Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2516 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 14/01/2022, dep. 27/01/2022), n.2516

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32563-2019 proposto da:

S.R.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ORAZIO 30,

presso lo studio dell’avvocato PAOLO SCIPINOTTI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANDREA DIROMA giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimati –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di TRIESTE, depositata il

05/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/01/2022 dal Consigliere Dott. CRISCUOLO MAURO.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

S.R.A., proponeva istanza di ammissione provvisoria al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, che era rigettata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trieste con provvedimento del 20/10/2017.

La richiesta era quindi reiterata al giudice dinanzi al quale era stato impugnato il provvedimento amministrativo di diniego di protezione internazionale, ed il Tribunale di Trieste con decreto dell’8/2/2018 rigettava la richiesta, provvedendo con separato decreto anche al rigetto della domanda di riconoscimento della protezione internazionale.

S.R.A. proponeva opposizione del D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170, avverso il rigetto della richiesta di ammissione al detto beneficio, ed il Tribunale con ordinanza del 7 luglio 2019 rigettava l’opposizione.

Il provvedimento rilevava che non poteva accedersi alla lettura restrittiva del ricorrente circa le cause di manifesta infondatezza della domanda che legittimano il diniego dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, atteso che quelle richiamate nelle indicazioni del CNF hanno carattere meramente esemplificativo, dovendo ritenersi che sussista la manifesta infondatezza in tutti i casi in cui la domanda si palesi già prima facie infondata nel merito.

Così come non poteva ritenersi che nella materia della protezione internazionale l’unica ipotesi di manifesta infondatezza fosse quella di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 (che fa riferimento alla rappresentazione di fatti che non hanno alcuna attinenza con i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale).

Nella specie il decreto opposto ben poteva essere munito di una motivazione sintetica ed estremamente semplice, e che tale requisito era stato soddisfatto. Inoltre, le contraddizioni alle quali si faceva riferimento per giustificare il diniego, potevano essere in ogni caso desunte dal provvedimento di rigetto della protezione internazionale.

Per la cassazione di tale ordinanza propone ricorso S.R.A. sulla base di un motivo.

Il Ministero della Giustizia non ha svolto difese in questa fase.

Il motivo di ricorso denuncia, nella prima parte, la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, per motivazione assente e/o apparente e/o perplessa e/o apodittica, in quanto il Tribunale, nel decreto opposto avrebbe fatto riferimento ad una narrazione dei fatti contenuta nella domanda di protezione internazionale viziata da contraddizione, senza però chiarire da quali eventi abbia dedotto tale conclusione.

Anche l’ordinanza impugnata conferma la statuizione oggetto di opposizione, omettendo di fornire i necessari chiarimenti, con una sostanziale assenza di motivazione.

Nella seconda parte si deduce la erronea o falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 74 e 126, in quanto il Tribunale non ha verificato con un giudizio ex ante la sostenibilità delle ragioni del ricorrente, omettendo di indicare quali fossero le ragioni di merito che conducevano alla manifesta infondatezza della domanda avanzata nel giudizio di riconoscimento della protezione internazionale.

Il motivo è inammissibile.

In primo luogo, preme rilevare che, proprio a seguito della riformulazione dell’art. 360 c.p.c., ed al fine di chiarire la corretta esegesi della novella, sono intervenute le Sezioni Unite della Corte che con la sentenza del 7 aprile 2014 n. 8053, hanno ribadito che la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione, ed è solo in tali ristretti limiti che può essere denunziata la violazione di legge, sotto il profilo della violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4.

Nella fattispecie, atteso il tenore della sentenza impugnata, deve escludersi che ricorra un’ipotesi di anomalia motivazionale riconducibile ad una delle fattispecie che, come sopra esposto, in base alla novella consentono alla Corte di sindacare la motivazione.

Il provvedimento gravato nel rigettare l’opposizione, oltre ad avere chiarito la nozione di manifesta infondatezza che legittima il rigetto della domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato (nozione che non risulta specificamente contestata con il motivo di ricorso), ed oltre ad avere espresso il convincimento che il provvedimento interessato dall’opposizione, fosse dotato di una motivazione, sia pur sintetica ma sufficiente (avendo lo stesso fatto riferimento alle contraddizioni che connotavano la prospettazione stessa dei fatti operata dal ricorrente in relazione alla domanda per la quale era richiesta l’ammissione al beneficio de quo), ha altresì rilevato che le contraddizioni emergevano anche dal contenuto del provvedimento con il quale lo stesso Tribunale aveva nel merito rigettato la domanda di protezione internazionale.

La decisione de qua contiene quindi un rinvio per relationem al contenuto del provvedimento adottato nel giudizio di merito, assumendo che dallo stesso si profilava in maniera evidente la manifesta infondatezza della domanda, idonea a legittimare il diniego del beneficio.

Trattasi di una modalità di redazione della motivazione, con il rinvio al contenuto di altro provvedimento, peraltro ben noto alle parti, atteso che si faceva riferimento al rigetto della domanda avanzata dallo stesso S.R.A., che appare al Collegio soddisfare il requisito del minimo costituzionale della motivazione, come sopra ricordato, anche alla luce di quanto affermato dalle Sezioni Unite che con la sentenza n. 642/2015 hanno precisato che nel processo civile ed in quello tributario, la sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte (o di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari), senza niente aggiungervi, non è nulla qualora le ragioni della decisione siano, in ogni caso, attribuibili all’organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo, atteso che, in base alle disposizioni costituzionali e processuali, tale tecnica di redazione non può ritenersi, di per sé, sintomatica di un difetto d’imparzialità del giudice, al quale non è imposta l’originalità né dei contenuti né delle modalità espositive, tanto più che la validità degli atti processuali si pone su un piano diverso rispetto alla valutazione professionale o disciplinare del magistrato.

In tal senso il rinvio al contenuto di altro provvedimento, come ad esempio potrebbe anche avvenire per la sentenza di appello che faccia proprio il contenuto della sentenza di primo grado, ove i motivi di appello non necessitino di ulteriori argomentazioni a corredo della decisione, risulta idoneo a munire la decisione di una valida motivazione, dovendosi quindi pervenire al rigetto del ricorso.

Nulla a disporre quanto alle spese, non avendo gli intimati svolto attività difensiva.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater -, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, art. 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA