Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25063 del 07/11/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. L Num. 25063 Anno 2013
Presidente: MIANI CANEVARI FABRIZIO
Relatore: FILABOZZI ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso 16602-2010 proposto da:
AGOSTO ROSALBA GSTRLB67H55C,352P, ARZANO CONCETTA
RZNCCT67B47F8390,BIANCO

BNCDNL68T46C352X,

DANIELA

CAMPISE MARIA CMPMRA67T621671N, CAPANO RITA
CPNRTI67B44C352D, CAPOGRECO SABRINA CPGSRN67T45I872K,
CAPORALE VITTORIA CPRVTR75T59A542I, CHILLA’ RODOLFO
2013
2350

CHLRFL69D14C352Y, CORRADO LUCIA CRRLCU7OL67L240B,
CRISPO CINZIA CRSCNZ67S65C352X, CRITELLI CLORINDA
CRTCRN67E58C352D, CUBELLO LOREDANA CBLLDN68H66C352R,
CURCIO MARIA TERESA CRCMTR74P64L219R, DANIELE
GIAMPIERO

DNLGPR67H21A397U,

DE

FAZIO

MARIA

Data pubblicazione: 07/11/2013

DFZMRA66A48C352P, DE FRANCESA ROCCO DFRRCC73R05G702J,
DE GIORGIO CATERINA DGRCRN67E68C616D„ DONATO
RAFFAELA SANTINA DNTRFL69S41C616S, DONATO ROSANGELA
DNTRNG69P59C616H, FOLINO SARA FLNSRA67S62C352E,
FULCINITI ROSALBA FLCRLB69S45C352T, GALLO STEFANIA
GLLSFN69C58C352Q, GIUNONE ELISABETTA
GNNLBT69P47C616D,

MACRI’

MARIA

MCRMRA68M05Z4041,

MADARENA MARIA MDRMRA66R61C352Z, MANCUSO DANIELA
MCNDNL71C61C3520, MARINO RITA MRNRTI67D46C352F, MELE
ANNA MARIA MLENMR68A56C352T, OLIVIERI MARIA TERESA
LVRMTR7OR62C352B, PALAIA ANTONELLA PLANNL67D44C352Q,
PECORIELLO ANGELA PCRNGL66B66C388E, PINGITORE
VALENTINA

PNGVNT69E68C6352,

PIPICELLI

PPCNNL67B49I872X,

RANIERI

ROSATI

RSTSFN68B42C352F,

STEFANIA

ROSA

ANTONELLA

RNRRS070L61C3520,
RUSSO

MARIA

ANTONIETTA RSSMNT71L46C616H, SCALIA CATERINA
SCLCRN68C63F205B, SPADAFORA CARMEN SPDCMN67C47C352E,
TARANTINO MARIA ROSARIA TRNMRS67P51C352I, TASSONE
MARIA TERESA TSSMTR71M70H846U, VALENTE MARIA GRAZIA
VLNMGR68M611639X, VIAPIANA TIZIANA VPNTZN69E69C352X,
VIRGILLO ROSETTA VRGRTT74A68H846C, VIVINO SALVATORE
VVNSVT68CO2H846U, VOCI ANNA VCONNA69M66C352I, tutti
domiciliati in ROMA presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE
SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dagli
avvocati CONCETTA LEONE, AGRESTA GIUSEPPE, giusta
delega in atti;

- ricorrenti contro

REGIONE

CALABRIA,

in

persona

del

legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA OTTAVIANO 9, presso lo studio

dall’avvocato NAIMO GIUSEPPE, giusta delega in atti;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 205/2010 della CORTE D’APPELLO
di CATANZARO, depositata il 18/02/2010 R.G.N. 17/2008
+ atOul,.
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 27/06/2013 dal Consigliere Dott. ANTONIO
FILABOZZI;
udito l’Avvocato NAIMO GIUSEPPE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARCELLO MATERA che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

dell’avvocato GRAZIANO PUNGI’, rappresentata e difesa

r.g. n. 16602/10
udienza del 27.6.2013

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Reggio Calabria, con sentenza depositata in data 18.2.2010, ha confermato le
sentenze del Tribunale di Catanzaro, con le quali erano state rigettate le domande proposte dagli

