Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2517 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 25/11/2021, dep. 27/01/2022), n.2517

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6969/2021 proposto da:

L.S., elettivamente domiciliato in Roma, via del Casale

Strozzi n. 31, presso l’avv. Laura Barberio che lo rappresenta e

difende per procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero Dell’interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto n. 3353/21 del Tribunale di Roma depositato in

data 30 gennaio 2021, R.G. n. 15218/2018;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore cons. Giulia

Iofrida.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, L.S., cittadino nigeriano, ha adito il Tribunale di Roma impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria. Nel richiedere la protezione internazionale il ricorrente esponeva di aver lasciato il proprio paese per motivi politici, in quanto membro dell'(OMISSIS) ((OMISSIS)), movimento per l’indipendenza del Biafra.

Il Tribunale, all’esito dell’audizione, ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione. In particolare il Tribunale ha ritenuto che la vicenda narrata dal ricorrente risultasse non credibile sia in relazione all’appartenenza del ricorrente all'(OMISSIS) che ai tentativi di arresto subiti. Per quanto attiene all’ipotesi di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, lett. c), il Tribunale ha escluso la sussistenza di una situazione di violenza generalizzata nella zona di provenienza del ricorrente. Infine, in merito alla protezione umanitaria, il Tribunale, all’esito del giudizio di comparazione tra la situazione del ricorrente in Italia e quella a cui sarebbe esposto in caso di rientro in Nigeria, ha escluso la sussistenza di particolari vulnerabilità o di rilevanti profili di integrazione, a fronte di saldi legami familiari nel paese di origine, nonché della possibilità di trovare lavoro in patria, come era già avvenuto prima della sua partenza.

Avverso il predetto decreto, comunicato l’8/2/2021, L.S. ha proposto ricorso per cassazione, notificato l’8/3/2021, svolgendo quattro motivi. L’intimata Amministrazione ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale. E’ stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta: a) “violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis introdotto dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. g), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, e del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, del D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, artt. 3,19 e 19-bis e dell’art. 25 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”; b) “Violazione art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in relazione al giudizio di non credibilità”; c) “Violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, e art. 19; dell’art. 8, comma 3 e dell’art. 32, comma 3 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 5, comma 6 e art. 19, D.Lgs, n. 286 del 1998 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per omesso accertamento istruttorio sulla attuale situazione del paese di origine, soprattutto in relazione alle problematiche relative al movimento indipendentista del Biafra e totale omissione dell’indicazione delle fonti”; d) “Violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, e art. 19; dell’art. 8, comma 3 e dell’art. 32, comma 3 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 (ante riforma di cui al D.L. n. 113 del 2018) in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5”.

2. Con il primo motivo il ricorrente si duole della delega (rectius subdelega) dell’attività istruttoria ad un Giudice di Pace, il quale avrebbe provveduto all’essenziale attività di audizione del ricorrente.

Il motivo è infondato.

Questa Corte a Sezioni Unite ha di recente affermato che “non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale, su delega del giudice professionale designato per la trattazione del ricorso, abbia proceduto all’audizione del richiedente la protezione ed Data pubblicazione 27/01/2022 abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, commi 10 e 11, tale attività rientra senza dubbio tra i compiti delegabili al giudice onorario in considerazione della analogia con l’assunzione dei testimoni e del carattere esemplificativo dell’elencazione ivi contenuta” (Cass. 5425/2021).

3. Il secondo motivo di ricorso lamenta la valutazione negativa della credibilità del racconto reso in sede di audizione, in quanto si sarebbe data rilevanza ad aspetti secondari e isolati. Lo stesso motivo, inoltre, censura la violazione del dovere di cooperazione istruttoria per non aver acquisito una completa conoscenza della situazione legislativa e sociale dello Stato di provenienza del ricorrente. Il motivo è inammissibile.

Deve osservarsi quanto alla credibilità, come, anche di recente (Cass. 11925/2020), si sia ribadito che “la valutazione di affidabilità del richiedente è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione che deve essere svolta alla luce dei criteri specifici, indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, oltre che di quelli generali di ordine presuntivo, idonei ad illuminare circa la veridicità delle dichiarazioni rese; sicché, il giudice è tenuto a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, i cui esiti in termini di inattendibilità costituiscono apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.

Nella specie, tutti gli aspetti significativi della vicenda narrata dal richiedente sono stati esaminati e si è proceduto quindi ad un approfondimento istruttorio, affermandosi, con ampia motivazione, il giudizio di inattendibilità. La valutazione negativa di credibilità (per vaghezza ed imprecisione) da parte del Tribunale si è basata su: le attività che il ricorrente svolgeva in qualità di membro dell'(OMISSIS) e il logo del movimento; le modalità di fuga dai tentativi di arresto; l’identificazione da parte della polizia. Tali aspetti, nel complesso, non risultano secondari in quanto attinenti all’appartenenza o meno del ricorrente al movimento (punto focale della vicenda) e alle persecuzioni passate (che costituiscono un indice di persecuzione).

4. Il terzo motivo di ricorso è volto a censurare l’omesso accertamento istruttorio della situazione attuale del paese di origine, con particolare riferimento al movimento indipendentista del Biafra e alla situazione della Nigeria e, in particolare del (OMISSIS), nonché la totale omissione delle fonti utilizzate.

Il richiedente riferisce di avere allegato con il ricorso dinanzi al Tribunale le (OMISSIS) ritenute rilevanti sulla gravissima situazione del Paese di provenienza e della regione del Biafra in particolare.

Il motivo è fondato.

Al fine di ritenere adempiuto il dovere di cooperazione istruttoria, il giudice è tenuto quindi ad indicare specificatamente le fonti in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto (Cass. ord. n. 11312 del 2019), in quanto, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicché il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di motivazione apparente (Cass. 13897/2019; Cass. 11312/2019; Cass. 13255/2020).

Nella specie, non sì è fatto riferimento ad alcuna fonte per descrivere da dove si è tratto il giudizio sull’assenza di conflitti interni o violenza indiscriminata nel Paese d’origine. Questa Corte ha di conseguenza chiarito che mentre “nel caso in cui il giudice di merito abbia reso note le fonti consultate mediante l’indicazione del loro contenuto, della data di risalenza e dell’ente promanante, il ricorrente che voglia censurarne l’inadeguatezza in relazione alla violazione del dovere di cooperazione istruttoria, è tenuto ad allegare nel ricorso le fonti alternative ritenute idonee a prospettare un diverso esito del giudizio”, diversamente, “nel caso in cui il richiamo alle fonti sia assente, generico o deficitario nelle sue parti essenziali, è sufficiente la censura consistente nella deduzione della carenza degli elementi identificativi” (Cass. 7105/2021).

5. Il quarto motivo di ricorso è assorbito.

6. Per tutto quanto sopra esposto, va accolto il terzo motivo, respinti i primi due ed assorbito il quarto, con cassazione del decreto impugnato e rinvio al Tribunale di Roma in diversa composizione. Il giudice del rinvio provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il terzo motivo, respinti i primi due ed assorbito il quarto, cassa il decreto impugnato con rinvio al Tribunale di Roma in diversa composizione, anche in punto di liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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