Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25189 del 10/11/2020

Cassazione civile sez. I, 10/11/2020, (ud. 22/09/2020, dep. 10/11/2020), n.25189

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14530/2019 proposto da:

A.A., elettivamente domiciliato in Roma, presso Corte

Cassazione e rappresentato e difeso dall’Avvocato ZUPPELLI LUCA;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– resistente –

avverso la sentenza n. 1984/2018 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 19/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/09/2020 da Dott. GORJAN SERGIO;

udito l’Avvocato.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

A.A. – cittadino del (OMISSIS) – ebbe a proporre ricorso avanti il Tribunale di Torino avverso la decisione della locale Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, che aveva rigettato la sua istanza di protezione in relazione a tutti gli istituti previsti dalla relativa normativa.

Il ricorrente deduceva d’essersi dovuto allontanare dal suo Paese poichè coinvolto in un contrasto tra clan del suo villaggio per la nomina del re tradizionale, nei cui scontri era morto suo padre ed egli aveva perso la vista da un occhio, sicchè s’era deciso ad espatriare poichè temeva per la sua vita.

Il Tribunale ebbe a rigettare l’opposizione ritenendo non affidabile il racconto fatto dal richiedente asilo circa le ragioni del suo espatrio e non concorrenti le condizioni fattuali previste per il riconoscimento della protezione sussidiaria ed umanitaria.

L’ A. ebbe a proporre gravame avanti la Corte d’Appello di Torino, che rigettò l’impugnazione poichè effettivamente il racconto reso non era credibile, la situazione socio-politica del Ghana non era connotata da violenza diffusa e non erano concorrenti le condizioni per il riconoscimento del diritto a godere della protezione umanitaria in relazione ad entrambe le normative applicabili nel tempo.

L’ A. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza resa dalla Corte subalpina articolato su tre motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente evocato, ha depositato solo nota ex art. 370 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto dall’ A. risulta inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c. – siccome riscostruita la norma ex Cass. SU n. 7155/17 -.

Con il primo mezzo d’impugnazione il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 14 ed all’art. 5, comma 6 TUI, poichè la Corte territoriale non ebbe a prendere atto della documentazione prodotta e delle puntuali dichiarazioni, da lui rese sin dalla proposizione della domanda, senza per altro attivare il potere istruttorio officioso.

Con la seconda ragione di doglianza il ricorrente deduce violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per motivazione omessa contraddittoria od insufficiente in relazione a fatti o questioni controverse e decisive, poichè la Corte torinese s’è sottratta all’obbligo d’adeguato scrutinio dei criteri legali per la valutazione della sua credibilità.

Con la terza doglianza il ricorrente solleva questione di legittimità costituzionale per carenza dei requisiti previsti dagli artt. 77 e 111 Cost., in relazione alla normativa ex D.L. n. 13 del 2017.

Le censure svolte palesano tutte profili d’inammissibilità.

Difatti la terza censura – fondata sulla questione di legittimità costituzionale – attinge il D.L. n. 13 del 2017, atto legislativo che ebbe ad introdurre un rito speciale per la trattazione delle cause in materia di protezione internazionale, ma ovviamente pro futuro.

La presente lite risulta trattata con il rito ordinario seguito anteriormente alla novella, è palese dunque l’assoluta irrilevanza della questione sollevata.

Quanto alle prime due doglianze, queste si compendiano nella mera apodittica contestazione della statuizione adottata dalla Corte in tema di credibilità del racconto reso dal richiedente asilo a giustificazione del suo espatrio ed in tema di concorrenza del rischio Paese senza l’elaborazione di specifica argomentazione critica, con richiamo peraltro, quale vizio di legittimità denunziato, a norma – art. 360 c.p.c., n. 5 – che non disciplina la violazione di legge dedotta.

Alla declaratoria di inammissibilità non segue la condanna alle spese stante la mancata costituzione del Ministero degli Interni.

Concorrono invece le condizioni di legge per l’ulteriore pagamento da parte del ricorrente dell’ulteriore contributo unificato.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in Camera di consiglio, il 22 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA