Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25059 del 07/11/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 25059 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: DE STEFANO FRANCO

SENTENZA

sul ricorso 9870-2010 proposto da:
MUNDA

GIACOMO

MNDGCM54C24B428V,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA PACUVIO 34, presso lo studio
dell’avvocato ROMANELLI GUIDO, rappresentato e difeso
dall’avvocato BEVILACQUA ANGELINA giusta delega in
atti;
– ricorrente –

2013

contro

1906

ASSITALIA

S.P.A.

00409920584,

GULINO

ANTONINO

GLNNNN46C20B428Q;
– intimati –

1

Data pubblicazione: 07/11/2013

Nonché da:
INA – ASSITALIA S.P.A.
dell’Avv.

MATTEO

00409920584

MANDO’

in persona

procuratore

speciale

dell’Amministratore Delegato, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA CRATILO DI ATENE 31, presso

rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente incidentale contro

MUNDA

GIACOMO

MNDGCM54C24B428V,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA PACUVIO 34, presso lo studio
dell’avvocato ROMANELLI GUIDO, rappresentato e difeso
dall’avvocato BEVILACQUA ANGELINA giusta delega in
atti;
– controricorrente all’incidentale nonchè contro

GULINO ANTONINO GLNNNN46C20B428Q;
– intimati –

avverso la sentenza n. 236/2009 della CORTE D’APPELLO
di CATANIA, depositata il 23/02/2009, R.G.N. 629/2004;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 15/10/2013 dal Consigliere Dott. FRANCO DE
STEFANO;
udito l’Avvocato ANGELINA BEVILACQUA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIANFRANCO SERVELLO che ha concluso per

lo studio dell’avvocato VIZZONE DOMENICO, che la

il ricorso principale: accoglimento dei primi quattro
motivi di ricorso, rigetto degli altri,

inammissibilità del ricorso;

3

Svolgimento del processo

1. Giacomo Munda convenne, con atto di citazione
notificato il 22-24 settembre 1999, dinanzi al tribunale di
Caltagirone Antonino Gulino e la sua assicuratrice RcA
Assitalia – Le Assicurazioni d’Italia spa, ritenendo il

mancato rispetto del segnale di “stop”, dei danni patiti
per le lesioni causategli dall’investimento del suo
motoveicolo, in Caltagirone il 10.4.93. Costituitasi la
sola assicuratrice, che aveva contestato la fondatezza
della domanda sia in ordine all’an che al quantum debeatur,
il tribunale dichiarò peraltro la responsabilità esclusiva
dei convenuti e li condannò solidalmente a pagare C 65.500
per i danni anche da riduzione della capacità lavorativa ed
C 561,39, oltre rivalutazione anno per anno ed interessi,
nonché alle spese di lite e di c.t.u.
Interpose appello l’Assitalia, che contestò – in punto
di an debeatur

sia il riconoscimento della colpa del suo

assicurato che l’esclusione di un concorso di colpa e – in
punto di quantum debeatur

la liquidazione della lesione

della capacità di lavoro specifica e del danno morale, come
pure la decorrenza degli interessi legali; pure chiedendo
la condanna del Munda alla restituzione delle maggiori
somme eventualmente percepite in ragione della già avvenuta
esecuzione della sentenza di primo grado. Il Munda contestò
la fondatezza del gravame e comunque impugnò quest’ultima
in ordine al calcolo degli accessori del risarcimento da
perdita della capacità lavorativa specifica, al mancato

primo, alla guida della sua vettura, responsabile, per

riconoscimento del danno da ridotto o mancato guadagno e
del danno materiale al suo motoveicolo.
La corte di appello etnea, con sentenza 236 del 23.2.09,
accolse in parte l’appello principale, riducendo la
condanna della Assitalia e del Gulino ad E 7.970,11 (dagli

