Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25212 del 10/11/2020

Cassazione civile sez. un., 10/11/2020, (ud. 20/10/2020, dep. 10/11/2020), n.25212

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Primo Presidente f.f. –

Dott. TRIA Lucia – Presidente di sez. –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22914-2018 proposto da:

P.C., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA GIUSEPPE

MAZZINI 27, presso lo studio dell’avvocato MASSIMILIANO PACIFICO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLA

BASTIANELLI;

– ricorrente –

contro

ENTE STRUMENTALE ALLA CROCE ROSSA ITALIANA IN LIQUIDAZIONE COATTA

AMMINISTRATIVA, in persona del Commissario Liquidatore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– controricorrente –

per revocazione dell’ordinanza n. 1415/2018 della CORTE SUPREMA DI

CASSAZIONE, depositata il 19/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2020 dal Consigliere Dott. ROBERTA CRUCITTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

P.C. chiede, ai sensi dell’art. 391 bis c.p.c., la revocazione della ordinanza n. 1415 del 19 gennaio 2018 con cui questa Corte a Sezioni unite, pronunciando sul ricorso per regolamento di giurisdizione proposto dallo stesso P., aveva dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario, in ordine alla causa avente ad oggetto la domanda riconvenzionale (rispetto all’impugnativa di licenziamento), proposta nei suoi confronti dall’Ente strumentale della Croce Rossa Italiana, intesa a ottenere il versamento delle somme illegittimamente percepite per avere svolto, in situazione di incompatibilità con il suo status di pubblico dipendente, attività professionale in seno all'”Associazione professionale anestesisti e rianimatori”.

In particolare, il ricorrente deduce l’errore di fatto contenuto nella predetta ordinanza per avere questa Corte a Sezioni Unite applicato una previsione normativa (il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, comma 7) diversa da quella oggetto del ricorso (ovvero medesimo D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, comma 7 bis). Nella specie, secondo la prospettazione difensiva, l’ordinanza impugnata aveva omesso di esaminare il motivo di ricorso relativo alla violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, comma 7 bis nè poteva ritenersi che tale esame risultasse assorbito dalla motivazione della decisione, atteso che questa riguardava una diversa norma giuridica (ossia il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, comma 7); l’errore percettivo era, pertanto, consistito nella svista o mancata attenzione di un fatto processuale che si era tradotto nella omessa percezione dell’esistenza stessa del motivo di ricorso.

L’Ente strumentale alla Croce Rossa Italiana in liquidazione coatta amministrativa, resiste con controricorso.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, previa rituale comunicazione alle parti della proposta di inammissibilità formulata dal Consigliere, nominato relatore.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il ricorso è inammissibile. La sussistenza dell’asserito errore percettivo, quale dedotto in ricorso, è smentita dalla lettura della stessa ordinanza, impugnata con ricorso per revocazione, laddove si legge si sostiene nell’istanza di regolamento la sussistenza della giurisdizione esclusiva della Corte dei conti ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, comma 7 bis, comma introdotto dalla L. n. 190 del 2012, art. 1, comma 42, lett. b), in forza del quale “l’omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti”.

Le Sezioni Unite, pertanto, avendo esattamente percepito la norma posta a base del ricorso e il contenuto dello stesso hanno, poi, ritenuto di applicare alla fattispecie i principi già statuiti seppur in una diversa ipotesi anteriore all’introduzione del cit. comma 7 bis.

Ciò posto, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità l’errore di fatto, previsto dall’art. 395 c.p.c., n. 4, idoneo a determinare la revocazione delle sentenze, comprese quelle della Corte di cassazione, deve consistere in un errore di percezione risultante dagli atti o dai documenti della causa direttamente esaminabili dalla Corte, vale a dire quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontestabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità e positivamente stabilita, sempre che il fatto del quale è supposta l’esistenza o l’inesistenza non abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunziare. E quindi, deve: 1) consistere in una errata percezione del fatto, in una svista di carattere materiale, oggettivamente ed immediatamente rilevabile, tale da avere indotto il giudice a supporre la esistenza di un fatto la cui verità era esclusa in modo incontrovertibile, oppure a considerare inesistente un fatto accertato in modo parimenti indiscutibile; 2) essere decisivo, nel senso che, se non vi fosse stato, la decisione sarebbe stata diversa; 3) non cadere su di un punto controverso sul quale la Corte si sia pronunciata; 4) presentare i caratteri della evidenza e della obiettività, sì da non richiedere, per essere apprezzato, lo sviluppo di argomentazioni induttive e di indagini ermeneutiche; 5) non consistere in un vizio di assunzione del fatto, nè in un errore nella scelta del criterio di valutazione del fatto medesimo. Sicchè detto errore, non soltanto deve apparire di assoluta immediatezza e di semplice e concreta rilevabilità, senza che la sua constatazione necessiti di argomentazioni induttive o di indagini ermeneutiche, ma non può tradursi, in un preteso, inesatto apprezzamento delle risultanze processuali, ovvero di norme giuridiche e principi giurisprudenziali: vertendosi, in tal caso, nella ipotesi dell’errore di giudizio, inidoneo a determinare la revocabilità delle sentenze della Cassazione (fra le tante Cass. Sez. un. 7217/2009, nonchè Cass. n. ri 22171/2010; 23856/2008; 10637/2007; 7469/2007; 3652/2006; 13915/2005; 8295/2005).

Sulla scia di tali principi è stato, poi, affermato (Cass. n. 3760 del 15/02/2018; conf. Cass.n. 14937 del 15/06/2017) che “In tema di revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione, configurabile solo nelle ipotesi in cui essa sia giudice del fatto ed incorra in errore meramente percettivo, non può ritenersi inficiata da errore di fatto la sentenza della quale si censuri la valutazione di uno dei motivi del ricorso ritenendo che sia stata espressa senza considerare le argomentazioni contenute nell’atto d’impugnazione, perchè in tal caso è dedotta un’errata considerazione e interpretazione dell’oggetto di ricorso”.

Alla luce di tali condivisi principi il ricorso va, quindi, dichiarato inammissibile.

Il ricorrente, soccombente, va condannato al pagamento, in favore della controricorrente, alle spese nella misura liquidata in dispositivo.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, se dovuto.

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile.

Condanna il ricorrente alla refusione in favore dell’Agenzia delle entrate delle spese processuali liquidate in complessivi Euro 20.200,00 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte dei ricorrenti principali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2020

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