Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25224 del 10/11/2020

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2020, (ud. 15/09/2020, dep. 10/11/2020), n.25224

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – rel. Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3189-2015 proposto da:

D.V., S.F., elettivamente domiciliati in

ROMA, PIAZZA DI PIETRA 26, presso lo studio dell’avvocato DANIELA

JOUVENAL, rappresentati e difesi dall’avvocato NADIA SPALLITTA;

– ricorrenti –

contro

CO.IN. R.E.S. – CONSORZIO INTERCOMUNALE RIFIUTI ENERGIA SERVIZI, in

liquidazione volontaria, in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliato ope legis in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MASSIMILIANO MARINELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 273/2014 del TRIBUNALE di TERMINI IMERESE,

depositata il 30/06/2014 R.G.N. 3159/2013;

avverso ordinanza n. 40/F/2014 della CORTE DI APPELLO DI PALERMO,

depositata il 25/11/2014 R.G.N. 1138/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/09/2020 dal Consigliere Dott. ANNALISA DI PAOLANTONIO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. il Tribunale di Termini Imerese ha respinto tutte le domande proposte da D.V. e S.F. i quali, unitamente ad altri litisconsorti, avevano convenuto in giudizio il Consorzio Intercomunale Rifiuti Energia e Servizi (COINRES) chiedendo: l’accertamento della nullità dei termini apposti ai contratti stipulati con l’ente a far tempo dal 31 luglio 2008, la conversione dei rapporti in contratti a tempo indeterminato, la condanna del Consorzio alla riammissione in servizio, al risarcimento del danno, al pagamento delle contribuzioni previdenziali nonchè delle retribuzioni non corrisposte nel periodo di illegittima sospensione delle prestazioni;

2. il primo giudice ha ritenuto che il Consorzio dovesse essere qualificato ente pubblico non economico ed a tal fine ha valorizzato la natura dell’attività istituzionalmente svolta, finalizzata alla cura di interessi fondamentali della collettività, quali sono l’igiene e la salute, perseguiti non in vista di un corrispettivo bensì in adempimento di un dovere gravante sulla Pubblica Amministrazione;

3. ha, poi, richiamato la L.R. Sicilia n. 2 del 2007, art. 45, comma 2, che subordina l’assunzione di nuovo personale all’esperimento di procedure di evidenza pubblica, e, accogliendo l’eccezione proposta dal resistente, ha ritenuto che i contratti a termine dedotti in giudizio fossero stati stipulati in violazione della norma imperativa, perchè il Consorzio, in quanto amministrazione pubblica, avrebbe dovuto rispettare le forme imposte dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 35 e non affidare la selezione ad un soggetto privato, la Temporary s.p.a., che aveva operato la scelta senza adottare meccanismi oggettivi e trasparenti;

4. ha escluso, pertanto, che i ricorrenti, facendo leva su contratti nulli, in quanto tali improduttivi di effetti giuridici, potessero rivendicare la riammissione in servizio, il risarcimento del danno L. n. 183 del 2010, ex art. 32 il pagamento delle retribuzioni riferibili al periodo successivo alla scadenza del termine;

5. la Corte d’appello di Palermo, con ordinanza ex art. 348 bis c.p.c. depositata il 25.11.2014, ha dichiarato inammissibile l’impugnazione ed ha evidenziato che l’invocata conversione era impedita dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 e che gli appellanti non avevano dimostrato la sussistenza di un danno risarcibile;

6. per la cassazione della sentenza del Tribunale di Termini Imerese hanno proposto ricorso D.V. e S.F. sulla base di dieci motivi, ai quali il COINRES ha opposto difese con tempestivo controricorso;

7. con la memoria ex art. 380 bis 1 c.p.c. i ricorrenti hanno chiesto alla Corte di dichiarare cessata la materia del contendere.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. il ricorso, articolato in dieci motivi (erroneamente numerati), censura innanzitutto il capo della sentenza impugnata che ha qualificato il COINRES ente pubblico non economico (primo, secondo, terzo, quarto motivo) e denuncia il vizio motivazionale nonchè la violazione di norme processuali (artt. 112,113,115,116,132 c.p.c.), dell’ordinanza del Commissario Straordinario per i rifiuti n. 2983/1999, dello Statuto dell’ente, della L. n. 142 del 1990, del D.Lgs. n. 267 del 2000;