da lesione della capacità di lavoro specifica (con
rivalutazione monetaria dalla data del sinistro ed
interessi legali sulla somma rivalutata fino al soddisfo),
nonché ad E 561,39 per spese mediche (oltre i soli
interessi legali dal tempo del singolo esborso al
soddisfo), compensando per un terzo le spese di lite del
primo grado e per l’intero quelle del grado di appello,
nonché dichiarando il Munda obbligato alla restituzione
alla Assitalia spa di quanto eccedesse il dovuto, come
rideterminato.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre il Munda,
affidandosi a nove motivi; resiste con controricorso,
contenente ricorso incidentale articolato su almeno un
motivo, la Assitalia Le Assicurazioni d’Italia spa,
mentre non svolge attività difensiva in questa sede il
Gulino; e, per la pubblica udienza del 15.10.13, la
controricorrente deposita memoria ai sensi dell’art. 378
cod. proc. civ.
Motivi della decisione

2. Va premesso che, essendo la sentenza impugnata stata
pubblicata tra il 2.3.06 ed il 4.7.09, alla fattispecie
continua ad applicarsi, nonostante la sua abrogazione (ed
in virtù della disciplina transitoria di cui all’art. 58,
4

originari E 39.850,54), a titolo di risarcimento del danno

comma quinto, della legge 18 giugno 2009, n. 69) l’art.
366-bis cod. proc. civ. e, di tale norma, la rigorosa
interpretazione elaborata da questa Corte (Cass. 27 gennaio
2012, n. 1194; Cass. 24 luglio 2012, n. 12887; Cass. 8
febbraio 2013, n. 3079). Pertanto:

cod. proc. civ. vanno corredati, a pena di inammissibilità,
da quesiti che devono compendiare: a) la riassuntiva
esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice
di merito; b) la sintetica indicazione della regola di
diritto applicata da quel giudice; c) la diversa regola di
diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta
applicare al caso di specie (tra le molte, v.: Cass. Sez.
Un., ord. 5 febbraio 2008, n. 2658; Cass., ord. 17 luglio
2008, n. 19769, Cass. 25 marzo 2009, n. 7197; Cass., ord. 8
novembre 2010, n. 22704); d) questioni pertinenti alla
ratio decidendi,

perché, in contrario, difetterebbero di

decisività (sull’indispensabilità della pertinenza del
quesito, per tutte, v.: Cass. Sez. Un., 18 novembre 2008,
n. 27347; Cass., ord. 19 febbraio 2009, n. 4044; Cass. 28
settembre 2011, n. 19792; Cass. 21 dicembre 2011, n.
27901);
2.2. a corredo dei motivi di vizio motivazionale vanno
formulati momenti di sintesi o di riepilogo, che devono
consistere in uno specifico e separato passaggio espositivo
del ricorso, il quale indichi in modo sintetico, evidente
ed autonomo rispetto al tenore testuale del motivo,
chiaramente il fatto controverso in riferimento al quale la
motivazione si assume omessa o contraddittoria, come pure 5

2.1. i motivi riconducibili ai nn. 3 e 4 dell’art. 360

se non soprattutto – le ragioni per le quali la dedotta
insufficienza della motivazione la rende inidonea a
giustificare la decisione (Cass. 18 luglio 2007, ord. n.
16002; Cass. Sez. Un., 1 0 ottobre 2007, n. 20603; Cass. 30
dicembre 2009, ord. n. 27680);

nel medesimo quesito, di doglianze di violazione di norme
di diritto e di vizio motivazionale, ma soltanto alla
imprescindibile condizione che ciascuna sia accompagnata
dai rispettivi quesiti e momenti di sintesi (per tutte:
Cass. sez. un., 31 marzo 2009, n. 7770; Cass. 20 dicembre
2011, n. 27649).
3. Ciò posto, in via preliminare, si rileva che tre sono
le questioni poste col ricorso principale:
a)

la riliquidazione del danno da riduzione della

capacità di lavoro specifica: ed alla questione possono
ricondursi i motivi primo, secondo, terzo e quarto del
ricorso principale, nonché il primo – e, a quanto consta,
unico – motivo di ricorso incidentale;
b) l’esclusione di prova su nesso causale tra incidente
e lucro cessante, nonché su nesso causale tra incidente e
danno

emergente

al

motoveicolo:

questione

cui

si

riferiscono i motivi dal quinto all’ottavo del ricorso
principale;
c) il regime delle spese di lite: questione alla quale
si riconduce il nono motivo.
Sempre in via preliminare, va rilevato che, prima di
ogni altra cosa, l’Assitalia deduce l’inammissibilità di
tutti i motivi di ricorso riconducibili ai nn. 3 e 4
6

2.3. infine, è consentita la contemporanea formulazione,

dell’art. 360 cod. proc. civ., per violazione dell’art.
366-bis cod. proc. civ., lamentando sostanzialmente
l’astrattezza dei quesiti; quanto ai motivi di ricorso di
vizio motivazionale, esclude che le prospettate doglianze
possano sussumersi entro il paradigma di quest’ultimo.

riassunte, cui si riferiscono i primi quattro motivi di
ricorso principale ed il ricorso incidentale.
4.1. Al riguardo, la sentenza di secondo grado, per quel
che qui ancora rileva, circa la riliquidazione del danno da
riduzione della capacità di lavoro specifica così motiva:
“quanto alla liquidazione disposta per il danno da
perdita della capacità di lavoro specifica, le doglianze,
proposte esclusivamente in riferimento al
debeatur’,

‘quantum

appaiono meritevoli di condivisione. In realtà,

la motivazione adottata dal primo giudice non consente
comunque di riscontrare correttamente, con l’assegnazione
di

‘una valenza percentuale pari al 25% del totale’,

l’indicazione specifica del consulente tecnico _ che nella
relazione _ espressamente indica per ‘l/
specifico’

una incidenza di

danno lavorativo

‘grado lieve’

delle lesioni

riscontrate, valutando la professione del danneggiato e la
peculiare necessità

‘motivo del suo lavoro, di svolgere

lunghi percorsi a piedi’.

La necessaria coerenza alle

risultanze peritali, tra l’altro condivise, impone pertanto
un ridimensionamento del parametro percentuale di
riferimento ad un quinto del massimo già stabilito del 25%,
con conseguente riduzione dell’importo già liquidato di

e

39.850,54 ad C 7.970,11”.
7

4. Può esaminarsi la prima delle questioni sopra

4.2. Questo il contenuto delle doglianze sul punto mosse
dalle parti.
4.2.1. Quanto al primo motivo di ricorso principale
(rubricato “omissione e comunque contraddittorietà della
motivazione su fatto controverso decisivo in relazione

– il Munda pare dolersi della concreta motivazione sul
sensibile ridimensionamento della valutazione del grado di
riduzione della capacità lavorativa specifica, anche sotto
profilo

il

dell’incongruità

del

riferimento

alle

conclusioni del c.t.u.; e conclude con una serie di
proposizioni di riepilogo o sintesi;

l’Assitalia ribatte con l’illustrazione del senso

della pronunzia di secondo grado alla stregua delle
doglianze svolte con l’appello, dovendo ricondursi il danno
da cenestesi lavorativa, a suo dire unico a risultare nella
fattispecie, all’ambito dell’unitaria categoria del danno
non patrimoniale; ed anzi in tal senso, nel medesimo
contesto, pare sviluppare un “I ° motivo del ricorso
incidentale”, invocando la “correzione della motivazione
assunta dal giudice dell’appello in ordine alla asserita
riduzione della percentuale di danno da incapacità
lavorativa specifica”;
– il Munda, con successivo controricorso avverso detto
ricorso incidentale, ne denuncia l’inammissibilità, siccome
carente della censura che si intende proporre e della
chiara illustrazione del motivo, nonché volto a sollecitare
esclusivamente il potere di questa Corte di correggere la
motivazione; della medesima tesi sull’insussistenza di
8

all’art. 360 n. 5 c.p.c.”):

danno da capacità lavorativa specifica, oltre la sola
cenestesi lavorativa, denuncia poi la novità in questa sede
e comunque la non ammissibilità da giudicato interno; ma
non manca di sostenere l’infondatezza, per l’evidenza della
sussistenza di tale specifica voce di danno patrimoniale,

