Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25235 del 08/11/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 25235 Anno 2013
Presidente: CICALA MARIO
Relatore: COSENTINO ANTONELLO

ORDINANZA
sul ricorso 12220-2011 proposto da:
PASCUCCI STEFANO PAXADN49W02H501S, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA GREGORIO XI 107, presso lo studio
dell’avvocato CLEMENTI MASSIMO, che lo rappresenta e difende
giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente contro
EQUITALIA GERIT SPA 00410080584, AMA SPA 05445891004,
COMUNE di ROMA;

– intimati avverso la sentenza n. 36/34/2010 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di ROMA del 18/02/2010, depositata
il 31/03/2010;

Data pubblicazione: 08/11/2013

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
10/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLO
COSENTINO;
è presente il P.G. in persona del Dott. IMMACOLATA ZENO.
rilevato che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in
« Il sig. Stefano Pascucci ricorre contro il Comune di Roma, A.M.A. spa ed Equitalia Gerit
spa per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale del Lazio,
riformando la sentenza di primo grado, ha respinto il ricorso del contribuente avverso una
cartella per il pagamento della TARSU relativa agli anni 2000/2001/2002 e, pronunciandosi
sul ricorso del contribuente avverso un avviso di pagamento concernente il medesimo tributo
per gli anni 2003/2004/2005, ha ridotto la superficie imponibile da metri quadri 72 metri
quadri 46.
Il primo mezzo di ricorso – con il quale si censura la statuizione di rigetto del ricorso del
contribuente avverso la cartella di pagamento relativa alle annualità d’imposta 2000/2001/2002
– si articola in due distinte censure, entrambe riferite all’articolo 360 n. 3 c.p.c.
Con la prima censura si denuncia la violazione della legge 80/2005 in tema notifica a mezzo
del servizio postale, lamentando come la sentenza gravata abbia ritenuto validamente
notificato l’avviso di accertamento propedeutico alla cartella impugnata nonostante che la
raccomandata contenente tale avviso non fosse stato consegnata a mani del ricorrente (bensì,
come riportato nell’atto di appello del Comune di Roma, trascritto in parte qua nel ricorso per
cassazione, “a persona incaricata dal ricorrente abilitata a ricevere l’atto in sua vece”)e
l’ente impositore abbia omesso di informare il contribuente, con una seconda raccomandata,
della intervenuta consegna della prima raccomandata.
La censura è inammissibile perché propone una questione – quella della validità della notifica
dell’avviso di accertamento propedeutico alla cartella impugnata – che non viene trattata nella
sentenza gravata e che nel ricorso non si precisa se (ed in quali atti, la cui esatta menzione
sarebbe stata necessaria per il rispetto del principio di autosufficienza) sia stata prospettata in
sede di merito; questione che, presupponendo un accertamento di fatto (sull’ invio,
asseritamente omesso, della raccomandata informativa) non può essere proposta in sede di
legittimità.
Con la seconda’censura si denuncia la violazione del primo comma dell’articolo 25 d.p.r.
603/73, come modificato dalla legge 156/05, in cui la sentenza gravata sarebbe incorsa non
rilevando l’ intempestività della notifica della cartella di pagamento, effettuata il 6/3/2007.
Argomenta al riguardo la ricorrente che, poiché l’avviso di accertamento era stato notificato il
7/7/2004 ed era quindi divenuto definitivo il 7/9/2004, il termine per la notifica della cartella
di pagamento previsto dalla disposizione sopra richiamata (31 dicembre del secondo anno

Ric. 2011 n. 12220 sez. MT – ud. 10-10-2013
-2-

cancelleria la relazione di seguito integralmente trascritta:

successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo) cadeva il 31/12/2006 ed era
quindi già spirato alla data, 6/3/2007, della notifica della cartella impugnata.
La censura è inammissibile e, comunque, infondata.
L’inammissibilità discende nel rilievo che, poiché dalla sentenza gravata non risultano né la
data di notifica della cartella impugnata né la data di notifica del propedeutico avviso di
accertamento, sarebbe stato onere del ricorrente, nel rispetto del principio di autosufficienza
del ricorso per cassazione, indicare in quali atti del giudizio di merito il contribuente abbia

