Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25206 del 17/09/2021

Cassazione civile sez. VI, 17/09/2021, (ud. 04/05/2021, dep. 17/09/2021), n.25206

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10578-2020 proposto da:

G.W., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato EVA VIGATO, con procura speciale in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t.; PROCURATORE

GENERALE della REPUBBLICA presso la CORTE di CASSAZIONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4071/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata l’01/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/05/2021 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

K.W., cittadino del Mali, impugnò innanzi al Tribunale di Venezia il provvedimento della Commissione territoriale di diniego del riconoscimento della protezione internazionale ed umanitaria, esponendo: di aver lasciato il Mali nel 2015 in quanto frequentava una ragazza di religione cristiana di cui si era innamorato, ma lo zio non approvava tale relazione sentimentale per la diversità di religione professata (essendo l’istante un musulmano); di essere stato sequestrato dai suoi cugini, prelevandolo dalla scuola, e picchiato ripetutamente; dopo 15 gg. una donna lo aveva aiutato a fuggire; successivamente, era stato aiutato dai cristiani, per poi partire per l’Italia ove era arrivato nel giugno 2016.

Il Tribunale rigettò il ricorso ritenendo: generiche e non plausibili le dichiarazioni del ricorrente, evidenziandone le contraddizioni in cui era incorso rispetto a quelle rese poi in sede giudiziale; infondato il timore del rimpatrio, considerato anche che nel frattempo la suddetta relazione sentimentale era cessata.

Il Walid propose appello avverso l’ordinanza che la Corte territoriale ha dichiarato inammissibile perché tardivo con sentenza emessa l’1.10.19, in quanto l’ordinanza impugnata era stata pronunciata mediante lettura contestuale all’udienza del 21.6.18, mentre l’atto di citazione in appello era stato notificato al Ministero il 26.7.18 tramite pec e depositato telematicamente in pari data, con violazione dunque del termine di 30 gg. ex art. 702-quater c.p.c.; secondo la Corte di merito a tale conclusione si perviene, anche a voler ritenere che l’impugnazione avrebbe dovuto avvenire con ricorso, poiché l’atto d’appello era stato depositato oltre il suddetto termine perentorio.

Walid ricorre in cassazione con due motivi. Non si è costituito il Ministero.

Diritto

RITENUTO

che:

Con il primo motivo il ricorrente solleva la questione di legittimità costituzionale della L. n. 98 del 2013, artt. 62-72, in ordine alla presenza dei giudici ausiliari nelle Corti d’appello, per violazione degli artt. 3 e 25 Cost., dell’art. 102Cost., comma 1, dell’art. 106Cost., comma 2 e dell’art. 111 Cost..

Il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 133,134,176 e 702-bis e quater c.p.c., degli artt. 24 e 111, Cost., per l’errata individuazione del dies a quo dell’appello. Al riguardo, il ricorrente espone che: il provvedimento impugnato era costituito da documento informatico sottoscritto dal giudice con firma digitale non inserita nel verbale d’udienza ma resa in calce al medesimo; la registrazione del documento digitale era avvenuta quattro giorni dopo l’udienza, sicché non sarebbe stato possibile discorrere di lettura dell’ordinanza come avvenuta in udienza, come affermato dalla Corte d’appello; il Tribunale non aveva in realtà letto il provvedimento in udienza poiché esso era stato emesso in forma telematica separata rispetto al verbale d’udienza, ancorché allegato in calce, ed è stato depositato successivamente al verbale; pertanto, l’ordinanza del Tribunale era da considerare come pronunciata fuori udienza, con la conseguente diversa decorrenza del termine per proporre appello dalla comunicazione effettuata il (OMISSIS).

Il ricorso è inammissibile.

Anzitutto, va osservato che la questione pregiudiziale di legittimità costituzionale della L. n. 98 del 2013, artt. 62-72, sollevata dal ricorrente, in ordine alla presenza dei giudici ausiliari nelle Corti d’appello, per violazione degli artt. 3 e 25 Cost., dell’art. 102Cost., comma 1, dell’art. 106Cost., comma 2 e dell’art. 111 Cost., è stata dichiarata infondata dalla Corte Costituzionale, con sentenza n. 41 del 2021 che ha, da un lato, affermato che l’istituzione dei giudici onorari ausiliari, destinati, in base alla legge, a svolgere stabilmente e soltanto funzioni collegiali presso le Corti d’appello, nelle controversie civili, deve ritenersi in aperto contrasto con l’art. 106 Cost., e dall’altro ha però ritenuto necessario lasciare al legislatore un sufficiente lasso di tempo che “assicuri la necessaria gradualità nella completa attuazione della normativa costituzionale”. E’ stato così indicato il termine previsto dal D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, art. 32, primo periodo, di riforma generale della magistratura onoraria, ossia quello del 31 ottobre 2025. Fino ad allora, come ha argomentato la Corte Cost., la “temporanea tollerabilità costituzionale” dell’attuale assetto è volta ad evitare l’annullamento delle decisioni pronunciate con la partecipazione dei giudici ausiliari e a non privare immediatamente le Corti d’appello dell’apporto di questi giudici onorari per la riduzione dell’arretrato nelle cause civili.

Il primo motivo è dunque inammissibile rispecchiando la suddetta eccezione di illegittimità costituzionale.

Il secondo motivo è inammissibile, in quanto diretto al riesame dei fatti inerenti alla determinazione del termine iniziale dell’appello. Invero, la Corte territoriale ha accertato che l’ordinanza impugnata era stata letta in udienza con contestuale motivazione, in conformità del disposto di cui all’art. 702 quater c.p.c.; pertanto, la doglianza in ordine all’asserita pronuncia dell’ordinanza del Tribunale fuori udienza tende a ribaltare l’interpretazione della Corte territoriale attraverso una diversa ricostruzione dei dati documentali citati, non consentita in questa sede.

Ne’ è pertinente il richiamo del ricorrente all’inapplicabilità dell’art. 176 c.p.c., circa la pubblicazione in udienza delle ordinanze istruttorie, in quanto nella fattispecie viene in rilievo la norma che disciplina le ordinanze decisorie emesse all’esito del rito sommario, caratterizzata dalla lettura del provvedimento in udienza e la sottoscrizione del verbale che lo contiene da parte del giudice, che non solo equivalgono alla pubblicazione prescritta nei casi ordinari dall’art. 133 c.p.c., ma esonerano la cancelleria dall’onere della comunicazione, giacché il provvedimento si ritiene, con presunzione assoluta di legge, conosciuto dalle parti presenti o che avrebbero dovuto essere presenti, non essendo dunque prevista alcuna ulteriore comunicazione di esso ad opera del cancelliere che, oltre ad essere superflua, contrasterebbe con l’intento di semplificazione delle forme perseguito dal legislatore (Cass., n. 16304 del 2007).

Nulla per le spese, attesa la mancata costituzione del Ministero.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma l-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 4 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2021

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