Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25172 del 17/09/2021

Cassazione civile sez. I, 17/09/2021, (ud. 27/05/2021, dep. 17/09/2021), n.25172

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 18754/2020 proposto da:

D.A., rappresentato e difeso dall’avv. Lorenzo Trucco;

– ricorrente –

contro

Procura Generale Repubblica Corte Cassazione;

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., rappresentato e

difeso, ex lege, dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato

in Roma, Via dei Portoghesi 12;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1761/2019 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 31/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/05/2021 da Dott. CAPRIOLI MAURA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

D.A.,- cittadino del Gambia – proponeva avanti il Tribunale di Torino ricorso avverso la decisione della Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Torino, che aveva rigettato la sua istanza di ottenimento della protezione in relazione a tutti gli istituti previsti. Il richiedente asilo rappresentava d’aver abbandonato il suo Paese a causa del suo orientamento sessuale considerato reato in Gambia.

Il Tribunale torinese rigettava la domanda del richiedente in relazione a tutti gli istituti previsti dalla normativa in tema di protezione internazionale e questi interpose gravame avanti la Corte d’Appello di Torino preliminarmente riteneva non sussistenti i presupposti per disporre l’audizione dell’appellante spiegandone le ragioni correlate alla genericità dell’istanza.

Escludeva nel merito che vi fossero le condizioni per il riconoscimento delle invocate forme di protezione ponendo in rilievo la non credibilità del racconto, nonché l’assenza di persecuzione nei confronti del richiedente asilo inquadrabile nelle fattispecie previste dalla disciplina sulla protezione internazionale. Confermava altresì il diniego della protezione sussidiaria e di quella umanitaria condividendo sul punto la valutazione espressa dal Tribunale e rilevando con riguardo alla seconda la genericità della doglianza e sottolineando come l’integrazione sociale non potesse costituire l’unico motivo per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

D.A. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte torinese articolato su tre motivi.

Il Ministero si è costituito solo formalmente senza svolgere difese.

Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 7,8 e 11, in combinazione con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, anche in relazione alla mancata audizione.

Si lamenta che la motivazione della Corte sarebbe contraddittoria avendo,da un lato, ritenuto non credibile il racconto circa la sua condizioni di omosessualità e,dall’altra, negato l’audizione del richiedente richiesta dallo stesso per fornire alle autorità giudiziaria tutte le informazioni considerate necessarie.

Con un secondo motivo si duole della violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in combinato disposto con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8. Si censura il diniego di protezione sussidiaria anche esso basato su di una motivazione considerata contraddittoria in quanto, da un lato ha rimarcato l’inattendibilità e le lacune della narrazione e dall’altro ha escluso la sussistenza di un danno grave che il richiedente avrebbe subito in caso di rientro in Gambia. Si sostiene che le continue violazione dei diritti umani esistenti in Gambia avrebbero reso credibile la storia del ricorrente quantomeno ai fini della protezione sussidiaria.

Si afferma infatti che tale Paese sarebbe caratterizzato da una estrema instabilità non mutata anche con l’elezione del nuovo presidente per quanto riguarda la condizione degli omosessuali.

Con il terzo motivo si denuncia la violazione ed erronea applicazione ex art. 360, comma 1, n. 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 19, in relazione all’art. 10 Cost., comma 3.

Si censura, in particolare, l’interpretazione data dalla Corte all’istituto della protezione umanitaria che sarebbe ben diverso da come delineato nella decisione che non correttamente la collega Convenzione di Ginevra o alla protezione sussidiaria o comunque ad ipotesi sostanzialmente eccezionali.

Si afferma che detta misura è ricollegata invero ad una situazione di vulnerabilità soggettiva che sarebbe presente nella specie cui si sarebbe dovuto aggiungere la giovane età all’epoca dei fatti e la drammatica situazione esistente in Libia durante il suo soggiorno.

Si lamenta altresì che la Corte non avrebbe dato rilievo a quegli elementi di inserimento e apprezzamento sociale nel contesto del territorio nazionale correlati con il percorso di integrazioni rafforzato da esperienze lavorative.

Va rilevato che, con l’ordinanza interlocutoria n. 28316 del 2020, depositata l’11 dicembre 2020, la Sesta Sezione di questa Corte ha rimesso al Primo Presidente, ai sensi dell’art. 374 c.p.c., comma 2, per l’assegnazione alle Sezioni Unite, la questione di massima di particolare importanza avente ad oggetto “la configurabilità del diritto alla protezione umanitaria, nella vigenza del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, ed in continuità con la collocazione nell’alveo dei diritti umani inviolabili ad esso attribuita dalla recente pronuncia n. 24159 del 2019, quando sia stato allegato ed accertato il “radicamento” effettivo del cittadino straniero, fondato su decisivi indici di stabilità lavorativa e relazionale, la cui radicale modificazione, mediante il rimpatrio, possa ritenersi idonea a determinare una situazione di vulnerabilità dovuta alla compromissione del diritto alla vita privata e/o familiare ex art. 8 CEDU, sulla base di un giudizio prognostico degli effetti dello “sradicamento” che incentri la valutazione comparativa sulla condizione raggiunta dal richiedente nel paese di accoglienza, con attenuazione del rilievo delle condizioni del paese di origine non eziologicamente ad essa ricollegabili”.

Poiché il quarto motivo di ricorso ha ad oggetto la medesima questione, avendo il ricorrente dedotto di essere meritevole della protezione umanitaria invocata in ragione del livello di integrazione sociale raggiunto in Italia tanto essendo sintomatico di un suo effettivo radicamento in Italia, ritiene il Collegio necessario rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa della decisione delle Sezioni Unite.

P.Q.M.

La Corte dispone rinvio a nuovo ruolo in attesa della decisione delle Sezioni Unite.

Così deciso in Roma, il 27 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2021

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