Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2512 del 01/02/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 2512 Anno 2018
Presidente: DIDONE ANTONIO
Relatore: DOLMETTA ALDO ANGELO

sul ricorso 5681/2012 proposto da:
Duomo UniOne Assicurazioni s.p.a., in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via
Goiran n. 23, presso lo studio dell’avvocato Contento Giancarlo, che
la rappresenta e difende, giusta procura a margine del ricorso;
-ricorrente contro
Etrusca s.p.a. di Assicurazioni Generali in Liquidazione Coatta
Amministrativa, in persona dei Commissari Liquidatori pro tempore,
elettivamente domiciliata in Roma, piazzale Clodio n. 22, presso lo

cc;

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Data pubblicazione: 01/02/2018

studio dell’avvocato Arzillo Massimo, che la rappresenta e difende,
giusta procura in calce al controricorso;
-controricorrente avverso la sentenza n. 4285/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 17/10/2011;

15/09/2017 dal cons. ALDO ANGELO DOLMETTA (est.).

FATTO E DIRITTO

1.- La s.p.a. Duomo UniOne Assicurazioni ricorre per cassazione nei
confronti della s.p.a. Etrusca di Assicurazioni Generali in liquidazione
coatta amministrativa, articolando tre motivi avverso la sentenza
resa dalla Corte di Appello di Roma, 17 ottobre 2011.
Con tale pronuncia, la Corte territoriale ha riformato la decisione
emessa dal Tribunale di Roma in data 19 giugno 2006 n. 13934, che
aveva per contro accolto l’opposizione all’esclusione dallo stato
passivo della liquidazione coatta di Etrusca di un credito per il quale
la Duomo (all’epoca denominata UNIASS s.p.a.) aveva chiesto in via
tardiva l’insinuazione. Credito, questo, che nella prospettiva
delineata da Duomo fa riferimento al diritto di questa di ripetere
(agendo in surroga dei danneggiati ex art. 1203, n. 3, cod. civ.)
dalla liquidazione dell’Etrusca quanto pagato a titolo di indennizzo
per danni a cose, sino al limite massimo di 100.000 di vecchie lire
per ciascun sinistro [per le somme superiori a tale somma – che
viene a operare come una specie di «franchigia» -, la legge avendo
attribuito a Duomo (ex UNIASS) il diritto di ottenere il rimborso di
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udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

quanto corrisposto ai terzi danneggiati da parte del Fondo di
garanzia per le vittime della strada].
Nei confronti del ricorso resiste Etruria in I.c.a., che ha depositato
apposito controricorso.
La ricorrente Duomo ha anche depositato memoria

richiamati.
Il primo motivo assume, in via segnata, «violazione dei canoni
interpretativi ex artt. 1362 ss. cod. civ.».
Il secondo motivo a sua volta enuncia «violazione e falsa
applicazione dell’art. 19 lett. c) della legge 24 dicembre 1969 n. 990
e dell’art. 8, commi 1 e 2, legge n. 39/1977 e art. 3 legge n.
738/1978».
Il terzo motivo adduce, altresì, «violazione di cui all’art. 360 n. 5
cod. proc. civ., omessa contraddittoria motivazione su punti decisivi
in relazione all’art. 19 lett. c) e all’art. 8, commi 1 e 2, legge n.
39/1977 e art. 3 legge n. 738/1978».
3.- Il primo motivo fa riferimento, in modo particolare, agli «atti di
transazione e quietanza» che sono stati composti in relazione ai
singoli sinistri di cui al risarcimento. Lo stesso assume che la Corte
territoriale ha violato le regole base dell’interpretazione dei contratti,
perché ha affermato che questi documenti «non recano alcun
accenno alla somma pagata dalla UNIASS per i “danni a cose”».
In realtà, «è assolutamente evidente» – così prosegue il ricorrente «che risultando la somma pagata appositamente inserita nel
riquadro “danni a cose” tale fosse, appunto, la reale intenzione delle
parti».
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2.- I motivi di ricorso evocano i vizi che qui di seguito vengono

Il motivo non può essere accolto.
In effetti, il ricorrente ha riportato una parte solo dello svolgimento
compiuto al riguardo dalla Corte, astraendo la relativa frase dal
contesto in cui la stessa è calata e venendo, in tal modo, a travisare
il significato del complessivo rilievo. Come è agevole constatare,

recano soltanto il totale complessivo, che qualificano a tacitazione di
“ogni diritto e pretesa per tutti i danni patiti e patiendi, diretti e
indiretti, patrimoniali

e non patrimoniali,

presenti e futuri,

prevedibili e non prevedibili”». E’ quindi evidente che nessuna
distinzione viene operata tra danni patrimoniali e non patrimoniali.
Nulla pertanto consente di capire quale danno o quali danni siano
stati risarciti con la somma specificata nella transazione/quietanza».
4.- Il secondo motivo di ricorso prende in separata considerazione la
frase della motivazione svolta dalla Corte di Appello che appena
sopra (n. 3) è stata riferita. E assume che la lettura data dalla Corte
al testo delle transazioni/quietanze si palesa contraria alla normativa
della legge n. 990/1969 – che «costituisce la base di tutto il sistema
della responsabilità civile automobilistica», sino almeno alla
«modifica attuata con legge 19 febbraio 1992» (le transazioni di cui
si discute coprendo il periodo temporale che va dal 1985 al 1987) e, più in particolare, contraria alle norme degli artt. 19 e 37 di tale
legge di base.
«Dal tenore letterale del testo nella originaria formulazione e da
tutto il contesto della legge n. 990/1969» – prosegue il ricorrente «emerge con chiarezza che le prime 100.000 lire per danni a cose, e
solo per i danni a cose, non erano dovute dalle imprese designate
che hanno risarcito il danno».
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posto che la motivazione così va a proseguire: «gli atti di quietanza

Il motivo non può essere accolto.
In effetti, il motivo rimane generico, nel senso che non viene a
indicare e illustrare la ragione specifica per cui la normativa della
legge del ’69 dovrebbe comportare in modo automatico e radicale la
non correttezza della motivazione svolta dalla Corte di Appello (tra

nell’intestazione del motivo, non risulta trovare tracce nello
svolgimento effettivo dello stesso).
5.- Il terzo motivo risulta iscritto nel n. 5 dell’art. 360 cod. proc. civ.,
secondo la versione di questa diposizione che era vigente all’epoca.
E si sostanzia nel rilevare che la motivazione della Corte di Appello si
connota per «insufficienza e incongruità».
Questo, in particolare, perché la Corte – così segnala il ricorrente nell’esaminare i documenti di cui agli «atti di quietanza si è
soffermata solo sulla dichiarazione liberatoria del danneggiato»,
laddove il contenuto degli stessi risulta, sul piano oggettivo,
circostanziato in modo particolare.
Il motivo è fondato, secondo i termini e nei limiti che si vengono a
indicare.
In effetti, la motivazione della pronuncia della Corte territoriale non
appare persuasiva, là dove non viene a esaminare tutte le indicazioni
e dati che risultano rappresentati negli atti di transazione/quietanza.
Il riferimento va, in segnata specie, alla circostanza che – nelle
ipotesi in cui veniva riscontrato, e dunque risarcito, un danno non
alle cose, bensì alla persona – l’entità del relativo risarcimento
doveva trovare un’indicazione espressa nell’ambito della sezione a
tale bisogna predisposta nel modulo costruito per le
transazioni/quietanze.
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l’altro, il richiamo all’art. 8 della legge n. 37/1977, compiuto

6. In conclusione, respinti il primo e il secondo motivo, va accolto il
terzo motivo di ricorso. La sentenza impugnata va quindi cassata e la
controversia rinviata alla Corte di Appello di Roma che, in diversa
composizione, giudicherà anche sul punto delle spese delle spese del

P.Q.M.

La Corte accoglie il terzo motivo di ricorso, nei termini e limiti di cui
in motivazione, respinti il primo e il secondo motivo. Cassa, di
conseguenza, la sentenza impugnata e rinvia la controversia alla
Corte di Appello di Roma, che, in diversa composizione, giudicherà
anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Prima Sezione
civile, addì 15 settembre 2017.

giudizio di legittimità.

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