Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25171 del 17/09/2021

Cassazione civile sez. I, 17/09/2021, (ud. 27/05/2021, dep. 17/09/2021), n.25171

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 13866/2020 proposto da:

K.K., elettivamente domiciliato a Lecce, presso lo studio

dell’avv. Salvatore Centonze;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS), in persona del Ministro p.t.,

rappresentato e difeso, ex lege, dall’Avvocatura Generale dello

Stato, domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi 12;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di LECCE, depositata il 20/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/05/2021 da Dott. CAPRIOLI MAURA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

Il Tribunale di Lecce rigettava con Decreto nr. 773/2020, la domanda diretta ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, la protezione sussidiaria e quella umanitaria presentata da K.K., della Guinea, avverso il diniego espresso dalla Commissione territoriale.

Il primo Giudice rilevava che i fatti narrati dal ricorrente non attenevano a persecuzioni per motivi di razza, nazionalità, religioni ed opinioni politiche o appartenenza ad un gruppo sociale e non integravano i presupposti per il riconoscimento dello status.

Escludeva che il richiedente fosse esposto al rischio effettivo di subire un grave danno e che nel territorio guineano non si registravano conflitti da giustificare il riconoscimento della protezione sussidiaria.

Osservava per quel che attiene alla protezione umanitaria la mancanza di particolare situazioni di vulnerabilità soggettiva.

Avverso tale decreto K.K. propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

Il Ministero si costituisce solo formalmente senza svolgere alcuna attività difensiva.

Con il primo motivo si denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione dell’obbligo di fissazione dell’udienza di comparizione personale ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 2, lett. a) e la violazione e falsa applicazione dell’art. 6 CEDU, nullità assoluta ed insanabile del procedimento e della decisione.

Si lamenta che il Tribunale avrebbe deciso il ricorso senza fissare udienza per l’ascolto del ricorrente, il quale non sarebbe stato messo in condizione di esercitare di difendersi e di fornire direttamente al Giudice tutte gli elementi utili al riconoscimento dello status di protezione internazionale.

Con il secondo motivo si denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la nullità della decisione dell’obbligo di fissazione dell’udienza di comparizione personale ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 2, lett. b) e c), violazione e falsa applicazione dell’art. 6 CEDU (diritto ad un equo processo).

Il ricorrente si duole, in particolare, che il Tribunale non avrebbe ben compreso la portata della sua istanza diretta ad ottenere una più approfondita analisi della sua storia e della sua permanenza nel territorio libico durante il quale era stato sottoposto a trattamenti disumani.

Con il terzo motivo si deduce ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio oggetto di discussione relativamente all’accertamento della condizione di particolare vulnerabilità del ricorrente.

Con il quarto motivo si denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 19, comma 1 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e art. 35 bis, comma 9.

Si lamenta che il Tribunale sarebbe venuto meno al dovere di integrazione officiosa con riferimento al requisito dell’integrazione lavorativa del ricorrente ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria.

Va rilevato che, con l’ordinanza interlocutoria n. 28316 del 2020, depositata l’11 dicembre 2020, la Sesta Sezione di questa Corte ha rimesso al Primo Presidente, ai sensi dell’art. 374 c.p.c., comma 2, per l’assegnazione alle Sezioni Unite, la questione di massima di particolare importanza avente ad oggetto “la configurabilità del diritto alla protezione umanitaria, nella vigenza del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, ed in continuità con la collocazione nell’alveo dei diritti umani inviolabili ad esso attribuita dalla recente pronuncia n. 24159 del 2019, quando sia stato allegato ed accertato il “radicamento” effettivo del cittadino straniero, fondato su decisivi indici di stabilità lavorativa e relazionale, la cui radicale modificazione, mediante il rimpatrio, possa ritenersi idonea a determinare una situazione di vulnerabilità dovuta alla compromissione del diritto alla vita privata e/o familiare ex art. 8 CEDU, sulla base di un giudizio prognostico degli effetti dello “sradicamento” che incentri la valutazione comparativa sulla condizione raggiunta dal richiedente nel paese di accoglienza, con attenuazione del rilievo delle condizioni del paese di origine non eziologicamente ad essa ricollegabili”.

Poiché il quarto motivo di ricorso ha ad oggetto la medesima questione, avendo il ricorrente dedotto di essere meritevole della protezione umanitaria invocata in ragione del livello di integrazione sociale raggiunto in Italia tanto essendo sintomatico di un suo effettivo radicamento in Italia, ritiene il Collegio necessario rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa della decisione delle Sezioni Unite.

P.Q.M.

La Corte dispone rinvio a nuovo ruolo in attesa della decisione delle Sezioni Unite.

Così deciso in Roma, il 27 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2021

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