Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25198 del 10/11/2020

Cassazione civile sez. I, 10/11/2020, (ud. 22/09/2020, dep. 10/11/2020), n.25198

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10157/2019 proposto da:

C.D., elettivamente domiciliato in Roma presso la

cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avv.to Roberto Ricciardi;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI, depositato il 18/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/09/2020 da Dott. MARULLI MARCO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. C.D., cittadino (OMISSIS), ricorre a questa Corte avverso l’epigrafato decreto con cui il Tribunale di Napoli, attinto dal medesimo ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, ha confermato il diniego di protezione internazionale pronunciato nei suoi confronti dalla Commissione territoriale ed ha inoltre respinto la richiesta di protezione umanitaria e ne chiede la cassazione sul rilievo 1) dell’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, dell’omesso esame di circostanze decisive e della violazione del dovere di cooperazione istruttoria, avendo il decidente denegato, con motivazione redatta in forma semplificata ed apparente, i rilievi in punto di fatto esternati dal richiedente a comprova del timore di essere ucciso da una gang criminale a cui aveva rifiutato di affiliarsi, giudicando, in spregio altresì del ricordato dovere, i fatti riferiti come “scevri da vulnerabilità”, ancorchè la minaccia di un danno grave possa scaturire anche da soggetti non statuali; 2) della violazione e falsa applicazione di legge in relazione all’art. 10 Cost., comma 3, art. 3 della Direttiva 2011/95/UE, nonchè, in subordine, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, avendo il decidente denegato l’accesso alla protezione umanitaria sebbene, alla luce della situazione interna del paese di provenienza, in caso di rimpatrio avrebbe visto compromessa in modo apprezzabile il suo diritto ad una vita libera e dignitosa; 3) della violazione e falsa applicazione di legge in relazione all’art. 2729 c.c., avendo il decidente emesso la propria decisione sulla base di un giudizio basato “su un curioso argumentum a fortiori che sottende un’inferenza tratta da elementi tutt’altro che gravi, precisi e concordanti”.

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2.1. Il primo motivo di ricorso è, in parte, inammissibile ed in parte infondato.

2.2. Premesso che a giudizio del decidente nella specie non può trovare accoglimento alcuna domanda di protezione internazionale giacchè, in disparte delle riserve che il racconto del ricorrente solleva circa le minacce provenienti da una banda criminale, “sembra che i motivi che lo hanno spinto a lasciare la (OMISSIS) siano di natura meramente economica”, circa le rassegnate censure motivazionali va osservato, a seguito della novellazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che, da un lato, il vizio denunciato è stato espunto dal catalogo dei vizi cassatori e, dall’altro che, secondo l’interpretazione di questa Corte, solo l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo integra il vizio denunciabile alla stregua della norma richiamata, sicchè “l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie” (Cass., Sez. U, 7/04/2014, n. 8053).

2.3. Quanto alla pretesa violazione di legge, vale osservare a conforto della qui ritenuta sua infondatezza che, quand’anche si volesse credere che, facendo leva sul generico riferimento ai “soggetti non statuali” figurante nel D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 5, comma 1, lett. c), si possano assumere a giustificazione dell’accesso alle misure della protezione internazionale i fatti narrati dal ricorrente, risulterebbe per contro ostativa alla loro concessione la considerazione, da un lato, che l’attività persecutoria, rilevante ai fini del rifugio, deve essere motivatamente qualifica (art. 2, comma 1, lett. e) e, dall’altro, che il rischio di un danno grave, rilevante invece ai fini della protezione sussidiaria, si collochi nell’area di tipicità identificata dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14.

Del tutto rettamente il Tribunale ha perciò escluso che, avendo rilevanza meramente economica, le vicende narrate dal ricorrente possano costituire presupposto per la concessione delle misure reclamate.

3. Il secondo motivo di ricorso è inammissibile.

Pur se con riferimento alle misure di protezione individualizzate il decreto non manca di osservare che “non è lecito sostenere che nell'(OMISSIS), dal quale il richiedente ha dichiarato di provenire, vi sia una situazione di violenza indiscriminata”, emergendo che la situazione di conflitto in atto riguardi segnatamente le aree collocate nel nord-est del paese, quanto alla misura della protezione umanitaria, concedibile in relazione a situazioni soggettive del richiedente – quali le gravi condizioni di salute del medesimo che ne sconsigliano il rimpatrio – ovvero in relazione a situazioni generali che non abbiano natura socio-politica, viceversa configurandosi in tali ipotesi i presupposti della protezione sussidiaria, il decidente ha ritenuto che “nel caso di specie non sussistono i presupposti per la concessione della protezione umanitaria non ricorrendo le ipotesi sopra prospettate”.

Ne discende perciò che la declinata censura, insistendo su profili argomentativi estranei alla materia per come individuata dal decidente, si rivela eccentrica rispetto al decisum e, difettando perciò di specificità, si rende per questo inammissibile.

4. Il terzo motivo di ricorso è inammissibile non specificando la sua illustrazione, che pure fa cenno al “curioso argumentum a fortiori” sviluppato dal decidente per rafforzare il proprio costrutto, l’oggetto su cui cade la censura, rendendosi per questo inammissibile.

5. Il ricorso va dunque respinto.

6. Nulla spese in difetto di costituzione avversaria. Doppio contributo ove dovuto.

P.Q.M.

Respinge il ricorso.

Ove dovuto, ricorrono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 22 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2020

 

 

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