Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25184 del 07/12/2016


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Cassazione civile sez. lav., 07/12/2016, (ud. 13/09/2016, dep. 07/12/2016), n.25184

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. BRONZINI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9574-2011 proposto da:

C.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZALE CLODIO 14, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO DI CELMO,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato MICHELANGELO

CAMUSSI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

OLMI S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. PAPA 21, presso

lo studio dell’avvocato VALERIO BERNARDINI BETTI, rappresentata e

difesa dall’avvocato ROBERTO PETRINGA NICOLOSI, giusta delega in

atti;

HDI GERLING INDUSTRIE VERSICHERUNG AG, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliaa in ROMA, VIA

DEGLI SCIPIONI 268-A, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO

PETRETTI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

FERRUCCIO PIZZIGONI, giusta delega in atti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 310/2010 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 03/07/2010 r.g.n. 49/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/09/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE BRONZINI;

udito l’Avvocato DI CELMO MASSIMO in proprio e per conto

dell’avvocato CAMUSSI MICHELANGELO;

udito l’Avvocato PETRETTI ALESSIO;

udito l’Avvocato PETRINGA NICOLOSI ROBERTO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C.A., vedova di P.G.S. deceduto per mesotelioma, proponeva appello contro la sentenza n. 793/07 del Tribunale di Bergamo con la quale era stata respinta la domanda da lei proposta, quale erede del marito, di condanna dell’ex datrice di lavoro Olmi Spa al risarcimento del danno subito da quest’ultimo per la malattia professionale contratta a causa dell’esposizione all’inalazione di polveri da amianto. Lamentava la non correttezza della CTU espletata in prime cure in forza della quale era stata esclusa la responsabilità della Olmi Spa per la quale il marito aveva lavorato per circa 30 anni in ragione di una precedente attività di lavoro per soli tre anni in ambiente ove era stato utilizzato l’amianto. Si costituiva la Olmi Spa chiedendo il rigetto dell’appello, così come la HDi Gerling Industrie Versicherung AG chiamata in primo grado in garanzia.

La Corte di appello di Brescia con la sentenza impugnata in questa sede del 13.5.2011 rigettava l’appello: la Corte territoriale riteneva che fosse emerso che il P. aveva subito nei primi tre anni di lavoro per la FMB un’esposizione massiccia all’amianto mentre presso la Olmi la sua esposizione era stata irrilevante; inoltre non era stata offerto la prova che tale seconda esposizione avesse comportato un aggravamento del rischio di contrarre la malattia in parola. Il giudizio espresso dal CTU appariva quindi condivisibile.

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso C.A. articolando un motivo; resistono le controparti con controricorso. La HDi Gerling Industrie Versicherung AG ha depositato memoria unitamente ad una sentenza di questa Corte ed ad una sentenza della Corte di appello di Brescia.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il motivo proposto si allega l’omessa e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. La Corte di appello non aveva considerato adeguatamente tutti gli elementi che comprovavano la lunga esposizione al rischio che si era avuta nel periodo in cui il P.G.S. aveva lavorato per conto della Olmi che certamente aveva aggravato il rischio della precedente esposizione avutasi nel pregresso rapporto lavorativo. La CTU sul punto era erronea e superficiale.

Il ricorso va dichiarato inammissibile perchè sul thema decidendum anche della presente controversia e cioè se si possa individuare un nesso di causalità tra la malattia del defunto sig. P. e le condizioni di lavoro presso la Olmi è intervenuto un giudicato (tra le stesse parti) con la sentenza n. 1679/2015 di questa Corte che ha confermato le sentenze di merito che avevano escluso la sussistenza di tale nesso (cfr. pagg. 3, 4 e 5 della sentenza della Suprema Corte). Pertanto l’accertamento nel merito ormai passato in cosa giudicata tra le stesse parti per cui non è possibile ascrivere alla Olmi alcuna responsabilità nella causazione della malattia professionale che lo ha condotto alla morte non può che operare anche nella presente controversia che condivide con la prima tale presupposto fattuale e giuridico e cioè l’addebitabilità della malattia professionale al datore di lavoro chiamato in giudizio. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso. Le spese di lite liquidate per ciascuna delle parti costituite come al dispositivo – seguono la soccombenza.

PQM

La Corte:

Dichiara l’inammissibilità del ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento in favore di ciascuna delle controparti intimate delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 100,00 per esborsi, nonchè in Euro 3.000,00 per compensi oltre rimborsi spese generali nella misura del 15% e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2016

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