Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2512 del 03/02/2010

Cassazione civile sez. I, 03/02/2010, (ud. 06/10/2009, dep. 03/02/2010), n.2512

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. FIORETTI Francesco Maria – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10139/2007 proposto da:

P.M. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA SISTINA 121, presso l’avvocato MARRA Maria

Teresa, che la rappresenta e difende, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente pro

tempore, domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

22/02/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/10/2009 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dott.

LIBERTINO ALBERTO RUSSO che chiede che la Corte di Cassazione, in

Camera di consiglio, voglia accogliere, per quanto di ragione, il

ricorso per manifesta fondatezza.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel 2005, P.M. adiva la Corte di appello di Roma chiedendo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri fosse condannata a corrisponderle l’equa riparazione prevista dalla L. n. 89 del 2001, per la violazione dell’art. 6, sul “Diritto ad un processo equo”, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della libertà fondamentali, ratificata e resa esecutiva con la L. 4 agosto 1955, n. 848.

Con decreto del 28.11.2005-22.02.2006, l’adita Corte di appello, nel contraddittorio delle parti, condannava la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore dell’istante della somma di Euro 2.400,00, quale indennizzo del danno non patrimoniale, oltre al pagamento delle spese processuali, liquidate in complessivi Euro 850,00 (di cui Euro 500,00 per diritti ed Euro 300,00 per onorario) e distratte in favore del difensore avv.to Maria Teresa Marra antistataria.

La Corte osservava e riteneva, tra l’altro:

– che la ricorrente aveva chiesto l’equa riparazione del danno subito per effetto dell’irragionevole durata del grado d’appello del processo amministrativo in tema di provvidenze in favore di familiari di invalidi civili, introdotto il 1.10.1996, dinanzi al TAR Campania – Napoli, deciso in primo grado con sentenza del 21.01.1999, avverso la quale, il 12.02.2000, aveva proposto appello, definito con sentenza dell’8.02.2005;

– che il gravame avrebbe dovuto ragionevolmente essere definito in anni 2, e, quindi, aveva avuto un ritardo incongruo di 3 anni;

– che in riferimento soltanto al periodo d’irragionevole ritardo l’indennizzo del danno morale poteva essere equitativamente liquidato all’attualità in misura pari ad Euro 800,00 per ciascun anno.

Avverso questo decreto la P. ha proposto ricorso per Cassazione, notificato il 27.03.2007. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha resistito con controricorso notificato il 7.05.2007.

La causa è stata fissata per l’esame in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c.. Il Pubblico Ministero ha chiesto che il ricorso sia accolto per quanto di ragione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il ricorso la P. denunzia:

1. “Violazione e falsa applicazione dell’art. 6 punto 1 e dell’art. 41) CEDU Violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, ex art. 360 c.p.c., punto 3”;

2. “Violazione del rapporto tra normativa nazionale e sovranazionale.

in relazione agli artt. 6 e 41 CEDU, ex art. 360 c.p.c., punto 3”.

Con i due motivi, che strettamente connessi consentono esame unitario, la ricorrente si duole dell’erronea determinazione della durata ragionevole del processo amministrativo e dell’insufficienza del liquidato indennizzo.

Il ricorso va accolto nei limiti delle argomentazioni che seguono.

Manifestamente prive di pregio si rivelano:

– la censura inerente alla fissazione in anni 2 anni della durata ragionevole del grado d’appello del processo presupposto, essendosi la Corte di merito attenuta allo standard CEDU di normale durata di un processo consimile (in tema, cfr. Cass. 200521390; 200501094;

200605292);

– la censura con cui si deduce la necessità di correlare l’indennizzo alla durata dell’intero processo, posto che la legge nazionale (L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 3, lett. a)), con una chiara scelta di tecnica liquidatoria non incoerente con le finalità sottese all’art. 6 della CEDU, impone di correlare il ristoro al solo periodo di durata eccedente il ragionevole (cfr. tra le altre, Cass. 200508568; 200608714; 200723844);

– la richiesta di determinare in Euro 2.000,00 l’indennizzo per ciascun anno da maggiorare con il bonus di Euro 2.000,00, dal momento che tale indennizzo supplementare non risulta chiesto anche nella fase di merito e che, comunque, le chieste attribuzioni sono dovute solo in casi di particolare importanza della controversia e di gravità del danno in relazione alla posta in gioco, nel caso di specie non evincibili (in tema cfr Cass. 200917684; 200806898).

Manifestamente fondato si rivela, invece, il profilo di doglianza inerente all’esiguità dell’indennizzo liquidato per ogni anno d’irragionevole ritardo tenuto conto del limite minimo di Euro 1.000,00, aderente allo standard CEDU negli affari consimili, non superabile se non in presenza di particolari motivazioni, nella specie non ravvisabili.

Accolta, dunque, la suddetta censura ben può procedersi sulle esposte premesse, alla cassazione dell’impugnato decreto ed alla decisione nel merito del ricorso, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., nessun accertamento di fatti essendo residuato alla cognizione di questa Corte.

Quindi, considerato il periodo, determinato in anni 3, d’irragionevole durata del giudizio presupposto ed individuato, in applicazione dello standard minimo CEDU – che nessun argomento del ricorso impone di derogare in melius -, nella somma di Euro 1.000,00 ad anno il parametro per indennizzare la parte del danno non patrimoniale riportato in detto processo presupposto, devesi riconoscere all’istante l’indennizzo complessivo di Euro 3.000,00, oltre agli interessi legali con decorrenza dalla domanda (Cass. 2006/8712).

Quanto alla regolamentazione delle spese, a carico della Presidenza del Consiglio dei Ministri soccombente va posto il pagamento delle spese del giudizio di merito, liquidate come in dispositivo, secondo i vigenti criteri tariffari nazionali (in tema, cfr. Cass. 200318204;

200423789; 200714053), fissati per processo svoltosi innanzi alla Corte di appello, in relazione ad attività necessariamente compiute, mentre, giuste ragioni, essenzialmente desunte dall’esito dell’impugnazione, accolta solo parzialmente, consigliano di compensare per la metà le spese del giudizio di cassazione, la cui residua parte va posta a carico dell’Amministrazione soccombente e si liquida anch’essa come in dispositivo. Spese distratte.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa in parte qua il decreto impugnato e decidendo nel merito condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore della ricorrente della somma di Euro 3.000,00, oltre agli interessi legali dalla domanda, nonchè al pagamento delle spese del giudizio di merito liquidate in Euro 1.150,00 (di cui Euro 380,00 per diritti ed Euro 50,00 per esborsi), oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

Condanna altresì la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento della metà delle spese del giudizio di legittimità, compensando l’altra, liquidandola nella misura già ridotta di Euro 550,00, di cui Euro 50,00, per esborsi, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge, spese tutte da distarsi in favore dell’Avv.to Maria Teresa Marra antistataria.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2010

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