1.1. i ricorrenti sostengono che la qualificazione si pone in contrasto con gli atti costitutivi, che affidano all’ente la gestione di un’attività imprenditoriale secondo criteri di efficienza ed economicità e con obbligo di pareggio di bilancio, ed invocano l’applicazione della disciplina dettata per le aziende speciali e dal codice civile, ignorata dal giudice di merito;

1.2. sulla natura di ente pubblico economico del Consorzio sono fondate le ulteriori censure (quinto, sesto, settimo, ottavo motivo), con le quali i ricorrenti addebitano al Tribunale di avere erroneamente ritenuto applicabile il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 anzichè il D.Lgs. n. 368 del 2001, e di avere illegittimamente escluso la conversione dei rapporti a termine in contratti a tempo indeterminato, in violazione della normativa Eurounitaria, della L.R. Sicilia n. 2 del 2007, del D.Lgs. n. 276 del 2003, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 35 della L.R. Sicilia n. 9 del 2010;

1.3. ribadito che la conversione doveva essere disposta in ragione della natura privatistica dei rapporti, aggiungono che i contratti a termine erano stati stipulati previo esperimento di procedura di evidenza pubblica (sesto motivo), sebbene la stessa non fosse necessaria in ragione dell’inapplicabilità della L.R. Sicilia n. 2 del 2007 ai consorzi già costituiti, e deducono, inoltre, che il diritto all’assunzione doveva comunque essere riconosciuto ai sensi della L.R. Sicilia n. 9 del 2010, art. 19 (ottavo motivo);

1.4. denunciano la violazione della L. n. 223 del 1991, artt. 4,5 e 24 perchè non potevano essere risolti, in assenza di giusta causa e di giustificato motivo, i contratti che si erano trasformati per l’illegittimità del termine in rapporti a tempo indeterminato (nono motivo);

1.5. rinviano, infine, a quanto dedotto nell’atto di appello sul diritto al risarcimento del danno, che andava riconosciuto in conseguenza della violazione di norme imperative (decimo motivo);

2. con la memoria ex art. 380 bis 1 c.p.c. i ricorrenti, descritta la complessa vicenda che ha interessato il COINRES e che ha portato alla liquidazione del Consorzio, hanno dichiarato di non avere più interesse alla definizione del giudizio di cassazione, perchè il loro “diritto all’assunzione presso le SRR (obiettivo finale dei ricorrenti) si è consolidato indipendentemente dall’interruzione del rapporto di lavoro con il COINRES” la cui attività è cessata dall’anno 2016, ed hanno chiesto alla Corte di pronunciare sentenza di cessazione della materia del contendere;

3. rileva il Collegio che non sussistono i presupposti processuali necessari ai fini della pronuncia richiesta, giacchè la cessazione della materia del contendere presuppone che le parti si diano reciprocamente atto del sopravvenuto mutamento della situazione sostanziale dedotta in giudizio e sottopongano al giudice conclusioni conformi in tal senso (Cass. n. 16150/2010; Cass. n. 2063/2014; Cass. n. 5188/2015 e fra le più recenti in motivazione Cass. n. 19845/2019);

4. tuttavia nel giudizio di cassazione la dichiarazione di sopravvenuto difetto di interesse alla definizione del ricorso, resa dal difensore munito di mandato speciale, va equiparata alla rinuncia ex art. 390 c.p.c. e, pertanto, in assenza dei requisiti richiesti dal comma 3 disposizione citata, la stessa, seppure non idonea a determinare l’estinzione del processo, comporta l’inammissibilità sopravvenuta del ricorso per carenza di interesse (Cass. S.U. n. 3876/2010), atteso che quest’ultimo deve sussistere non solo nel momento in cui è proposta l’impugnazione ma anche successivamente sino alla decisione della causa;

5. vanno integralmente compensate le spese del giudizio di cassazione, poichè la pronuncia di inammissibilità è fondata sulla sopravvenuta carenza di interesse dichiarata dagli stessi ricorrenti;

5.1. per la medesima ragione non sussistono nei confronti di questi ultimi le condizioni processuali richieste per il raddoppio del contributo unificato dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 perchè la misura, che si applica ai soli casi tipici del rigetto dell’impugnazione o di inammissibilità originaria del ricorso, ha natura eccezionale e lato sensu sanzionatoria e, pertanto, non può essere applicata estensivamente o analogicamente (Cass. n. 19071/2018; Cass. n. 31732/2018).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e compensa le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il Adunanza camerale, il 15 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2020

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