Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25231 del 24/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 24/10/2017, (ud. 21/09/2017, dep.24/10/2017),  n. 25231

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. DI PAOLA Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 2256/2014 proposto da:ù

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UNIVERSITA’ E RICERCA, (OMISSIS), in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

S.M.L., G.L., D.A., A.G.,

AD.PA.SA., AC.GI., M.A.,

MA.FR., GI.MA.BE., GA.SE.,

B.E.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA TACITO 23, presso lo

studio dell’avvocato CINZIA DE MICHELI, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato MONICA BELTRAMO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 600/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 20/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI DI PAOLA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

la sentenza impugnata ha confermato la decisione del primo giudice che ha accolto la domanda proposta dai lavoratori indicati in epigrafe – assunti con una successione di contratti a termine -, volta al riconoscimento degli scatti biennali del 2,50% L. n. 312 del 1980, ex art. 53 e alla conseguente condanna dell’amministrazione alla corresponsione delle relative differenze retributive; per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso il Ministero, affidato ad un unico motivo;

i lavoratori hanno resistito con controricorso;

è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Considerato che:

il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata;

il Ministero – denunciando violazione e falsa applicazione della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53, art. 142 c.c.n.l. 24 luglio 2003 e art. 146 c.c.n.l. comparto scuola del 29 novembre 2007, D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 3,D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1,comma 2, L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4, della direttiva 99/70/CE, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – assume, in sostanza, che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001, nè della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53.

Ritenuto che:

la sentenza del giudice di appello, non notificata, è stata pubblicata il 20 maggio 2013, mentre il procedimento di notificazione del ricorso per cassazione è stato avviato il 16 gennaio 2014, pertanto oltre i sei mesi di legge (con conseguente operatività della decadenza);

il ricorso in questione, in quanto tardivo, è inammissibile;

consegue la condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, liquidate come da dispositivo;

non trova applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 14/03/2014, n. 5955; Cass. 29/01/2016, n. 1778).

PQM

dichiara inammissibile il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 2.000,00 per competenze professionali, oltre Euro 200,00 per esborsi e spese generali nella misura del 15% e accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 ottobre 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA