Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2508 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 09/11/2021, dep. 27/01/2022), n.2508

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 488-2020 proposto da:

C. LEGNAMI s.a.s. DI C.F. & C., in persona del

legale rappresentante pro-tempore; C.F., elettivamente

domiciliati in ROMA, in VIA GHIRZA 13, presso lo studio

dell’avvocato CLAUDIA PITTELLI, che li rappresenta e difende,

unitamente agli avvocati GIOVANNI GOZZI, PAOLO POZZA, con procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

AMCO – ASSET MANAGEMENT COMPANY s.p.a., e per essa la procuratrice

SISTEMIA s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, in VIA TOMMASO SALVINI 55, presso

lo studio dell’avvocato CARLO D’ERRICO che la rappresenta e difende,

unitamente all’avvocato GAVINO SPIGA, con procura speciale in calce

al controricorso;

– controricorrente –

contro

BANCA POPOLARE DI VICENZA s.p.a., in liquidazione coatta

amministrativa, in persona del legale rappres. p.t.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2551/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 19/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/11/2021 dal Consigliere relatore, Dott. CAIAZZO

ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

La C. Legnami s.a.s. convenne innanzi al Tribunale di Venezia la Banca popolare di Vicenza s.c.p.a. chiedendone la condanna alla restituzione delle somme corrispondenti agli interessi usurari addebitati sul conto corrente acceso il 14.5.99, mentre la banca convenuta propose domanda riconvenzionale avente ad oggetto la condanna dell’attrice al pagamento della somma di Euro 62.584,70 pari al saldo negativo dello stesso conto affidato.

Con distinto atto di citazione, la suddetta società e il socio C.F. proposero opposizione al decreto ingiuntivo emesso, nei loro confronti, su ricorso della Banca popolare di Vicenza, per la somma di Euro 63.990.11, saldo del medesimo conto corrente.

Il Tribunale adito, riunite le due cause, e disposta c.t.u., rideterminò il credito della banca e, previa revoca del decreto ingiuntivo, condannò gli opponenti al pagamento della somma di Euro 32.256,92 oltre interessi convenzionali.

La società e il socio C. proposero appello avverso tale sentenza, esponendo che: la banca non aveva provato il credito, depositando solo gli estratti del conto corrente a decorrere dal 30.6.2000 al 19.11.2010, il primo dei quali riportante un saldo di lire 276.209.898; il c.t.u. non aveva verificato il superamento del limite-soglia del tasso contrattualmente convenuto, limitando la propria verifica al tasso applicato, omettendo di inserire nel calcolo le commissioni di massimo scoperto.

Con sentenza del 19.6.2019, il giudice di secondo grado ha respinto l’appello, osservando che: la banca aveva prodotto gli estratti-conto di dieci anni di rapporto di conto corrente, dal 2000 al 2010, quando il conto passò in sofferenza, senza che gli attori avessero sollevato contestazioni sulle voci appostate negli stessi estratti-conto; non era stato, in particolare, allegato che il saldo del 30.6.2000 fosse errato e quale fosse invece il saldo corretto, e che tale omessa contestazione esimeva la banca, ex art. 115 c.p.c., dall’onere di dimostrare che il saldo di partenza fosse proprio quello indicato al 30.6.2000; gli attori avevano, anzi, riconosciuto il debito richiamando il contenuto della propria consulenza di parte circa il saldo del conto al secondo trimestre del 2000, con una consistenza superiore alla somma presa in considerazione dal c.t.u.; quest’ultimo aveva rideterminato il credito della banca scomputando la differenza tra tasso contrattuale e tasso-soglia; l’ipotizzata usura sopravvenuta non poteva comportare l’applicazione della sanzione di cui all’art. 1815 c.c., comma 2., ma la riconduzione della misura degli interessi passivi entro il tasso-soglia, come fatto dal c.t.u.; era invece da escludere l’usura originaria, non indagata dal c.t.u., considerato che per la determinazione del TAEG non deve tenersi conto delle commissioni di massimo scoperto.

C. Legnami s.a.s. e C.F. ricorrono in cassazione con unico motivo, illustrato con memoria. Resiste con controricorso la Amco, già Sga s.p.a., e per essa la sua procuratrice Sistemia s.p.a.; non si è costituita la procedura di l.c.a. della Banca popolare di Vicenza.

Diritto

RITENUTO

CHE:

L’unico motivo denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c. e art. 2697, c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 per aver erroneamente la Corte d’appello ritenuto la mancata contestazione del credito della banca da parte della correntista e del fideiussore. Al riguardo, i ricorrenti assumono, invece, che: la banca non aveva dimostrato il credito fatto valere, producendo solo gli estratti-conto dal 30.6 al 19.2.2000 e non anche quelli dall’accensione del conto, a decorrere dal 14.5.99; era stato contestato il saldo preteso dalla banca, tanto che il decreto ingiuntivo era stato revocato con riduzione del credito della banca opposta alla somma di Euro 32.256,92; stante tale contestazione, la banca avrebbe dovuto depositare tutti gli estratti-conto al fine di dimostrare il proprio effettivo credito; la consulenza di parte, prodotta dai ricorrenti, rappresentava esclusivamente il risultato dei calcoli effettuati per la verifica del superamento del tasso-soglia degli interessi applicati pari al 22%, e non era da interpretare invece come mancata contestazione del credito azionato dalla banca.

Il motivo è inammissibile essendo diretto al riesame dei fatti, prospettandone una diversa interpretazione. Invero, al riguardo va osservato che la sentenza impugnata è rispettosa della giurisprudenza di questa Corte secondo la quale: nei rapporti bancari di conto corrente, esclusa la validità della pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici a carico del correntista e riscontrata la mancanza di una parte degli estratti conto, riportando il primo dei disponibili un saldo iniziale a debito del cliente, occorre distinguere il caso in cui il correntista sia convenuto da quello in cui sia attore in giudizio. Nella prima ipotesi l’accertamento del dare e avere può attuarsi con l’impiego di ulteriori mezzi di prova idonei a fornire indicazioni certe e complete che diano giustificazione del saldo maturato all’inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; possono inoltre valorizzarsi quegli elementi, quali ad esempio le ammissioni del correntista stesso, idonei quantomeno ad escludere che, con riferimento al periodo non documentato da estratti conto, questi abbia maturato un credito di imprecisato ammontare (Cass., n. 11543/19; n. 22387/21).

Infatti, nel caso concreto, la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi circa la prova fornita dalla banca del credito fondato sul conto corrente, evidenziando altresì significativamente che gli appellanti non avevano allegato che il saldo negativo al 30.6.2000 fosse errato e quale fosse invece quello corretto; inoltre, la Corte di merito ha accertato l’omessa contestazione del credito fatto valere dalla banca, adeguatamente motivata con argomentazioni incensurabili in questa sede afferenti, in particolare, al contenuto della consulenza di parte appellante.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio che liquida nella somma di Euro 4600,00 di cui 100,00 per esborsi, oltre alla maggiorazione del 15% quale rimborso forfettario delle spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 9 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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