4.2.2. Quanto al secondo motivo di ricorso principale
(rubricato “nullità della sentenza per violazione e falsa
applicazione degli artt. 61 e 113 c.p.c. in relazione
all’art. 360 n. 4 c.p.c.”):
– il Munda pare sostenere l’inevitabilità della
devoluzione di ogni valutazione ad un consulente tecnico e
quindi la scorrettezza dell’autonoma determinazione in tal
senso da parte della corte territoriale, concludendo con un
articolato quesito di diritto;
– ribatte l’assicuratrice che spetta al giudice del
merito la concreta valutazione dell’incidenza della
riduzione della capacità lavorativa.
4.2.3. Quanto al terzo motivo di ricorso principale
(rubricato “violazione e falsa applicazione delle norme di
cui agli artt. 1223, 1226, 2056 e 2043 c.c. in relazione
all’art. 360 n. 5 c.p.c.”):
– il Munda qualifica erronea la discrezionale riduzione
del grado di riduzione della capacità lavorativa specifica;
e conclude con un quesito di diritto;
– l’assicuratrice contesta l’ammissibilità del motivo,
sia per essere stato formulato un quesito di diritto per un
vizio motivazionale, sia quanto al momento di sintesi o
riepilogo fortemente carente sul punto, sia per la
9

in cui quella riduzione si sostanzia.

inconfigurabilità di vizi di quella fatta in ipotesi di
prospettazione di violazione di norme di diritto.
4.2.4. Quanto al quarto motivo di ricorso principale
(rubricato “insufficienza della motivazione su fatto
controverso decisivo in relazione all’art. 360 n. 5

– il Munda pare dolersi della carenza di validi elementi
a sostegno dell’individuazione di un valore molto basso in
un “maggior ventaglio di valori che il concetto di classe
suggerisce”;
– l’assicuratrice contesta il motivo, siccome rivolto a
censurare la valutazione del c.t.u. e del tribunale e,
così, a sollecitare un riesame del merito, invece sempre
precluso in sede di legittimità.
4.3. Va subito rilevata la sicura inammissibilità del
primo – e, a quanto consta, unico – motivo di ricorso
incidentale, se non altro per carenza di qualunque quesito
di diritto o di momento di sintesi o riepilogo in linea con
l’art. 366-bis cod. proc. civ. e la rigorosa giurisprudenza
maturata in ordine alla sua applicazione.
Ancora, è inammissibile il terzo motivo di ricorso
principale, siccome prospettato come vizio motivazionale,
ma concluso con un quesito di diritto: il quale ultimo
manca di ogni riferimento alle concrete peculiarità della
fattispecie, mentre, ove fosse convertibile in momento di
sintesi, manca dell’indicazione dei motivi dell’incongruità
di una valutazione che, in tesi, resta equitativa (mentre
non potrebbe censurarsi sotto il profilo della violazione

10

c.p.c.”):

di norme di diritto la violazione di regole di diritto o,
più correttamente, di norme processuali).
E pure inammissibile il quarto motivo di ricorso
principale, siccome non concluso con alcun distinto momento
di sintesi o di riepilogo, tanto meno dalle rigorose
caratteristiche ricordate sopra, al punto 2.2.

4.4. Il primo ed il secondo motivo sono inammissibili.
In primo luogo, sono parziali e frammentari i passaggi
della relazione del consulente tecnico di ufficio
indispensabili per la decisione riportati in ricorso.
Eppure, il ricorrente che, in sede di legittimità,
denunci l’erroneità della valutazione di un documento o di
risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare
specificamente il contenuto del documento trascurato od
erroneamente interpretato dal giudice di merito,
provvedendo alla sua trascrizione, al fine di consentire al
giudice di legittimità il controllo della decisività dei
fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per
il principio di cui al n. 6 dell’art. 366 cod. proc. civ.,
questa Suprema Corte deve essere in grado di compiere sulla
base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune
non è consentito sopperire con indagini integrative (con
principio affermato ai sensi dell’art. 360-bis, comma l,
cod. proc. civ.: Cass., ord. 30 luglio 2010, n. 17915).
Ora, nella specie, prima ancora di valutare
l’incongruità della motivazione della corte territoriale,
sarebbe stato indispensabile essere in grado di ricavare,
direttamente e soltanto dal ricorso, quale fosse il tenore
delle risultanze peritali, in coerenza alle quali la corte
?

11

)

di merito ha ritenuto più aderente, all’interno di una
gamma di valori determinata solo nel massimo (tanto da
escludere la necessità di uno specifico ulteriore
intervento da parte del tecnico per l’individuazione del
grado concreto all’interno di quell’intervallo),

sulla capacità lavorativa specifica del Mundo.
In secondo luogo, nel ricorso manca la precisa
indicazione della sede processuale e, soprattutto, la
trascrizione dei passaggi degli atti del giudizio di merito
nei quali la questione sulla adeguatezza della
determinazione del grado di incidenza di quella riduzione
in ragione del 25%, questione resa oggetto di almeno uno
dei motivi di appello principale dell’assicuratrice, fosse
stata sottoposta ai giudici di merito.
Eppure,

il ricorrente che proponga in sede di

legittimità una determinata questione giuridica, la quale
implichi accertamenti di fatto, ha l’onere, al fine di
evitare una statuizione di inammissibilità per novità della
censura, non solo di allegare l’avvenuta deduzione della
questione dinanzi al giudice di merito, ma anche di
indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia
fatto, onde dar modo alla Corte di controllare

ex actis la

veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel
merito la questione stessa (per l’ipotesi di questione non
esaminata dal giudice del merito: Cass. 2 aprile 2004, n.
6542; Cass. 10 maggio 2005, n. 9765; Cass. 12 luglio 2005,
n. 14599; Cass. 11 gennaio 2006, n. 230; Cass. 20 ottobre
2006, n. 22540; Cass. 27 maggio 2010, n. 12992; Cass. 25
12

individuare il 5% come grado di incidenza, anziché il 25%,

maggio 2011, n. 11471; Cass. 11 maggio 2012, n. 7295; Cass.
5 giugno 2012, n. 8992; Cass. 22 gennaio 2013, n. 1435).
E tanto esime dal rilevare che, sia pur molto
sommariamente, la Corte territoriale mostra di contenere la
liquidazione entro più bassi livelli all’interno della

incidenza delle lesioni sull’attività dell’odierno
ricorrente: la quale circostanza integrerebbe una
valutazione di fatto, sottratta a censura in questa sede di
legittimità, in quanto scevra da evidenti vizi logici o
giuridici.
5. Può passarsi ora alla seconda delle questioni poste
dal ricorso, cioè l’esclusione di prova su nesso causale
tra incidente e lucro cessante, posta dal quinto e dal
sesto motivo di ricorso principale.
5.1. Al riguardo, la gravata sentenza sottolinea la
carenza di un attendibile riscontro probatorio (già
affermata dal primo giudice in relazione agli elementi in
suo possesso), tale evidentemente non ritenendo
l’autodichiarazione e qualificando espressamente tardiva la
produzione della dichiarazione dei redditi del 1993 e delle
fatture, avvenuta soltanto in grado di appello.
5.2. Questo l’ambito delle questioni.
5.2.1. Quanto al quinto motivo di ricorso principale
(rubricato “nullità della sentenza per violazione o falsa
applicazione dell’art. 345 c.p.c. nel testo di cui alla 1.
26-11-1990 n. 353 art. 52 applicabile al giudizio de quo,
in relazione all’art. 360 n. 4 c.p.c.”):

