Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25042 del 07/12/2016


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Cassazione civile sez. un., 07/12/2016, (ud. 13/09/2016, dep. 07/12/2016), n.25042

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente aggiunto –

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente di sez. –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di sez. –

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente di sez. –

Dott. CURZIO Pietro – Presidente di sez. –

Dott. AMBROSIO Annamaria – Presidente di sez. –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente di sez. –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22254-2014 proposto da:

B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO 7,

presso lo studio dell’avvocato NICOLA CORONATI, rappresentato e

difeso dall’avvocato NICOLA BRUNETTI, per delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

PROCURATORE GENERALE RAPPRESENTANTE IL PUBBLICO MINISTERO PRESSO LA

CORTE DEI CONTI IN ROMA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

BAIAMONTI 25;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 253/2014/A della CORTE DEI CONTI – Sezione

Prima Giurisdizionale Centrale – ROMA, depositata il 12/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/09/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito l’Avvocato Nicola BRUNETTI;

udito il P.M., in persona dell’Avvocato Generale Dott. IACOVIELLO

Francesco Mauro, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il sig. B.G. propone ricorso per difetto assoluto di giurisdizione in relazione alla sentenza Corte dei Conti 12/2/2014, di rigetto del gravame interposto avverso la pronunzia non definitiva Corte dei Conti 2/2/2010, di condanna al pagamento di somma a titolo di risarcimento dei danni all’immagine e da disservizio subiti dal Ministero della Pubblica Istruzione in conseguenza di sentenza di patteggiamento ex art. 444 c.p.p. del Gip di Lecce n. 251/07 ad anni 2 di reclusione per il reato p.p. agli artt. 609 bis c.p. e ss., per aver compiuto atti illeciti nei confronti di minori durante le ore di lezione.

Resiste con controricorso la Procura Generale presso la Corte dei Conti.

Il difensore del ricorrente ha presentato note d’udienza ex art. 379 c.p.c., comma 4.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico motivo il ricorrente denunzia “erroneità” dell’impugnata sentenza.

Lamenta che come affermato da Corte Cost. n. 355 del 2010 e da Corte Cost. n. 286 del 2011 “il danno all’immagine nell’ipotesi che ci occupa non costituisce più illecito risarcibile (sanzionabile) in assoluto, in seguito all’entrata in vigore del D.L. 1 luglio 2009, n. 78, art. 17, comma 30 ter (c.d. Lodo Bernardo)”, sicchè, “essendo… venuta a mancare nell’ordinamento una norma idonea a tutelare il danno all’immagine della P.A. nelle ipotesi suddette, non è più possibile individuare alcun giudice titolare del potere di decidere”.

Si duole che sia stata erroneamente ritenuta operante “la clausola di salvezza dell’art. 17, comma 30 ter, in quanto l’espressione “sentenza non definitiva” ivi contemplata è da intendersi come atecnica, non facendo il legislatore “riferimento alla figura tipica della sentenza non definitiva”.

Il ricorso è inammissibile.

Come queste Sezioni Unite hanno già avuto modo di affermare in tema di responsabilità contabile, la norma del D.L. n. 78 del 2009, art. 17, comma 30 ter, (conv. in L. n. 102 del 2009) che ha circoscritto la possibilità del P.M. presso il giudice contabile di agire per il risarcimento del danno all’immagine di enti pubblici (pena la nullità degli atti processuali computi) ai soli fatti costituenti delitti contro la P.A., accertati con sentenza passata in giudicato, introduce una mera condizione di proponibilità dell’azione di responsabilità davanti al giudice contabile (incidente, dunque, sui soli limiti interni della giurisdizione di tale giudice) e non una questione di giurisdizione (v. Cass., Sez. Un., 7/6/2012, n. 9188), atteso che tale norma non pone una limitazione della giurisdizione contabile ma, nel disciplinare l’esercizio da parte delle Procure regionali della Corte dei Conti dell’azione per il risarcimento del danno all’immagine subito dall’Amministrazione, ha solo circoscritto i casi in cui è possibile esperirla nei confronti di un suo dipendente (v. Cass., Sez. Un., 23/11/2012, n. 20728).

Principio da questa Corte affermato con riferimento a questioni concernenti la sussistenza o meno del rapporto di servizio e dell’emissione nei confronti del responsabile di sentenza ex art. 444 c.p.p. – anteriormente all’emanazione della L. n. 475 del 1999, che ha equiparato le sentenze di applicazione della pena su richiesta delle parti a quelle di condanna- (v. Cass., Sez. Un., 7/6/2012, n. 9188), e che trova anche nella specie senz’altro applicazione.

Va pertanto ribadito che ad incardinare la giurisdizione della Corte dei conti è necessaria e sufficiente l’allegazione di una fattispecie oggettivamente riconducibile allo schema del rapporto d’impiego o di servizio del suo preteso autore, mentre afferisce al merito ogni problema relativo alla sua effettiva esistenza (v. Cass., Sez. Un., 7/6/2012, n. 9188; Cass., Sez. Un., 23/11/2012, n. 20728. E, da ultimo, Cass., 8/5/2014, n. 9937).

Al merito si è affermato afferire la questione concernente la pretesa insussistenza di un danno risarcibile all’immagine della P.A. (v. Cass., Sez. Un., 25/11/2008, n. 28059).

Del pari al merito attiene la pretesa inapplicabilità della c.d. clausola di salvaguardia o c.d. lodo Bernardo (secondo cui “Le procure della Corte dei Conti esercitano l’azione per il risarcimento del danno all’immagine nei soli casi e nei modi previsti dalla L. 27 marzo 2001, n. 97, art. 7… Qualunque atto istruttorio o processuale posto in essere in violazione delle disposizioni di cui al presente comma, salvo che sia stata già pronunciata sentenza anche non definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è nullo e la relativa nullità può essere fatta valere in ogni momento, da chiunque vi abbia interesse, innanzi alla competente sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, che decide nel termine perentorio di trenta giorni dal deposito della richiesta”), dall’odierno ricorrente prospettata in ragione dell’asseritamente erronea interpretazione del relativo presupposto costituito dalla “sentenza, anche non definitiva” emessa anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 78 del 2009.

Trattasi infatti di questione che non prospetta l’eventuale sconfinamento dai limiti esterni della propria giurisdizione da parte del giudice contabile, ovvero dell’esistenza stessa di vizi riguardante l’essenza della relativa funzione giurisdizionale (cfr. Cass., Sez. Un., 10/6/2013, n. 14503; Cass., Sez. Un., 21/6/2010, n. 14890), ma solo una modalità operativa, afferente al merito, e pertanto ai relativi limiti interni (cfr. Cass., Sez. Un., 10/3/2014, n. 5490).

Non è a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese, stante la natura di parte soltanto in senso formale del controricorrente Procuratore Generale rappresentante il Pubblico Ministero presso la Corte dei Conti.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2016

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