tali date risultino.
L’infondatezza discende nel rilievo che – trattandosi di tributi locali e di un rapporto che,
secondo la stessa prospettazione di fatto dedotta a fondamento della censura, era ancora
pendente alla data dell’ 1/1/2007 (nel ricorso, infatti, si afferma che la cartella impugnata fu
notificata il 6/3/2007) – la fattispecie, a differenza di quanto sostiene il ricorrente, non trova la
sua disciplina nel disposto dell’articolo 25, primo comma, d.p.r. 602/73, nel testo risultante
dalla modifica recata dall’articolo l, comma 5 ter, del decreto legge 106/05, aggiunto con la
legge di conversione 156/05; bensì nel disposto dell’articolo 1, comma 163, della legge n.
296/2006 (finanziaria 2007), che recita: “Nel caso di riscossione coattiva dei tributi locali il
relativo titolo esecutivo deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31
dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.” Tale
disposizione si applica anche ai rapporti tributari pendenti alla data di entrata in vigore della
legge 296/06 (1.1.2007), in forza della disposizione di cui al comma 171 del medesimo
articolo 1 della legge, secondo il quale: “Le norme di cui ai commi da 161 a 170 si applicano
anche ai rapporti di imposta pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge.” In
ordine quest’ultima disposizione questa Corte, con l’ordinanza 10958/11, ha già avuto modo
di chiarire che “avuto riguardo al tenore letterale ed al significato delle parole usate, deve
ritenersi che con esse il Legislatore abbia voluto estendere le nuove regole a tutte le vicende
non ancora esaurito, dettando così una disciplina destinata a valere anche per il passato e
cioè pure per quei casi in cui fosse già intervenuta la notificazione dell’accertamento o del
ruolo ed il contribuente li avesse impugnati, instaurando al riguardo un giudizio non ancora
concluso al momento di entrata in vigore della legge”.
Con il secondo motivo di ricorso, rubricato “Omessa pronuncia su due diversi motivi di
gravame dell’appello incidentale (articolo 360 c.p.c. primo comma n. 5)” il ricorrente lamenta
che la Commissione Tributaria Regionali, pur avendo accolto la domanda formulata con
l’appello incidentale di rideterminazione della superficie tassabile da 72 a 46 metri quadrati,
nulla abbia deciso “relativamente all’annullamento e neppure sulla riduzione delle sanzioni
applicate illegittimamente dall’A.MA. S.p.A., nonostante che queste siano state applicate nel
primo atto di imposizione inviato ricorrente.”
11 motivo (erroneamente rubricato con riferimento al numero 5 dell’articolo 360 c.p.c., giacché
il vizio di omessa pronuncia va inquadrato nel mezzo di cui al n. 4 dello stesso articolo; vedi,

Ric. 2011 n. 12220 sez. MT – ud. 10-10-2013
-3-

fatto menzione di quelle date e in quale sede di merito siano stati prodotti i documenti da cui

ex multis, Cass. 7268/12) va giudicata inammissibile, perché non è stato formulato
richiamando puntualmente, come imposto dal principio di autosufficienza del ricorso per
cassazione, i luoghi dell’atto di appello incidentale in cui erano proposti i “due diversi motivi di
gravame” sui quali la Commissione Tributaria Regionale avrebbe omesso di pronunciarsi ( ex
multis, da ultimo, Cass. 5344/13: “Affinché possa utilmente dedursi in sede di legittimità un
vizio di omessa pronuncia, è necessario, da un lato, che al giudice di merito fossero state
rivolte una domanda o un’eccezione autonomamente apprezzabili e, dall’altro, che tali

cassazione, per il principio dell’autosufficienza, con l’indicazione specifica, altresì, dell’atto
difensivo o del verbale di udienza nei quali le une o le altre erano state proposte, onde
consentire al giudice di verificarne, in primo luogo, la ritualità e la tempestività e, in secondo
luogo, la decisività.”).
Si propone alla Collegio il rigetto del ricorso.»;

che gli intimati non si sono costituiti;
che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alla parte
ricorrente;
che non sono state depositate memorie difensive.
Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio,
condivide le conclusioni del relatore, salvo precisare che il difetto di
autosufficienza della seconda delle due censure in cui si articola il primo mezzo
di impugnazione concerne l’allegazione della data di notifica della cartella
impugnata, ma non anche l’allegazione della data di notifica dell’avviso di
accertamento alla stessa presupposto, giacché quest’ultima data risulta indicata
nella sentenza gravata (a pagina 3, secondo rigo);
che pertanto il ricorso va rigettato, essendo inammissibile la prima censura
del primo mezzo, inammissibile e infondata la seconda censura del primo
mezzo, e inammissibile il secondo mezzo;
che non vi è luogo a regolazione delle spese del giudizio di legittimità, non
essendosi gli intimati costituiti.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma il 10 ottobre 2013.

domande o eccezioni siano state riportate puntualmente, nei loro esatti termini, nel ricorso per

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA