Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25127 del 07/11/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 25127 Anno 2013
Presidente: PICCIALLI LUIGI
Relatore: PROTO CESARE ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso 29742-2011 proposto da:
MINISTRO DELLA GIUSTIZIA in persona del Ministro pro
tempore e PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL
TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE
DELLO STATO, che li rappresenta e difende, ope legis;
– ricorrenti contro
CAVALCHI DANIELE CVLDNL66CO3F463U, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA LAURA MANTEGAZZ A 24, presso il
dott. MARCO GARDIN, rappresentato e difeso dall’avvocato
TURCO DANIELE, giusta mandato a margine del controricorso e
ricorso incidentale;

°V395
)3

Data pubblicazione: 07/11/2013

- controricorrente e ricorrente incidentale –

ric f?entiincidentaliavverso
rso l’ordinanza R.G. 1606/2010 del TRIBUNALE di REGGIO
EMILIA, depositata il 18/04/2011;

27/09/2013 dal Consigliere Relatore Dott. CESARE ANTONIO
PROTO;
udito per il controricorrente e ricorrente incidentale l’Avvocato Benito
Panariti (per delega avv. Daniele Turco) che si riporta agli scritti e si
rimette al Collegio per quanto riguarda l’istanza di riunione.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. AURELIO
GOLIA che si riporta alla relazione scritta.
***

Ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. il relatore nominato per l’esame del
ricorso ha depositato la seguente relazione.

“Osserva in fatto e in diritto
1. Cavalchi Daniele proponeva opposizione ex art. 170 D.P.R.
115/2002 avverso il decreto del Procuratore della Repubblica di
Reggio Emilia con il quale, revocati precedenti decreti di liquidazione
dei compensi al Cavalchi per prestazioni rese nell’espletamento delle
funzioni di consulente tecnico del P.M., venivano riliquidati,
riducendoli, gli onorari e il Cavalchi era invitato a restituire la somma
già corrisposta in eccedenza; l’opponente deduceva che la revoca dei
precedenti provvedimenti di liquidazione era preclusa e che,
comunque, l’originaria liquidazione era corretta.
Il Procuratore

della Repubblica si costituiva eccependo

l’improponibilità dell’opposizione in quanto diretta, a suo dire, contro
un atto che non poteva qualificarsi decreto di liquidazione, ma invito
Ric. 2011 n. 29742 sez. M2 – ud. 27-09-2013
-2-

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

bonario a restituire quanto ricevuto in eccedenza, al fine di attivare la
procedura di recupero delle somme indebitamente percepite ai sensi
dell’art. 187 T.U. 115/2002.
Il Tribunale di Reggio Emilia con ordinanza del 18/4/2011 annullava
il provvedimento di liquidazione e, in ordine alle spese processuali

L’Avvocatura dello Stato propone ricorso affidato a tre motivi.
Resiste con controricorso Cavalchi Daniele che propone ricorso
incidentale affidato ad un motivo.
2. Con il primo motivo del ricorso principale 1 ‘Avvocatura dello Stato
deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 168, 170 comma e,
187 comma 1, 213, 214 e 215 D.P.R. 115/2002, riproponendo
l’eccezione, già motivatamente disattesa dal giudice dell’opposizione,
secondo la quale il provvedimento con il quale erano revocate le
precedenti liquidazioni ed era riliquidato il compenso, non sarebbe un
provvedimento di liquidazione, ma un invito bonario emesso ai sensi
dell’art. 187 T.U. 115/2002 al fine di recuperare le somme
indebitamente pagate.
2.1 Il motivo è manifestamente infondato.
Come già correttamente rilevato nell’ordinanza oggetto di ricorso, con
attività di interpretazione dell’atto immune da censure, il
provvedimento aveva forma e sostanza di revoca e di riliquidazione
del compenso.
L’art. 187 T.U. 115/2002 è inapplicabile alla fattispecie in quanto, la
norma, al primo comma, stabilisce che le somme indebitamente
pagate non ascrivibili a responsabilità del concessionario o dell’ufficio
postale sono recuperate mediante iscrizione a ruolo, nei confronti del
beneficiario, da parte dell’ufficio che dispone il pagamento, ossia
contempla la situazione in cui in cui l’indebito pagamento non è
Ric. 2011 n. 29742 sez. M2 – ud. 27-09-2013
-3-

provvedeva con la seguente frase ‘Nulla per le spese”.

ascrivibile a responsabilità del concessionario/ufficio postale (prevista
invece dal secondo comma) perchè il soggetto tenuto al pagamento ha
eseguito esattamente le indicazioni contenute nel modello di
pagamento, che, però, erano soggettivamente od oggettivamente
errate (ad esempio, l’importo riportato sul modello di pagamento era

i dati anagrafici del beneficiario erano errati, ecc.).
In tali ipotesi le somme, ancorché indebitamente pagate, devono
essere regolarmente rimborsate dal beneficiario o regolate
contabilmente dal funzionario delegato; nella specie, invece, il
pagamento non poteva considerarsi indebito in quanto effettuato sulla
base di un decreto di pagamento emesso dall’autorità competente; il
pagamento poteva divenire indebito solo a condizione che quel
decreto fosse revocato, ma, la revoca, per le successive considerazioni,
non era più possibile.
3. Con il secondo motivo del ricorso principale I ‘Avvocatura dello
Stato deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 168, 170,
171, 187 D.P.R. 115/2002, 21 quinquies e nonies L. 241/90, 741 e
742 c.p.c. censura l’ordinanza nella parte in cui è stata esclusa la
modificabilità del decreto di liquidazione da parte dello stesso Ufficio
che lo ha emesso; a fondamento della modificabilità del decreto
adduce la natura oggettivamente amministrativa del provvedimento e
gli inconvenienti che si verificherebbero escludendo la libera
modificabilità del decreto di pagamento, con riferimento al
pregiudizio per l’Erario.
3.1 Il motivo è manifestamente infondato.
Il provvedimento di liquidazione del compenso per l’ausiliare del
giudice ha natura giurisdizionale e, come tale, non può essere revocato
d’ufficio dal medesimo giudice che lo ha emesso.
Ric. 2011 n. 29742 sez. M2 – ud. 27-09-2013
-4-

maggiore di quello indicato nel provvedimento che liquidava la spesa;

Il PM, come anche il Procuratore Generale, hanno la possibilità di
impugnare il provvedimento di liquidazione suddetto, ma non di
revocarlo anche implicitamente mediante un secondo decreto
sostitutivo del primo.
Una volta emesso il decreto il medesimo ufficio non può, quindi,

irrilevante l’organizzazione gerarchica dell’ufficio del PM che rileva
solo all’interno dell’ufficio stesso ma non nei confronti dei terzi per i
quali può rilevare solo il provvedimento emesso dall’ufficio ed è a tal
fine indifferente la persona fisica che lo ha emesso e la posizione
gerarchica da essa rivestita. (così Cass. Pen. Sez. 4 11/11/2008 n.
44564 in una fattispecie analoga alla presente, nella quale era in
contestazione un provvedimento emesso dallo stesso P.NI. ).
Analoghi principi sono stati affermati dalle sezioni civili di questa
Corte seppure con riferimento alla revocabilità di liquidazioni in
materia civile (v., tra le tante, Cass. 19/10/2007 n. 22010).
Con riferimento alla compromissione dell’interesse dell’erario, si
osserva che, a prescindere dall’infondatezza in fatto dell’argomento
(tenuto conto dei principi della responsabilità contabile, della
possibilità di impugnativa riconosciuta anche la P.G. della mancata
indicazione circa l’impossibilità di recupero da parte degli imputati
ove condannati) si deve osservare che l’argomento è irrilevante perché
l’applicazione dei principi giuridici non può essere influenzata dagli
effetti da questi provocati.
4. Con il terzo motivo del ricorso principale I ‘Avvocatura dello Stato
deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 168, 170 comma 2,
187 comma 1, 213, 214 e 215 D.P.R. 115/2002 e sostiene che il
giudice che ha emesso l’ordinanza impugnata avrebbe errato nel non
ritenere applicabile la procedura di recupero ex art. 187 T.U.
Ric. 2011 n. 29742 sez. M2 – ud. 27-09-2013
-5-

pretendere di emetterne un secondo e, a questi fini, è del tutto

115/2002 anche alle somme che siano state pagate in esecuzione di
un decreto di pagamento del quale sia stata accertata, ex post,
l’illegittimità.
4.1 Il motivo è manifestamente infondato per le ragioni già esplicitate
nel rigettare il primo motivo e che qui vengono richiamate.

procedura di recupero solo per i pagamenti indebiti e il pagamento è
indebito allorché non vi è corrispondenza soggettiva o oggettiva tra il
pagamento medesimo e il titolo (decreto o ordine) che lo autorizzava,
quando cioè il pagamento è stato fatto ad un soggetto diverso
dall’effettivo beneficiario, ovvero per un importo diverso (maggiore)
da quello liquidato oppure non dovuto per ragioni differenti dalla
eventuale illegittimità della liquidazione (come ad esempio nell’ipotesi
di cui all’art. 71 comma 3 T.U. 115/2002, di pagamento in contanti
effettuato oltre il termine di decadenza di 200 giorni dall’avviso di
pagamento).
Se, invece, la liquidazione è affetta da errori o da irregolarità, è questa
e non il pagamento ad essere indebita, così che l’errore nella
liquidazione non è riconducibile all’ambito di applicazione dell’art.
187 cit. che disciplina le sole due ipotesi di indebito pagamento
ascrivibile a responsabilità del concessionario o dell’ufficio postale
(comma 2) e l’indebito pagamento ad essi non ascrivibile (comma 1).
Questa seconda ipotesi, per la ragione letterale sopra evidenziata, non
può essere estesa all’erronea liquidazione, riguardando esclusivamente
le erronee indicazioni contenute nel modello di pagamento (importo,
dati anagrafici del beneficiario, ecc.).
Questa interpretazione letterale della norma è, inoltre, coerente con il
principio generale, richiamato al precedente punto 3.1 della non

