Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25207 del 17/09/2021

Cassazione civile sez. VI, 17/09/2021, (ud. 04/05/2021, dep. 17/09/2021), n.25207

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10664-2020 proposto da:

B.S., elettivamente domiciliato presso l’avvocato CARMELO

PICCIOTTO, dal quale è rappres. e difeso, con procura speciale in

atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, in VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MESSINA, depositato il

20/03/2020, n. R.G. 3025/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 04/05/2021 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

B.S., cittadino del Gambia, impugnò innanzi al Tribunale di Messina il provvedimento della Commissione territoriale che aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale e sussidiaria, ritenendo generici e non credibili i fatti narrati dall’istante ed insussistenti gli indici di pericolosità nel paese d’origine.

Il ricorrente assumeva, a sostegno dell’impugnazione, che: nel maggio del 2016, durante un evento elettorale, mentre era intento a manifestare insieme ad altri bambini per le vie del proprio villaggio, sventolando bandierine distribuite da sostenitori del partito (OMISSIS), era stato bloccato da alcuni sostenitori di altro partito, con minacce di fargli del male se lo avessero di nuovo incontrato; il giorno seguente era stato aggredito con tentativo di accoltellarlo, ne era nata una colluttazione a seguito della quale l’aggressore era rimasto ferito; una volta ritornato a casa, i suoi familiari gli avevano detto che i familiari del ragazzo ferito lo stavano cercando; essendo sopravvenuta la morte del ragazzo da lui ferito, era scappato dal suo paese sia per il timore di aggressione dai parenti del ragazzo deceduto, sia per il timore di subire un processo.

Con ordinanza del 2.3.2020, il Tribunale ha rigettato il ricorso, osservando che: le pene previste per il reato che il ricorrente avrebbe commesso in Gambia erano ostative all’accoglimento della domanda; in ogni caso, le dichiarazioni rese, sia innanzi alla Commissione che in udienza, erano poco chiare, contraddittorie, e comunque da intendere relative ad una vicenda privata, tale da escludere una fattispecie di persecuzione per motivi politici; dall’esame delle fonti internazionali si desumeva l’insussistenza, in Gambia, del pericolo di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti in caso di rimpatrio (peraltro, innanzi al giudice l’istante ha riferito che in caso di rimpatrio sarebbe un senzatetto privo di ricovero), e di una situazione di violenza generalizzata derivante da conflitto armato; non sussistevano i presupposti del permesso umanitario, considerata l’inverosimiglianza del racconto del ricorrente e la mancata allegazione di indici personali di vulnerabilità, anche con riferimento ad asserite violenza subite in paesi di transito. B.S. ricorre in cassazione con due motivi.

Il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

CHE:

Il primo motivo denunzia violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, commi 9, 8, comma 3, per omessa motivazione sui fatti di causa, in quanto il Tribunale ha fatto riferimento a fonti internazionali che assume di aver esaminato, ma che non ha citato.

Il secondo motivo denunzia violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 5, comma 6, e art. 6 CEDU, nonché omessa motivazione su fatti decisivi e motivazione apparente, per non aver il giudice considerato, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, la giovane età (16 anni) del ricorrente all’atto della partenza dal Gambia, lo stato di analfabetismo e le violenze subite dal ricorrente nei campi di detenzione libici.

Il ricorso è inammissibile.

Il primo motivo è genericamente diretto al riesame dei fatti inerenti all’esame delle fonti internazionali esaminate dal Tribunale che comunque le ha citate, contrariamente a quanto esposto dal ricorrente.

Il secondo motivo è inammissibile in quanto tende del pari al riesame dei fatti inerenti all’esame dei presupposti della protezione umanitaria; sul punto, il Tribunale ha motivato adeguatamente sull’oggetto del ricorso e, con particolare riguardo alle violenze subite in Libia, va osservato che il ricorrente non ha allegato la specifica condizione di vulnerabilità derivante dall’asserita detenzione nei campi libici (ferite sofferte, esami clinici etc.), mentre il riferimento alla minore età all’atto della partenza dal Gambia configura una questione nuova, non oggetto del giudizio innanzi al Tribunale. Nulla per le spese, dato che il Ministero non ha depositato il controricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 4 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2021

 

 

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