2000, dell’assegno da essi percepito, in quanto soggetti avviati al lavoro in progetti di pubblica
utilità, nella misura prevista dagli artt. 8 del d.lgs. n. 46R/97 e 45, comma 9, della legge n. 144 del
1999 in materia di assegnò- per i lavori socialmente utili. A tali conclusioni la Corte territoriale è
pervenuta osservando che le disposizioni in esame avevano quali destinatari unicamente ì lavoratori
impegnati in lavori socialmente utili e non quelli avviati in progetti di pubblica utilità e che non
erano condivisibili le argomentazioni degli appellanti volte a sostenerne l’estensione anche a questi
ultimi.
Avverso tale decisione tutti i lavoratori hanno proposto ricorso per cassazione affidandosi a due
motivi di ricorso cui resiste con controricorso la Regione Calabria.
Entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Preliminarmente, deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso formulata dalla
Regione sul rilievo della mancanza della procura nella copia notificata del ricorso per cassazione,
avendo questa Corte già affermato (Cass. n. 16540/2006) che la mancata trascrizione, sulla copia
del ricorso per cassazione notificato, degli estremi della procura speciale conferita dal ricorrente al
difensore non determina l’inammissibilità del ricorso ove la procura sia stata rilasciata con
dichiarazione a margine o in calce la ricorso, in quanto in tal caso l’intimato, con il deposito del
ricorso in cancelleria, è posto in grado di verificare l’anteriorità del rilascio della procura rispetto
alla notificazione dell’atto di impugnazione.
Nella specie, la procura è stata apposta in calce al ricorso ed è collocata prima della relata di
notificazione del ricorso stesso; il che, unitamente alla conformità dell’atto all’originale, attestata
dall’ufficiale giudiziario, vale ad integrare un elemento idoneo a far ritenere al destinatario della
notifica l’esistenza della procura.

odierni ricorrenti volte ad ottenere il riconoscimento del loro diritto all’adeguamento, per l’anno

2.- La Regione ha riproposto nel controricorso l’eccezione di difetto di legittimazione passiva, non
esaminata dalla Corte d’appello, che l’ha ritenuta assorbita nella statuizione con cui la domanda è
stata rigettata nel merito.
La questione, così come proposta, non può tuttavia trovare ingresso in questa sede, perché la
controricorrente, in ossequio al disposto di cui all’art. 366 n. 4 c.p.c. (applicabile anche al
controricorso), avrebbe dovuto specificare non solo di avere proposto la stessa questione in appello,
ma anche di averla ritualmente proposta in primo grado (essendogliene altrimenti preclusa la