13

gamma proposta dal consulente in ragione della concreta

- il Munda si duole della ritenuta inammissibilità della
produzione della dichiarazione dei redditi 1993 e di due
fatture per spese sopportate; e conclude con un quesito di
diritto;
– l’assicuratrice replica essersi ormai affermata la

appello di documenti (salve le eccezioni di impossibilità
di produzione in precedenza o di indispensabilità ai fini
della decisione).
5.2.2. Quanto al sesto motivo di ricorso principale (di
“omissione e comunque contraddittorietà della motivazione
su fatto controverso decisivo in relazione all’art. 360 n.
5 c.p.c.”):
– il Munda rimarca l’ingiustizia della mancata presa in
considerazione della dichiarazione del 1993, prodotta a suo
dire ritualmente in appello, nonché della mancata
esplicitazione delle ragioni di irrilevanza, a fini
probatori, dell’autodichiarazione; e comunque denunzia un
vizio di mancata applicazione di documenti ulteriori, tra
cui le dichiarazioni di altri anni ed altra documentazione,
genericamente indicata;
– l’assicuratrice ribatte ricordando come sia pur sempre
necessario un principio di prova sulla cui base liquidare
il danno da lucro cessante e comunque corretta l’esclusione
della rilevanza probatoria degli elementi invocati dalla
controparte in secondo grado.
5.2.3. Quanto al settimo motivo di ricorso principale
(di “violazione e falsa applicazione delle norme di cui

14

tesi dell’inammissibilità anche della sola produzione in

agli artt. 1223, 1226, 2056 e 2043 c.c. in relazione
all’art. 360 n. 5 c.p.c.”):
– il Munda lamenta la conseguente non integralità del
risarcimento del danno, nonostante la presenza di prova
documentale del nesso causale tra incidente e lucro
cessante e tra il primo e danni esposti come riparati nelle

fatture prodotte in appello; e conclude con un quesito di
diritto;
– l’assicuratrice controbatte non potersi estendere il
vizio prospettato alla violazione o falsa interpretazione
di norme di diritto e comunque condividendo la valutazione
di insussistenza di valide prove sul lucro cessante.
5.2.4. Quanto all’ottavo motivo di ricorso principale
(di “omissione o comunque contraddittorietà della
motivazione su fatto controverso decisivo in relazione
all’art. 360 n. 5 c.p.c.”):
– il Munda si duole di un vizio motivazionale sulla
ritenuta carenza di valida ed ammissibile prova sui danni
materiali al motoveicolo;
– l’assicuratrice deduce l’inammissibilità del motivo,
ritenendo con esso tendere il ricorrente alla rivalutazione
nel merito della vicenda e, comunque, ribadendo la
correttezza

dell’esclusione

di

valide

prove

sulle

circostanze di fatto coinvolte.
5.3. Di tali motivi:
– è inammissibile il sesto: prospettato come vizio
motivazionale, manca un separato e conclusivo momento di
sintesi o di riepilogo, in linea coi rigorosi requisiti
prospettati sopra, al paragrafo 2.2, in disparte che non è
(f\
15

ammesso addurre, quale vizio motivazionale, l’ingiustizia
dell’applicazione di norme processuali; e tanto a
prescindere dall’evidente inammissibilità del motivo in
carenza della trascrizione in ricorso del documento di cui
si tratta, se non pure dell’infondatezza della doglianza

dell’autodichiarazione, tesi quest’ultima
giurisprudenza di legittimità, per la

conclamata nella
quale nessuno

tranne casi specifici ed eccezionali, che qui non ricorrono
– può formare prove a suo proprio vantaggio;
– è inammissibile il settimo: anch’esso prospettato come
vizio motivazionale, manca di un momento di sintesi o di
riepilogo, ma è assistito da un quesito di diritto, il
quale, quand’anche potesse riconvertirsi il motivo in
violazione di norme di diritto, sarebbe comunque apodittico
e generico quanto alla regola generale che si vorrebbe
violata e quindi privo a sua volta dei rigorosi requisiti
di cui sopra, al paragrafo 2.1;
– è inammissibile l’ottavo: è addotta come ragione di
vizio

motivazionale

la

non

correttezza

di

una

qualificazione di diritto (la tardività della produzione
documentale).
5.4. È, invece, infondato il quinto, limitato com’è alla
questione della non tardività della produzione in appello
dei documenti o prove precostituite, in applicazione del
testo dell’art. 345 cod. proc. civ. introdotto dalla legge
n. 353 del 1990: sul punto, basti un rinvio a Cass. Sez.
Un., 20 aprile 2005, n. 8203, sull’estensione ai documenti
del divieto di cui a tale norma (giurisprudenza confermata,
16

sulla carenza di motivazione sull’irrilevanza probatoria

tra le innumerevoli altre, da: Cass. 5 agosto 2005, n.
16526, Cass. 13 gennaio 2006, n. 622, Cass. 20 gennaio
2006, n. 824, Cass. 28 marzo 2006, n. 7073, Cass. 7 luglio
2006, n. 15514, Cass. 16 febbraio 2007, n. 3644, Cass. 8
marzo 2007, n. 5323, Cass. 31 maggio 2007, n. 12792, Cass.

