Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25242 del 09/10/2019

Cassazione civile sez. trib., 09/10/2019, (ud. 05/04/2019, dep. 09/10/2019), n.25242

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angel – M. –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Sul ricorso iscritto al numero 3025 del ruolo generale dell’anno

2015, proposto da:

Garindo s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa, giusta procura speciale a margine del

ricorso, dall’avv.to Daniele Porru, elettivamente domiciliata presso

lo studio dell’avv.to Francesco Ruggieri, in Roma, Via Paolo Emilio

n. 34;

– ricorrente –

Contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte di cassazione, n.

15662/2014, depositata in data 9 luglio 2014, non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 5

aprile 2019 dal Relatore Cons. Maria Giulia Putaturo Donati Viscido

di Nocera;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale che ha

concluso per la cessazione della materia del contendere e, comunque,

per l’estinzione del giudizio.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Garindo s.r.l., consociata di un gruppo imprese avente come capofila la GUNAD s.r.l., impugnò, con separati ricorsi, dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Roma tre cartelle di pagamento (n. (OMISSIS); n. (OMISSIS); n. (OMISSIS)) con le quali l’Agenzia delle entrate aveva, per quanto di ragione, iscritto a ruolo il debito Iva (1997) risultante dalla liquidazione di gruppo facente capo alla società controllante. La CTP di Roma, con sentenze n. 163/47/2004, n. 162/47/2004, n. 161/47/2004, accolse i ricorsi.

1.2. Avverso le sentenze di primo grado, l’Agenzia delle entrate propose separati appelli dinanzi alla Commissione tributaria regionale del Lazio, che, previa riunione dei ricorsi, con sentenza n. 138/2007, depositata in data 8 aprile 2008, li accolse parzialmente, confermando la legittimità di quanto preteso nelle impugnate cartelle per l’imposta principale, con esclusione delle sanzioni.

1.3. Avverso la sentenza di secondo grado, la società contribuente propose ricorso per cassazione che, con sentenza n. 15662 del 2014, depositata in data 9 luglio 2014, lo rigettò.

1.4. Avverso la richiamata sentenza della Corte di cassazione, la contribuente propone ricorso per revocazione affidato a un motivo, cui resiste, con controricorso, l’Agenzia delle entrate.

1.5. La Garindo s.r.l. ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c., chiedendo dichiararsi la cessazione della materia del contendere.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso, Garindo s.r.l. denuncia l’errore revocatorio, ex art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, da parte di questa Corte nella sentenza n. 15662 del 2014 laddove, nel rigettare il quarto motivo di ricorso, aveva escluso, al punto 4.1. della detta pronuncia, la configurabilità nel giudizio di appello del litisconsorzio necessario del concessionario della riscossione, pur avendo quest’ultimo partecipato regolarmente al giudizio di primo grado, sulla base dell’errato presupposto che l’impugnazione della cartella di pagamento avesse avuto ad oggetto solo vizi riguardanti la sfera di competenza dell’Agenzia delle entrate (la tardività della notifica della cartella) mentre, al successivo punto 4.2., aveva dato atto che tale impugnazione riguardava anche vizi propri di questa (quale l’omessa indicazione dell’autorità presso cui potere promuovere il riesame in sede di autotutela), di competenza esclusiva del concessionario della riscossione.

2. In pendenza di giudizio, la Garindo s.r.l. ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c., chiedendo la declaratoria della cessazione della materia del contendere, avendo provveduto a pagare tutte le rate del piano di definizione agevolata, ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, conv, con mod., dalla L. n. 225 del 2016, avente ad oggetto le cartelle di pagamento n. (OMISSIS), n. (OMISSIS); n. (OMISSIS).

3. In conclusione, risultando dai documenti allegati alla detta memoria l’avvenuto saldo del debito in forza di definizione dei carichi pendenti, va dichiarata la cessazione della materia del contendere.

4. In ragione dell’esito complessivo del giudizio, vanno compensate tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara la cessazione della materia del contendere; compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio di legittimità;

Così deciso in Roma, il 5 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 9 ottobre 2019

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