E’ stato, infatti, già precisato (cfr., fra le altre, Cass. n. 12832/2009, Cass. n. 14468/2008, Cass. n.
355/2008, Cass. n. 11321/2007) che, la legitimatio ad causam, attiva e passiva, consiste nella
titolarità del potere e del dovere di promuovere o subire un giudizio in ordine al rapporto sostanziale
dedotto in causa, mediante la deduzione di fatti in astratto idonei a fondare il diritto azionato,
secondo la prospettazione dell’attore, prescindendo dall’effettiva titolarità del rapporto dedotto in
causa, con conseguente dovere del giudice di verificarne l’esistenza in ogni stato e grado del
procedimento; da essa va tenuta distinta la titolarità della situazione giuridica sostanziale, attiva e
passiva, per la quale non è consentito, invece, alcun esame d’ufficio, poiché la contestazione della
titolarità del rapporto controverso si configura come una questione che attiene al merito della lite e
rientra nel potere dispositivo e nell’onere deduttivo e probatorio della parte interessata, la quale è
quindi tenuta a dedurla nei tempi e nei modi previsti per le eccezioni di parte.
Nella specie, si discute appunto della titolarità, dal lato passivo, del rapporto giuridico che attiene
alla erogazione del sussidio previsto per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità, e dunque di
una questione attinente al merito della lite, che, in quanto tale, doveva essere tempestivamente e
ritualmente dedotta già con la memoria difensiva ex art. 416 c.p.c.
3.- Con il primo motivo si denuncia violazione di norme di diritto, censurando l’interpretazione
data dalla Corte d’appello agli artt. 8 del d.lgs. n. 468/97 e 45 della legge n. 144 del 1999 e
sostenendo che la disciplina dettata dalle suddette disposizioni deve trovare applicazione anche per i
lavori di pubblica utilità previsti dal d.lgs. n. 280 del 1997.
4.- Con il secondo motivo si deduce la nullità della sentenza per omessa pronuncia, nonché vizio di
motivazione, relativamente agli stessi profili già oggetto di censura nel primo motivo.
5.- Il primo motivo è fondato. La decisione della Corte territoriale si discosta, infatti, dai principi
recentemente affermati da questa Corte in fattispecie identiche a quella in esame (cfr. ex plurimis
Cass. n. 3476/2013, Cass. n 20719/2012, Cass. n. 9702/2012, Cass. n. 9504/2012, Cass. n.
9151/2012, Cass. n. 1654/2012, Cass. n. 28540/2011, Cass. n. 1461/2011), principi ai quali va data
continuità giuridica anche in questa sede, secondo cui “in tema di lavori socialmente utili, l’art. 1

2

proposizione per la prima volta in appello).

del d.lgs. n. 468 del 1997 fornisce una definizione di portata generale dei 1.s.u., comprensiva delle
varie attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità
collettiva, nonché dei lavori di pubblica utilità mirati alla creazione di occupazione in particolari
bacini d’impiego, in conformità all’intento demandato dalla legge delega – consistente nella
revisione del’intera disciplina dei lavori socialmente utili – e in vista di una configurazione unitaria
di tutte le attività ivi descritte che ha successivamente trovato consolidamento nella nuova
disciplina dettata in materia dal d.lgs. n. 81 del 2000. Ne consegue che il rapporto tra il disposto di

pubblica utilità – e quello di cui all’art. 3 del d.lgs. n. 280 del 1997 – diretto ad individuare i lavori di
pubblica utilità in funzione della creazione di occupazione in uno specifico bacino di impiego – si
configura in termini di specificazione di intenti generali in ambiti territoriali determinati, all’interno
di una medesima tipologia di attività e di una medesima finalità del legislatore, connessa ad
obiettivi di tutela dalla disoccupazione e di inserimento al lavoro, sicché l’incremento dell’assegno,
nella misura e nei termini determinati dall’art. 45, comma 9, legge n. 144 del 1999, trova
applicazione anche per i lavori di pubblica utilità previsti dal d.lgs. n. 280 del 1997”.
6.- Il motivo deve essere pertanto accolto, non essendosi la Corte d’appello uniformata ai suddetti
principi. Le ulteriori doglianze proposte nel secondo motivo restano assorbite nell’accoglimento del
primo motivo.
7.- In definitiva, va accolto il primo motivo, dichiarando assorbito il secondo, con la cassazione
della sentenza impugnata ed il rinvio della causa ad altro giudice, che si designa nella Corte
d’appello di Catanzaro, il quale si uniformerà ai principi di diritto sopra enunciati e regolerà anche
le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo, cassa e rinvia anche per le spese alla Corte
d’appello di Catanzaro.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 27 giugno 2013.

cui all’art. 2 del d.lgs. n. 468 del 1997 – che delinea i settori di attività per i progetti di lavoro di

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA