2004 n. 18006; Cass. 10/5/2004 n.
8849).
La ricorrente ha dedotto semplicemente un
procedendo

error in

per violazione di norme processuali e

non ha dedotto un vizio di motivazione, vizio che
non è neppure desumibile sulla base della
richiamata nota dei Carabinieri, trascritta alla
pagina 7 del ricorso.
Infatti, tale nota non è decisiva e neppure
rilevante per la prova dell’originaria esistenza di

6

A

dovuto trarre dal fascicolo stesso elementi idonei

un contratto di affitto perchè i Carabinieri
riferiscono sulla base di non meglio specificate
indagini e non sulla base di elementi riscontrabili
e comunque le informazioni riferite sono
contraddette dalle risultanze istruttorie valutate

2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce la
violazione e falsa applicazione dell’art. 1158 c.c.
e il vizio di motivazione sulla qualificazione
giuridica del rapporto sostenendo gli elementi
istruttori acquisiti non provavano il possesso
utile all’usucapione e, in particolare non
provavano l’interversione dell’iniziale detenzione
(derivante da un contratto di affitto) nel
possesso;

la

prova

dell’iniziale

detenzione

risulterebbe, secondo la ricorrente, sia
dall’informativa del 12/1/1982 dei Carabinieri di
Nocera Terinese, che era contenuta nel fascicolo di
primo grado non acquisito, sia dalla deposizione
del teste Orlando secondo la quale il mancato
pagamento del fitto al proprietario costituiva il
compenso per il servizio di guardianaggio della
mandria dello stesso proprietario.

7

dal giudice di appello.

2.1 n motivo non può essere accolto in quanto
attiene alla valutazione di merito del giudice di
appello con particolare riferimento alla
valutazione delle deposizioni testimoniali e alla
riconducibilità del potere esercitato sulla cosa
uti dominus,

accompagnato dalla volontà di farsi considerare
proprietario del bene.
La Corte di Appello, nella sua motivazione, ha in
tal senso valorizzato elementi, ricavati dalle
testimonianze, che sono sicuramente significativi,
come la circostanza che il terreno è stato sempre
detenuto e coltivato da Ielapi Giuseppe il quale
faceva propri i frutti nonché la notorietà del
fatto che il proprietario aveva regalato il terreno
al predetto Ielapi (è evidente l’errore materiale
nell’indicazione, a pagina 5 della sentenza, del De
Luca e non del Ielapi come beneficiario della
regalia perché il De Luca era già il proprietario).
Il riferimento alla regalia da un lato esclude che
la concessione fosse il corrispettivo di un
servizio, essendone solo il motivo e, dall’altro,
l’elemento della coltivazione e dell’appropriazione

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da Ielapi Giuseppe ad un possesso

dei frutti senza nulla riconoscere al proprietario
conferma l’animus di possedere uti dominus.
Infatti, per stabilire se in conseguenza di una
convenzione (anche se nulla per difetto di
requisiti di forma) con la quale un soggetto riceve

possesso idoneo all’usucapione, ovvero mera
detenzione, occorre fare riferimento all’elemento
psicologico del soggetto stesso ed a tal fine
occorre stabilire se la convenzione sia un
contratto ad effetti reali o ad effetti
obbligatori, in quanto nel primo caso il contratto
è idoneo a determinare

l'”animus possidendi”

nell’indicato soggetto (Cass. 11/6/2010 n. 14092)
Non è pertanto dubitabile che la Corte di Appello
non ha confuso la detenzione con il possesso e non
ha violato l’art. 1158 c.c., nè è ravvisabile un
vizio di motivazione, anche considerando che la
valutazione degli elementi probatori non è
contrastata da elementi contrari dai quali arguire
che il proprietario abbia inteso conservare un
potere sulla cosa.
Per il principio fissato dall’art. 2697 cod. civ.,
una volta dimostrata la sussistenza del possesso,

da un altro il godimento di un immobile si abbia

incombe a coloro che contestano il fatto del
possesso dimostrare che esso derivi da atti di
tolleranza, i quali hanno fondamento nello spirito
di condiscendenza, nei rapporti di amicizia o di
buon vicinato ed implicano una previsione di

del 2006; n. 1240/01; n. 4810/00; n. 6738/00; n.
2598/97).
Nel caso in esame la stessa odierna ricorrente,
nella comparsa di costituzione in appello e appello
incidentale, alla pagina 2, afferma che la
detenzione dello stesso Ielapi aveva avuto origine
da un atto di tolleranza della medesima e non
risulta dalla sentenza d’appello che fossero state
esposte circostanze o altre risultanze idonee a
fornire la prova di una detenzione consentita da
una tolleranza, ne’ vi sono state indicazioni in
tal senso nell’odierno ricorso e, anzi, poiché
l’uso prolungato nel tempo di un bene non è
normalmente compatibile con la mera tolleranza,
essendo quest’ultima configurabile, di regola, nei
casi di transitorietà ed occasionalità, in presenza
di un esercizio sistematico e reiterato di un
potere di fatto sulla cosa, spetta proprio a chi lo

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saltuarietà o di transitorietà (cfr. Cass. n. 7817

abbia subito l’onere di dimostrare che lo stesso è
stato dovuto a mera tolleranza (Cass. 11/2/2009 n.
3404).
3. In conclusione il ricorso deve essere rigettato
con la condanna della ricorrente al pagamento delle

come in dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna Simonetta de
Luca di Lizzano a pagare a Ielapi Mario le spese di
questo giudizio di cassazione che liquida in euro
2.500,00 per compensi oltre euro 200,00 per
esborsi.
Così deciso in Roma, il 26/9/2013.

spese di questo giudizio di cassazione liquidate

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