Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25204 del 08/11/2013


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Civile Sent. Sez. L Num. 25204 Anno 2013
Presidente: MIANI CANEVARI FABRIZIO
Relatore: ARIENZO ROSA

SENTENZA

sul ricorso 14774-2011 proposto da:
MICCIO GIOVANNI C.F. MCCGNN50H11F839N, domiciliato in
ROMA PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE
SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli
avvocati QUATTROMINI GIULIANA, QUATTROMINI PAOLA,
giusta delega in atti;
– ricorrente –

2013

contro

2771

AUTO UNO S.R.L.;
– intimata –

avverso la sentenza n.

1398/2011 della CORTE

Data pubblicazione: 08/11/2013

1.

D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 21/03/2011 R.G.N.
4615/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 02/10/2013 dal Consigliere Dott. ROSA
ARIENZO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIANFRANCO SERVELLO che ha concluso
per il rigetto del ricorso.

••

,

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza del 21.3.2011, la Corte di Appello di Napoli rigettava il gravame proposto da
Miccio Giovanni avverso la pronunzia di primo grado che aveva respinto parzialmente il
ricorso del predetto inteso ad ottenere la declaratoria di nullità, illegittimità ed inefficacia
del licenziamento per difetto di forma ex art. 2 I. 604/66, oltre che per difetto di giusta
causa e giustificato motivo, con condanna della società alla reintegrazione nel posto di

retributive. Rilevava la Corte territoriale che doveva essere, preliminarmente, accolto
l’appello incidentale della società, atteso che l’istruttoria espletata non aveva dimostrato in
alcun modo i tratti essenziali della subordinazione e che, pertanto, doveva riformarsi la
sentenza di primo grado quanto alla riconosciuta sussistenza del rapporto di lavoro
subordinato, con conseguente rigetto dell’impugnativa di licenziamento e della domanda di
condanna al pagamento di somme a titolo retributivo e per t.f.r..
Per la cassazione ricorre il Miccio, affidando l’impugnazione a due motivi.
La società è rimasta intimata.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo, il ricorrente denunzia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2094 c.
c., ai sensi dell’ art. 360, n. 3, c.p.c., sostenendo che la subordinazione sia stata esclusa
solo per la mancanza di prova dell’assoggettamento al potere organizzativo gerarchico e
disciplinare della società, senza indagare in ordine alla sussistenza degli indici sussidiari
(collaborazione sistematica, osservanza di orari predeterminati, versamento a cadenze
fisse della retribuzione ed altro) e che non era stato considerato che il tasso di controllo
sull’attività del dipendente era inversamente proporzionale al tenore professionale delle
mansioni, nel caso in esame caratterizzate da un potere di iniziativa rilevante.
Con il secondo motivo, lamenta omessa, insufficiente, contraddittoria e manifestamente
illogica motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, ai sensi dell’ art. 360, n.
5, c.p.c., evidenziando la mancanza di plausibilità logica della decisione, laddove ritiene
che mansioni di magazziniere potevano essere svolte con saltuarietà e senza inserimento
nell’organizzazione nel ciclo produttivo dell’azienda.

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lavoro ed alle conseguenze risarcitorie di legge, nonchè al pagamento di differenze

Deve premettersi che la qualificazione giuridica del rapporto di lavoro è censurabile in
sede di legittimità soltanto limitatamente alla scelta dei parametri normativi di
individuazione della natura subordinata o autonoma del rapporto, mentre l’accertamento
degli elementi, che rivelano l’effettiva presenza del parametro stesso nel caso concreto
attraverso la valutazione delle risultanze processuali e che sono idonei a ricondurre le
prestazioni ad uno dei modelli, costituisce apprezzamento di fatto che, se immune da vizi

16681/2007). L’assunto del ricorrente, secondo il quale la Corte territoriale non ha
esaminato – una volta esclusa l’insussistenza di prova dell’assoggettamento del ricorrente
al potere organizzativo gerarchico e disciplinare della società – i noti indici sintomatici della
subordinazione, si concretizza, tuttavia, più che nella rilevazione di un vizio nella
applicazione della norma e dei principi richiamati, nella rilevazione di un iter motivazionale
incongruo, atteso che il giudice del gravame ha rilevato come l’istruttoria espletata non
abbia in alcun modo dimostrato i tratti essenziali della subordinazione, essendo stati i testi
escussi episodicamente presenti in azienda e non avendo confermato elementi significativi
della soggezione gerarchica del Miccio nei confronti di alcuno.

E’ stato evidenziato come sia emerso, al contrario, in particolare, dalla deposizione del
teste Abbate, che il predetto impartiva direttive al personale e ciò è stato ritenuto elemento
di per sé indifferente alla natura subordinata o autonoma della prestazione, che poteva
acquisire significatività solo ove fosse stato provato l’effettivo potere organizzativo direttivo
e disciplinare del datore. Le ulteriori testimonianze sono state ritenute da tale punto di
vista non chiarificatrici e non confermative della subordinazione, ma rivelatrici di modalità
della prestazione e di elementi contenutistici di scarsa significatività e tutt’altro che
decisivi, stante la saltuarietà della presenza del Di Miccio nei locali dell’azienda ove il
predetto esercitava mansioni non di capo officina ma di addetto, circa una volta alla
settimana, alla sistemazione di articoli in magazzino. Non può, pertanto, ritenersi che il
ruolo lavorativo fosse tale da giustificare, per il contenuto delle prestazioni e delle
mansioni, una meno pregnante sottoposizione alle direttive imprenditoriali ed il percorso
argomentativo si è sviluppato proprio nella direzione che il ricorrente ritiene non seguito,
secondo un corretto approccio nella valutazione dei parametri della subordinazione.

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giuridici e adeguatamente motivato, resta insindacabile in Cassazione (v. Cass.

Ed invero, circostanze sintomatiche quali la collaborazione, la continuità delle prestazioni,
l’osservanza di un orario predeterminato, il versamento a cadenze fisse di una retribuzione
prestabilita, il coordinamento dell’attività lavorativa all’assetto organizzativo dato dal datore
di lavoro, l’assenza in capo al lavoratore di una sia pur minima struttura imprenditoriale
sono state considerate in coerenza con i parametri valutativi imposti dalla norma
codiscistica invocata, avendo la Corte del merito evidenziato elementi di contraddittorietà

I menzionati elementi, privi ciascuno di valore decisivo e da valutare globalmente come
indizi probatori della subordinazione (cfr. Cass. 19.4.2010 n. 9252; Cass. 17.4.2009 n.
9256, Cass. 27.2.2007 n. 4500, Cass. 27.3.2000 n. 3674) hanno costituito oggetto di
appropriato esame da parte della Corte del merito che ha escluso la presenza di molti
degli stessi anche per la sporadicità della attività prestata nell’ambito dell’organizzazione
aziendale, denotativa di una mancanza di eterodirezione e dell’inserimento stabile e
costante del Miccio nella compagine organizzativa.
Quanto al secondo motivo di ricorso, non si riscontra l’asserita illogicità della decisione
ricondotta alla insostenibilità della tesi dell’affidamento di compiti anche saltuariamente
svolti secondo indicazioni di massima e con possibilità del lavoratore di accettarle, posto
che è plausibile che il rapporto lavorativo si sia atteggiato secondo uno schema che,
astrattamente non rispondente ai canoni di normalità, ha avuto una sua giustificazione in
un ambito aziendale caratterizzato da una diversa impostazione della suddivisione dei
compiti lavorativi, alcuni dei quali non organicamente inseriti nel ciclo produttivo.
Non risulta, al di là di generiche censure, svolte sub specie di vizio motivazionale, che
siano stati individuate specifiche incongruenze e salti logici nell’iter argomentativo in
ordine alla valutazione della congerie di elementi presi in considerazione dalla Corte del
merito, onde deve essere respinto il motivo nei termini in cui è stato formulato.
Il motivo di ricorso per cassazione, con il quale la sentenza impugnata venga censurata
per vizio della motivazione, non può, invero, essere inteso a far valere la rispondenza della
ricostruzione dei fatti operata dal giudice del merito al diverso convincimento soggettivo
della parte e, in particolare, non si può proporre con esso un preteso migliore e più
appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti, atteso che tali aspetti del giudizio,
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delle deposizioni con la ricostruzione prospettata nel ricorso introduttivo.

interni all’ambito della discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e
dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice e non ai
possibili vizi del percorso formativo di tale convincimento rilevanti ai sensi della
disposizione di cui all’art. 360, comma primo, n. 5), cod. proc. civ.; in caso contrario,
questo motivo di ricorso si risolverebbe in una inammissibile istanza di revisione delle
valutazioni e dei convincimenti del giudice di merito, e, perciò, in una richiesta diretta

finalità del giudizio di cassazione. Al riguardo deve considerarsi che, nel giudizio di
cassazione, la deduzione del vizio di cui all’art. 360 n. 5 cod. proc. civ. non consente alla
parte di censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella
sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa una sua diversa interpretazione, al fine
di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimità degli accertamenti di fatto
compiuti dal giudice di merito. Le censure poste a fondamento del ricorso non possono,
pertanto, risolversi nella sollecitazione di una lettura delle risultanze processuali diversa da
quella operata dal giudice di merito, o investire la ricostruzione della fattispecie concreta, o
riflettere un apprezzamento dei fatti e delle prove difforme da quello dato dal giudice di
merito (cfr. Cass. 20.4.2006 n. 9233; Cass. 30.3.2007 n. 7972) .
Alla stregua delle esposte considerazioni, il ricorso deve essere respinto.
Nulla va statuito sulle spese di lite del presente giudizio, essendo la società rimasta
intimata.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Nulla per spese.
Così deciso in Roma, il 2.10.2013

all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle

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