Cass. 20 ottobre 2010, n. 21561, Cass. 10 giugno 2011, n.
12731). E, si noti, nella specie non viene in
considerazione, se non altro in ricorso (solo momento
rilevante ai fini della formulazione della doglianza e del
suo concreto ambito in questa sede), il profilo
dell’indispensabilità di ciascuno dei documenti di cui,
oltretutto, manca idonea trascrizione in ricorso, in
violazione del n. 6 dell’art. 366 cod. proc. civ. – oggetto
della doglianza.
6. Infine, va esaminata la tematica del regime delle
spese di lite, di cui al nono motivo di ricorso (rubricato
“violazione e falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c. in
relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.”).
6.1.

Sul punto,

la gravata sentenza dispone la

compensazione parziale (in ragione di un terzo, lasciando i
rimanenti due terzi a carico dei convenuti originari) di
quelle di primo grado in ragione del “complessivo andamento
ed esito della lite” e quella totale di quelle di secondo
grado per la soccombenza reciproca, “marcata anche dalla
rilevanza delle modifiche apportata dalle statuizioni
impugnate da ciascuna delle parti”.
6.2. Al riguardo:

17

26 giugno 2007, n. 14766, Cass. 11 maggio 2010, n. 11346,

6.2.1. il Munda contesta il governo del regime delle
spese di lite e, in particolare, la sussistenza di una
soccombenza reciproca in ordine alla disposta compensazione
parziale per il primo grado, oltretutto in difetto di
esplicitazione dei giusti motivi necessari per procedervi;

ricorrenza delle suindicate circostanze, quali la vittoria
in misura minore della parte attrice e la posizione
difensiva avversaria di totale contestazione, sarebbe
comunque erroneo ravvisare nel caso di specie una ipotesi
di soccombenza reciproca, posto che tale concetto
sottintende una pluralità di pretese contrapposte,
rigettate dal giudice a svantaggio di entrambi gli istanti
e che, pertanto, non avendo la Corte d’appello esplicitato
giusti motivi atti a giustificare la operata
compensazione parziale delle spese del primo grado del
giudizio, non motivata da una ipotesi di soccombenza
reciproca, risultano violati gli artt. 91 e 92 c.p.c.?;
6.2.2. ma l’assicuratrice ribatte prospettando come
sussumibile entro i giusti motivi, sulla cui base disporre
la compensazione, anche la sproporzione tra quanto
richiesto dall’attore e quanto effettivamente riconosciuto
spettante.
6.3. Il quesito di diritto a corredo del motivo non è
pertinente alla

ratio decidendi:

esso si riferisce, come

reso palese dalla penultima proposizione, alla
compensazione in primo grado,
manifestamente

disposta

in

ma questa è stata

ragione

del

complessivo

andamento della lite e non della reciproca soccombenza

dica la Corte se nella

e formula il seguente quesito:

(posta a base, semmai, della compensazione totale delle
spese di appello).
Il motivo è, pertanto, inammissibile.
7. Inammissibili tutti i motivi di ricorso principale ed
il ricorso incidentale, tanto va dichiarato in dispositivo;

ricorrente principale ne comporti la condanna al pagamento
delle spese di legittimità.
P.

Q.

M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale ed
il ricorso incidentale. Condanna Giacomo Munda al pagamento
delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in e
2.700,00, di cui C 200,00 per esborsi.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
terza sezione civile della Corte suprema di cassazione,
addì 15 ottobre 2013.

ma ritiene il Collegio che la prevalente soccombenza del

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