Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2519 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 25/11/2021, dep. 27/01/2022), n.2519

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6963/2021 proposto da:

U.C., elettivamente domiciliato in Roma, via del Casale

Strozzi n. 31, presso l’avv. Laura Barberio che lo rappresenta e

difende per procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero Dell’interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di Roma emesso in data 30 gennaio

2021, R.G. n. 37064/2018;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore cons. Giulia

Iofrida.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, U.C., cittadino nigeriano, ha adito il Tribunale di Roma impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale ha respinto la sua richiesta reiterata di protezione internazionale, sia nelle forme dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, che della protezione umanitaria. Il ricorrente esponeva di aver lasciato il proprio paese tra il 2013 e il 2014 per sottrarsi ad un conflitto tra gli abitanti del proprio villaggio, denominato (OMISSIS), e gli appartenenti alla comunità limitrofa di (OMISSIS) relativo al possesso di fondi agricoli. Durante l’audizione presso la Commissione territoriale di Roma, il ricorrente dichiarava inoltre di aver presentato domanda di protezione internazionale una prima volta presso la Commissione territoriale di Brescia, con esito negativo.

La Commissione territoriale di Roma, avendo rilevato che il ricorrente non aveva introdotto elementi nuovi rispetto a quelli già valutati, ha dichiarato la domanda reiterata inammissibile ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, lett. b). Il Tribunale, all’esito dell’audizione, ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, in particolare, ritenendo che la denuncia alla polizia presentata in Nigeria il 25 aprile 2012 non fosse considerabile come un elemento nuovo idoneo che potesse giustificare la reiterazione dell’istanza di protezione. A parere del Tribunale, peraltro, tale denuncia contraddiceva la circostanza riferita dal ricorrente, innanzi alla Commissione territoriale di Brescia, secondo cui egli non si era mai rivolto alle autorità di polizia. Il che rendeva non genuino il racconto. Per quanto attiene, invece, alla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, lett. c), il Tribunale ha escluso la sussistenza di “novità” sotto il profilo della non sussistenza di una situazione di violenza generalizzata in Nigeria, e in particolare nella zona dell'(OMISSIS), di provenienza del ricorrente. Infine, in merito alla protezione umanitaria, il Tribunale, all’esito del giudizio di comparazione tra la situazione in Italia e quella a cui sarebbe esposto in caso di rientro in Nigeria, ha escluso la ricorrenza di particolari vulnerabilità o di sufficienti profili di integrazione nonostante la ormai lunga permanenza in Italia.

Avverso il predetto decreto, notificato l’8/2/2021, U.C. ha proposto ricorso per cassazione, notificato l’8/3/2021, svolgendo quattro motivi. Il Ministero dell’Interno dichiara di costituirsi al solo fine di partecipare all’udienza pubblica di discussione. E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta: a)” Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis introdotto dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. g), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, e del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, artt. 3,19 e 19-bis, del D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116 e dell’art. 25 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4″; b) “Violazione art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio consistente negli elementi e risultanze nuove allegate al ricorso di primo grado”; c) “Violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, e art. 19; dell’art. 8, comma 3 e dell’art. 32, comma 3 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, del D.Lgs n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per omesso accertamento istruttorio sulla attuale situazione del paese di origine”; d) “Violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, e art. 19; dell’art. 8, comma 3 e dell’art. 32, comma 3 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”.

2. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente si duole della delega (rectius subdelega) dell’attività istruttoria ad un Giudice di Pace, il quale avrebbe provveduto all’essenziale attività di audizione del ricorrente.

Il motivo è infondato.

Questa Corte a Sezioni Unite ha di recente affermato che “non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale, su delega del giudice professionale designato per la trattazione del ricorso, abbia proceduto all’audizione del richiedente la protezione ed abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, commi 10 e 11, tale attività rientra senza dubbio tra i compiti delegabili al giudice onorario in considerazione della analogia con l’assunzione dei testimoni e del carattere esemplificativo dell’elencazione ivi contenuta” (Cass. 5425/2021).

Peraltro, in memoria, il ricorrente afferma di “non insistere” sulla doglianza.

3. Il secondo motivo di ricorso si duole dell’omesso esame della documentazione allegata, costituente nuovo elemento a supporto della domanda, reiterata, del ricorrente.

Il motivo è inammissibile, in quanto non pertinente al decisum, atteso che esso non si confronta con la motivazione resa dal Tribunale in merito all’irrilevanza della documentazione in esame e alla sua contraddittorietà con le affermazioni rilasciate in sede di Commissione territoriale. In memoria si insiste sulla rilevanza dell’allegata denuncia presentata in Nigeria, che rappresenterebbe un elemento di motivazione apparente in relazione alla valutazione della situazione del paese di origine, avendo il Tribunale del tutto omesso di indicare le fonti dalle quali avrebbe tratto le proprie conclusioni.

La doglianza è inammissibile.

Invero, seppure effettivamente il Tribunale abbia completamente omesso di riportare le fonti in base alle quali ha escluso la sussistenza nel paese di origine di una situazione di violenza generalizzata, il ricorso non richiama fonti alternative e non deduce la novità della situazione di violenza generalizzata rispetto alla situazione valutata nel precedente giudizio (si trattava della Nigeria e della Regione dell'(OMISSIS)).

Si trattava, invero, come già detto, di reiterazione di istanza di protezione. Questa Corte (Cass. 18440/2019) ha chiarito che “i “nuovi elementi”, alla cui allegazione il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, lett. b), subordina l’ammissibilità della reiterazione della domanda di tutela, possono consistere, oltre che in nuovi fatti di persecuzione (o comunque in nuovi fatti costitutivi del diritto) successivi al rigetto della domanda da parte della competente commissione, anche in nuove prove dei medesimi fatti costitutivi, purché il richiedente non abbia potuto, senza sua colpa, produrle in precedenza in sede amministrativa o in quella giurisdizionale, mediante l’introduzione del procedimento di cui al D.Lgs. n. cit., art. 35″.

Ora, in relazione al Paese d’origine, il Tribunale ha escluso che si fosse modificata, ai fini del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), la situazione sotto il profilo dell’insussistenza di un contesto di violenza generalizzata ed il ricorso non offre elementi, risultando la censura generica ed astratta.

5. Il quarto motivo di ricorso lamenta l’omessa valutazione della documentazione attestante la vulnerabilità del ricorrente e le violenze subite in Libia, nonché l’omessa analisi comparativa tra la vita del ricorrente in Italia e quella in Nigeria.

La doglianza è inammissibile, in quanto, con particolare riferimento alla vulnerabilità del ricorrente, in ricorso mancano indicazioni specifiche sulla documentazione allegata in giudizio, tanto quanto al contenuto specifico che al momento in cui tale allegazione sarebbe avvenuta nel corso del giudizio di merito. (Cass.28781/2020). Non vi è inoltre alcun riferimento all’attualità del rischio rispetto a una situazione denunciata già con il primo ricorso e ormai lontana nel tempo. Si è oltretutto precisato che non risulta sufficiente neppure l’integrazione effettiva in Italia del richiedente (vivendo lo stesso in un centro di accoglienza ed avendo svolto attività saltuaria di volantinaggio).

6. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso. Non v’e’ luogo a provvedere sulle spese processuali non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

PQM

La Corte respinge il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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