Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25236 del 08/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 25236 Anno 2013
Presidente: CICALA MARIO
Relatore: COSENTINO ANTONELLO

ORDINANZA
sul ricorso 12232-2011 proposto da:
SFR – SOCIETA’ FARMACEUTICI ROMANA SRL 01399900586,
in persona dell’amministratore unico e legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE CARSO 23,
presso lo studio dell’avvocato BONO GIUSEPPE, che la rappresenta
e difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente contro
EQUITALIA GERIT SPA, AGENTE PER LA RISCOSSIONE
PER LA PROVINCIA DI ROMA 00410080584, in persona
dell’Amministratore Delegato, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA ATTILIO REGOLO 12/D, presso lo studio dell’avvocato
ZACCHIA RICCARDO, che la rappresenta e difende giusta procura
in calce al controricorso;

1E,39

Data pubblicazione: 08/11/2013

- controricorrente avverso la sentenza n. 99/04/2010 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di ROMA del 23/02/2010, depositata
il 18/03/2010;

10/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLO
COSENTINO;
è presente il P.G. in persona del Dott. IMMACOLATA ZENO.
rilevato che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in
cancelleria la relazione di seguito integralmente trascritta:
«La società S.F.R. Società Farmaceutici Romana srl ricorre contro Equitalia Gerit spa per
la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale del Lazio,
confermando la sentenza di primo grado, ha respinto il ricorso della contribuente avverso una
cartella relativa all’omesso pagamento dell’imposta di registro su un decreto ingiuntivo emesso
in un procedimento civile tra la S.F.R. srl ed un terzo.
Il ricorso si fonda su due motivi, entrambi riferiti al vizio di violazione di legge; con il primo
si denuncia la violazione dell’articolo 91 c.p.c. in cui la Commissione Tributaria Regionale
sarebbe incorsa condannando la contribuente, appellante, a rifondere le spese del giudizio di
appello all’appellata Equitalia Gerit spa, ancorché quest’ultimo fosse rimasta contumace del
giudizio di secondo grado; con il secondo si denuncia la violazione dell’articolo 2697 c.c. e
dell’articolo 7 I. L12/00 in cui la Commissione Tributaria Regionale sarebbe incorsa nella
valutazione della prova circa la notifica e/o conoscenza effettiva degli atti presupposti alla
cartella (decreto ingiuntivo tassato e avviso di liquidazione dell’imposta).
Il primo motivo è fondato il va accolto. Risulta infatti della sentenza gravata che la parte
appellata (vittoriosa), Equitalia Gerit spa, non era costituita nel giudizio di secondo grado. La
pronuncia di condanna dell’appellante alla rifusione delle spese del giudizio di appello in
favore della parte appellata viola quindi il principio, reiteratamente espresso da questa Corte,
secondo il quale “La condanna alle spese processuali, a norma dell’art. 91 cod. proc. civ., ha
il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte che ha
dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento e l’attuazione di un suo
diritto; sicché essa non può essere pronunziata in favore del contumace vittorioso, poiché
questi, non avendo espletato alcuna attività processuale, non ha sopportato spese al cui
rimborso abbia diritto.” (sentenze nn. 9419/97, 43/99,17432/11).
La statuizione di condanna dell’appellante alla rifusione delle spese in favore dell’appellata va
quindi cassata senza rinvio, in quanto, in assenza di costituzione dell’appellata vittoriosa, il

Ric. 2011 n. 12232 sez. MT – ud. 10-10-2013
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udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giudice non avrebbe dovuto emettere alcuna pronuncia regolativa delle spese.
Col secondo mezzo di ricorso la ricorrente assume che la Commissione Tributaria Regionale
avrebbe violato gli articoli 2697 c.c. e 7 1. L12/00 ponendo a fondamento della propria
decisione i due seguenti presupposti, entrambi errati:
che il decreto ingiuntivo della cui tassazione si discute fosse stato richiesto dalla
contribuente;
che la richiesta di un decreto ingiuntivo comporti l’effettiva conoscenza del

Il motivo appare inammissibile, in quanto la ratio decidendi della sentenza gravata non risiede
in un giudizio di diritto fondato su una interpretazione degli articoli 2697 c.c. e 7 I. 212/00
difforme da quella ritenuta corretta dalla ricorrente, bensì sul duplice giudizio di fatto che:
il decreto ingiuntivo oggetto di cassazione era stato richiesto dalla contribuente e, per
tale ragione, era da questa ben conosciuto;
l’avviso di liquidazione presupposto dalla cartella impugnata era stato notificato alla
contribuente il 29. 5.2006;
Tali giudizi di fatto – censurabili in questa sede solo con il mezzo di cui al numero 5
dell’articolo 360 c.p.c. – non sono stati censurati, essendosi la ricorrente limitata a proporre una
censura per violazione di legge non pertinente alla ratio decidendi; censura, può aggiungersi,
che si riferisce esclusivamente al giudizio di fatto relativo alla conoscenza del decreto
ingiuntivo da parte della contribuente e non attinge in alcun modo il giudizio di fatto (idoneo a
sorreggere autonomamente il decisum) relativo al compimento della notifica alla contribuente
dell’avviso di liquidazione presupposto dalla cartella impugnata.
Si propone quindi l’accoglimento del primo mezzo di ricorso, la declaratoria di inammissibilità
del secondo e la cassazione senza rinvio della statuizione della sentenza gravata concernente
la regolazione delle spese del giudizio d’appello..>>

che la parte intimata si è costituita con controricorso;
che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti;
che non sono state depositate memorie difensive.
Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio,
condivide le argomentazioni esposte nella relazione;
che pertanto il primo motivo di ricorso va accolto e, per l’effetto, la statuizione
nella sentenza gravata concernente la regolazione delle spese di secondo grado
va cassata senza rinvio ex art. 382 cpc, mentre il secondo motivo di ricorso va
dichiarato inammissibile;
che le spese del giudizio di legittimità si compensano, essendo il ricorrente
rimasto vittorioso sul primo mezzo e soccombente sul secondo.

Ric. 2011 n. 12232 sez. MT ud. 10-10-2013
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provvedimento giurisdizionale conseguente emesso dal presidente del tribunale.

P.Q.M.

La Corte, in accoglimento del primo motivo di ricorso, cassa senza rinvio la
statuizione della sentenza gravata concernente la regolazione delle spese del
giudizio di secondo grado; dichiara inammissibile il secondo motivo di ricorso.

Così deciso in Roma il 10 ottobre 2013.

Compensa le spese del giudizio di cassazione.

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