Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25216 del 08/11/2013


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 25216 Anno 2013
Presidente: SALME’ GIUSEPPE
Relatore: SALVAGO SALVATORE

SENTENZA

sul ricorso 18814-2007 proposto da:
FABRIZI

MICHELE

(c.f.

FBRMHL32P29G189C),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E. MANFREDI
17, presso l’avvocato CONTI CLAUDIO, che lo
rappresenta e difende, giusta procura a margine del
ricorso;
– ricorrente –

2013
1396

contro

COMUNE DI ROMA, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL TEMPIO

Data pubblicazione: 08/11/2013

DI GIOVE 21, presso gli UFFICI dell’AVVOCATURA
COMUNALE, rappresentato e difeso dall’avvocato
PATRIARCA PIER LUDOVICO, giusta procura a margine
del controricorso;
– controricorrentedi

ROMA, depQsitata il 12/03/2007;

udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 26/09/2013 dal Consigliere
Dott. SALVATORE SALVAGO;
udito, per il ricorrente, l’Avvocato CONTI CLAUDIO
che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito, per il controricorrente, l’Avvocato ROSSI
DOMENICO, con delega avv. PATRIARCA, che ha chiesto
il rigetto del ricorso;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MAURIZIO VELARDI che ha concluso per
l’inammissibilità, in subordine rigetto del
ricorso.

avverso la sentenza n. 4875/2007 del TRIBUNALE

2

Svolgimento del processo
Il Tribunale di Roma, con sentenza del 12 marzo 2007 ha
confermato la decisione 55547/2005 del Giudice di pace che
aveva dichiarato la litispendenza tra le domande di

pagamento del compenso avanzate da Michele Fabrizi per le
prestazioni di deposito e custodia di veicoli in base a
convenzioni stipulate tra il comune di Roma e soggetti
diversi, e quelle proposte in un precedente giudizio
tuttora pendente davanti alla Corte di appello di Roma,in
quanto: a)il richiedente non aveva dato la prova di avere
rinunciato agli atti di quel giudizio secondo le formalità
richieste dall’art.306 cod. proc. civ.,né tanto meno che di
esso era stata dichiarata l’estinzione; b)non poteva
dubitarsi dell’identità delle domande nei due
procedimenti,perché anche nel precedente il Fabrizi aveva
fondato la richiesta su titoli sia contrattuali che
extracontrattuali, invocando espressamente l’azione di
indebito arricchimento.
Per la cassazione della sentenza,quest’ultimo ha proposto
ricorso per un motivo; cui resiste il comune di Roma con
controricorso.
Motivi della decisione
Con il ricorso,i1 Fabrizi,deducendo violazione della
normativa sulla litispendenza nonché sul giudicato,censura
la sentenza impugnata; a)per avere ritenuto che su di esso
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gravava la prova dell’avvenuta rinuncia agli atti del
precedente giudizio in corso davanti alla Corte di appello
di

Roma;che

invece

ricadeva

sul

comune

autore

dell’eccezione di litispendenza: tenuto, quindi a
documentarne gli elementi costituvi,invece insussistenti

posto che soltanto in questo procedimento era stata
proposta azione di indebito arricchimento; b)per aver
affermato che in caso contrario doveva ritenersi formato il
giudicato sull’infondatezza delle domande respinte nel
precedente giudizio,malgrado la questione non fosse stata
sollevata da alcuna delle parti.
Le censure sono infondate.
E’ vero,infatti che il comune di Roma, che aveva eccepito
la litispendenza con il precedente giudizio era onerato di
fornire la prova dell’identità dei relativi elementi
costitutivi. Sennonchè, tale prova è stata data dall’ente
pubblico per avere il Tribunale accertato che non soltanto
la domanda contrattuale,ma anche quella di indebito
arricchimento erano state avanzate in quel giudizio dal
Fabrizi;e trascritto la parte del suo atto di impugnazione
in cui l’attore rimasto soccombente, aveva riproposto tutte
le causali fra cui quella ex art.2041 cod. civ. in grado di
appello:a nulla rilevando che il corrispettivo fosse ivi
ancorato sulle tariffe elaborate da parte del comune,dato
che queste ben potevano essere invocate (e/o applicate)
quale indice parametrico certo per quantificarlo anche in
4

quest’ultima azione. Per cui, avendo entrambi i giudici di
merito congruamente e correttamente motivato (cfr.pag.5-7
sent.) onde dimostrare che le richieste oggetto di questo
giudizio erano comunque identiche “per i fatti,i titoli e
l’oggetto” con quelle formulate nel precedente dal Fabrizi

(e da altri soggetti),in base al disposto dell’art.2697
cod. civ. spettava a quest’ultimo che aveva a sua volta
eccepito

la

non

operatività

della

(dimostrata)

litispendenza tra i due procedimenti per essere intervenuta
la propria rinuncia agli atti del giudizio ex art.306 cod.
proc.civ. durante il procedimento di appello,ed intendeva
così escluderne la pendenza necessaria per l’applicazione
dell’art.39 c.p.c., fornire la prova (documentale) che ne
sussistevano i presupposti richiesti dalla norma: atto di
rinuncia del Fabrizi,accettazione della rinuncia ad opera
della controparte,conseguente provvedimento di estinzione
del procedimento da parte della Corte di appello adita.
D’altra parte / la sentenza impugnata, dopo avere preso atto
che siffatta prova gravante sul Fabrizi era mancata (quanto
meno in relazione al secondo e terzo dei menzionati
presupposti),ha aggiunto che il ricorrente non aveva
neppure interesse ad offrirla:dalla stessa necessariamente
conseguendo il passaggio in giudicato della decisione di
primo grado (in quel giudizio) che ne aveva respinto la
domanda

sia

sotto

il

profilo

contrattuale, che

extracontrattuale,e che perciò faceva stato ex art.2909
5

cod. civ. con riguardo ad entrambe le ragioni giuridiche
nel presente giudizio. Il quale conclusivamente anche in
tal caso avrebbe avuto esito sfavorevole al richiedente.
Non si è dunque trattato dell’applicazione di ufficio del
giudicato esterno formatosi in quello precedente,peraltro
perfino

(Cass.sez.un.24664/2007;

in

sede

13916/2006),ma

di

legittimità
di

una

mera

considerazione formulata ad abundantiam, onde rendere
evidente l’irrilevanza della questione della rinuncia al
(precedente) giudizio di appello posta dal Fabrizi, perché
la stessa, comunque decisa precludeva la proponibilità di
una seconda domanda di condanna del comune di Roma al
pagamento di compensi per prestazioni di deposito e
custodia di veicoli affidatigli dalle concessionarie di
detta amministrazione.
Le spese del giudizio gravano sul soccombente Fabrizi e si
liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte,rigetta il ricorso e condanna il Fabrizi al
pagamento delle spese processuali,che liquida in favore del
comune di Roma in complessivi C 2.200,di cui C 2000 per
onorario di difesa,oltre agli accessori come per legge.
Così deciso in Roma il 26 settembre 2013.

consentita

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