Ric. 2011 n. 29742 sez. M2 – ud. 27-09-2013
-6-

Occorre infatti ribadire che l’art. 187 D.P.R. 115/2002 prevede la

revocabilità dei provvedimenti giurisdizionali, tra i quali anche quelli
che decidono sui diritti soggettivi al compenso.
5. Con l’unico motivo del ricorso incidentale Cavalchi Daniele deduce
la violazione dell’art. 91 c.p.c. e sostiene che, in applicazione del
principio della soccombenza, il Tribunale di Reggio Emilia avrebbe

spese del giudizio di opposizione.
5.1 II motivo è manifestamente infondato.
Davanti al Tribunale di Reggio Emilia non era stato evocato il
Ministero della Giustizia (che peraltro si è costituito senza nulla
eccepire al riguardo, in questo giudizio di Cassazione); pertanto nulla
poteva essere liquidato a carico del Ministero che non aveva
partecipato al giudizio.
La parte processuale era esclusivamente il P.M.
Come già riferito, il Tribunale, quanto alle spese, ha provveduto con
la seguente frase “Nulla per le spese”.
La pur sintetica statuizione è corretta perchè nei procedimenti in cui è
parte, l’ufficio del P.M. non può essere condannato al pagamento
delle spese del giudizio nell’ipotesi di soccombenza, trattandosi di un
organo propulsore dell’attività giurisdizionale, che ha la funzione di
garantire la corretta applicazione della legge, con poteri meramente
processuali, diversi da quelli svolti dalle parti, esercitati per dovere di
ufficio e nell’interesse pubblico (Cass. 7/10/2011 n. 20652; Cass.
17/2/2010 n. 3824; Cass. S.U. 17/7/2003 n. 11191).
4. In conclusione, il ricorso principale e quello incidentale possono
essere trattati in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376,
380 bis e 375 c.p.c., per essere dichiarati manifestamente infondati”

***

Ric. 2011 n. 29742 sez. M2 – ud. 27-09-2013
-7-

dovuto condannare il Ministero della Giustizia al pagamento delle

Considerato che il ricorso è stato fissato per l’esame in camera di
consiglio, che sono state effettuate le comunicazioni alle parti costituite
e la comunicazione al P.G;
Rilevato che il Ministero ricorrente non ha depositato memoria e nulla
ha opposto alla relazione;

del Ministero della Giustizia e, per esso della Procura della Repubblica,
al pagamento delle spese del giudizio di primo grado il ricorrente
incidentale ha depositato memoria nella quale:
preliminarmente chiede la riunione del presente procedimento
ad altro procedimento avente identico contenuto, ma
riguardante un ricorso proposto dal Ministero della Giustizia nei
confronti di tal Giovanni Piccinini;
nel merito sostiene che il giudizio di primo grado si era svolto
nei confronti della Procura della Repubblica quale organo
periferico del Ministero della Giustizia nell’emanare un
provvedimento di carattere amministrativo
Considerato che il collegio condivide e fà proprie le argomentazioni e
la proposta del relatore;
Considerato, quanto alla richiesta riunione, che non si ravvisano le
condizioni per disporla per la diversità del soggetto intimato e lo stato
del presente procedimento;
Considerato che il Ministero della Giustizia non è stato in alcun modo
e sotto nessun profilo evocato nel giudizio di primo grado così che nei
suoi confronti non poteva pronunciarsi condanna alle spese con
riferimento a quel giudizio, non potendosi equiparare la presenza
dell’Ufficio della Procura alla presenza del Ministero, unico soggetto
nei confronti sarebbe possibile una pronuncia di condanna alle spese
processuali;
Ric. 2011 n. 29742 sez. M2 – ud. 27-09-2013
-8-

Rilevato che, in ordine al ricorso incidentale sulla mancata condanna

Considerato che il ricorso incidentale è stato infondatamente proposto
anche nei confronti del Ministero della Giustizia, parte processuale in
questo giudizio di cassazione e che la reiezione del ricorso incidentale
giustifica la compensazione delle spese di questo giudizio di cassazione
in applicazione del principio della reciproca soccombenza;

La Corte di cassazione rigetta il ricorso principale e quello incidentale
e compensa le spese di questo giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma il 27 Settembre nella camera di consiglio della
sesta sezione civile.

P. Q. M.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA