Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25108 del 10/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 10/11/2020, (ud. 27/02/2020, dep. 10/11/2020), n.25108

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giusep – rel. Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. ARMONE Giovanni M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26376/2013 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

T.D., rappresentata e difesa dagli Avv.ti Franco

Miglino e Arnaldo Miglino, con domicilio eletto presso lo studio dei

medesimi in Roma via della Giuliana n. 44, giusta procura a margine

del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania sez. staccata di Salerno n. 498/5/12, depositata il 25

settembre 2012.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 27 febbraio

2020 dal Consigliere Giuseppe Fuochi Tinarelli.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

L’Agenzia delle entrate ricorre, con un motivo, per la cassazione della sentenza con cui la CTR in epigrafe, in riforma della decisione di primo grado, ha annullato l’avviso di accertamento, per Iva, Irpef e Irap per l’anno 2005, con cui l’Ufficio aveva rideterminato il maggior reddito per irregolarità contabili e la natura antieconomica dell’attività d’impresa, nonchè per l’errata applicazione, sui lavori eseguiti a favore di un comune, dell’aliquota agevolata del 10% anzichè di quella ordinaria del 20%.

La CTR, esclusa l’antieconomicità dell’attività e le irregolarità contabili, quanto all’errata applicazione dell’aliquota agevolata riteneva la maggior somma non dovuta per errore di fatto fondato sull’affidamento riposto sull’ente pubblico che detta aliquota aveva applicato.

Il contribuente resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Preliminarmente il controricorso va dichiarato inammissibile non avendo la parte depositato in giudizio la cartolina dell’avviso di ricevimento della relativa notifica, derivandone la mancata prova del perfezionamento della notifica stessa.

2. L’unico motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione dei nn. 127 quinquies, septies e quaterdecies, Tabella A, parte III, D.P.R. n. 633 del 1972, nonchè della L. n. 457 del 1978, art. 31, comma 1, lett. a) e b), per aver la CTR riconosciuto il beneficio dell’agevolazione Iva a opere e prestazioni che non rientrano tra le tipologie previste dalla disciplina applicabile. Deduce, inoltre, l’irrilevanza delle certificazioni comunali ai fini del riconoscimento del beneficio.

3. Il motivo è inammissibile, non cogliendo la ratio della decisione.

3.1. L’intera doglianza, difatti, è articolata, univocamente ed esclusivamente sulla disamina delle fattispecie sottoposte al regime agevolato, sì da concludere per l’applicazione ai lavori in giudizio (che in tale ambito non sono compresi) dell’aliquota ordinaria.

3.2. Tale questione, peraltro, non è in alcun modo controversa e, anzi, è presupposta dalla stessa CTR, la quale, a fronte della riconducibilità della fattispecie alla previsione ordinaria, ha ritenuto inesigibile la pretesa dell’erario per aver il contribuente indicato, in buona fede, una aliquota errata a causa dell’affidamento ingenerato dall’Amministrazione appaltante.

La questione, dunque, si pone su un diverso ambito, ossia se, con riguardo all’imposta, sia o meno invocabile l’errore di fatto e la buona fede, nonchè, in via ulteriore, se la condotta della controparte, ancorchè ente pubblico, sia o meno rilevante ai fini dell’affidamento.

Nulla di ciò, tuttavia, è stato dedotto o censurato dall’Ufficio, neppure assumendo rilievo, a tal fine, la generica deduzione della non rilevanza delle certificazioni comunali.

4. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile. Nulla per le spese.

Non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater,nei confronti dell’Agenzia delle entrate in quanto Amministrazione dello Stato che opera con il meccanismo della prenotazione a debito.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 27 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2020

 

 

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