Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25174 del 07/12/2016


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Cassazione civile sez. VI, 07/12/2016, (ud. 05/10/2016, dep. 07/12/2016), n.25174

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20938-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

RISTOGEL SRL;

– intimata –

sul ricorso 21233-2015 proposto da:

RISTOGEL SRL, in persona del legale rappresentante, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA TORTONA, 4, presso lo studio dell’avvocato

STEFANO LATELLA, rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA

AMATUCCI giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, nonchè per il MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

li rappresenta e difende ope legis;;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenzi n. 1807/17/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI del 6/02/2015, depositata il 20/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GUIDO FEDERICO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

Va preliminarmente disposta la riunione al ricorso RG n. 20938/15 proposto dall’Agenzia delle Entrate di quello iscritto al R.G. n.21233/15 proposto avverso la medesima sentenza della CTR della Campania n. 1807/17/15 dalla Ristogel srl.

L’Agenzia delle Entrate ricorre contro la Ristogel srl avverso la sentenza della CTR della Campania n. 1807/17/15, con la quale, in parziale accoglimentd dell’appello della contribuente, è stata affermata la responsabilità solidale della contribuente, quale società beneficiaria all’esito di atto di scissione parziale del 14.9.2009, per i debiti tributari della società scissa, Complesso Polivalente Rossana srl, “nei soli limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato”.

Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia denunzia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 173, commi 12 e 13 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), censurando la statuizione della CTR che ha affermato che, in caso di scissione parziale la società beneficiaria della scissione è responsabile per il debito tributario della società scissa non per l’intero, ma nei soli limiti del valore del patrimonio netto ad essa assegnato. Avverso la medesima sentenza propone ricorso la Ristogel srl, anch’essa denunziando la violazione dell’art. 173 TUIR in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3) e 4).

La contribuente deduce che l’art. 173, comma 13 TUIR si riferisce alle sole beneficiarie di una “scissione totale” e non anche all’ipotesi di “scissione parziale” ex art. 173, comma 12 TUIR quale quella in esame. Rileva al riguardo che il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 13 riferito alle sole sanzioni amministrative, dispone, a differenza di quanto stabilito dall’art. 173 TUIR la responsabilità solidale anche in caso di scissione parziale, responsabilità peraltro limitata, secondo la prospettazione della ricorrente, al solo valore effettivo del patrimonio netto trasferito, come previsto dal D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 30.

Secondo la contribuente la responsabilità solidale totale per le sanzioni, erroneamente riconosciuta nella sentenza impugnata, sarebbe incompatibile con i principi della colpevolezza e personalità della sanzione.

Il ricorso proposto dall’Agenzia è fondato.

Ed invero come questa Corte ha già affermato, in tema di scissione parziale, per i debiti fiscali della società scissa relativi a periodi d’imposta anteriori all’operazione, rispondono, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 173, comma 13, solidalmente ed illimitatamente tutte le società partecipanti la scissione, come conferma il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 15, comma 2, che, con riguardo alle somme da pagarsi in conseguenza delle violazioni fiscali commesse dalla società scissa, prevede la solidarietà illimitata di tutte le beneficiarie, differentemente dalla disciplina della responsabilità relativa alle obbligazioni civili, per la quale, invece, l’art. 2506 bis c.c., comma 2 e art. 2506 quater c.c., comma 3, prevedono limiti precisi (Cass. 13059/2015; 9594/2016).

Non è invece condivisibile la prospettazione della contribuente, secondo cui la responsabilità solidale per i debiti tributari sarebbe ravvisabile nella sola ipotesi di scissione totale, non ravvisandosi valide ragioni per escludere la responsabilità solidale della beneficiaria pure nel caso in cui la scissione sia parziale e dunque la società scissa prosegua l’esercizio della propria attività.

La disposizione del comma 12 infatti, che opera una distinzione tra le due forme di scissione (parziale e totale) nell’ambito dell’adempimento degli obblighi tributari, non è invero incompatibile con la successiva previsione della responsabilità solidale a carico di tutte le società beneficiarie (senza alcuna distinzione tra scissione totale o parziale), come del resto confermato, sul piano della coerenza sistematica, dalla disposizione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 15 che prevede espressamente, in materia di sanzioni amministrative, la responsabilità solidale della beneficiaria anche in caso di scissione parziale, apparendo del tutto illogica una diversa regolamentazione tra le due forme di responsabilità.

L’accoglimento del ricorso dell’Agenzia travolge e rende superfluo l’esame del contrapposto ricorso proposto dalla contribuente.

La sentenza impugnata va dunque cassata e, considerato che non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., con reiezione del ricorso introduttivo della contribuente.

Considerata la particolarità delle questioni trattate, sussistono i presupposti per disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese dei gradi di merito.

La Ristogel s.r.l. invece condannata alla refusione delle spese del presente giudizio, che si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, riunito al presente ricorso quello iscritto al n. 21233/15 accoglie il ricorso dell’Agenzia.

Rigetta il ricorso della contribuente.

Cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta il ricorso introduttivo.

Condanna la contribuente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in 2.700,00 Euro per compensi, oltre a rimborso spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della contribuente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, il 5 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2016

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