Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25027 del 06/12/2016


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Cassazione civile sez. VI, 06/12/2016, (ud. 06/10/2016, dep. 06/12/2016), n.25027

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17225/2014 proposto da:

LEVONI S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, CIRCONVALLAZIONE

CLODIA 36-A, presso lo studio dell’avvocato FABIO PISANI, che la

rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all’avvocato FABIO

PICCINELLI giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 301/63/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI MILANO SIZIONE DISTACCATA DI BRESCIA, emessa il

03/12/2013 e depositata il 21/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO MANZON.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Atteso che ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata e ritualmente comunicata la seguente relazione:

“La CTR di Milano ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia contro la sentenza n. 256/01/2011 della CTP di Mantova che aveva accolto il ricorso della dalla “Levoni spa” avverso la cartella di pagamento (per IRES-IRAP) adottata a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione UNICO 2008, ad integrazione della quale era stata poi presentata ulteriore dichiarazione ritenuta dall’ufficio irrituale perchè tardiva rispetto al termine ultimo per la dichiarazione successiva.

La predetta CTR ha motivato la decisione nel senso il D.P.R. n. 322 del 1988, art. 2, comma 8 bis (con cui si stabilisce che le dichiarazioni dei redditi possono essere integrate per correggere errori materiali od omissioni mediante dichiarazione da presentare non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo), prevede due casi di possibile correzione delle dichiarazioni, il primo dei quali concerne dichiarazioni esuberanti rispetto al dovuto (per la qual cosa è previsto termine analogo a quello previsto per gli accertamenti a favore dell’ufficio); il secondo dei quali concerne dichiarazioni di importo inferiore al dovuto (per la qual cosa, in ipotesi di carenza di accertamento, è specificamente previsto un termine corrispondente a quello per la presentazione della dichiarazione successiva. I precedenti giurisprudenziali evocati dalla parte contribuente riguardavano situazioni regolate dalla disciplina antecedente all’emanazione del ridetto art. 2 (nella nuova formula) oppure questioni attinenti la rimborso come diritto indipendente dalla presentazione tempestiva o meno di dichiarazione integrativa. Spettando detto rimborso anche alla ricorrente, quest’ultima potrà eventualmente procedere alla richiesta di rimborso ove ne sussistano i presupposti.

La parte contribuente ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

L’Agenzia di è difesa con controricorso.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Infatti, con il primo motivo di impugnazione (improntato a violazione del menzionato art. 2, comma 8 bis, nonchè a motivazione insufficiente ed a motivazione assente) la parte ricorrente assume che erroneamente era stata riformata la pronuncia di primo grado sull’erroneo presupposto secondo cui la ora menzionata norma prevederebbe il già detto termine ai fini della dichiarazione integrativa, e ciò per avere il giudicante “motivato la propria decisione senza tenere conto dei fatti da cui è scaturito il contenzioso”, siccome l’errore commesso dalla società contribuente era soltanto formale e non aveva causato all’Erario danno alcuno nè pericolo di danno e la dichiarazione integrativa era valsa a correggere l’indicazione di un maggior reddito rispetto a quello effettivamente dovuto. La stessa circolare dell’Agenzia n. 46/E: del 2009 e quella successiva n. 31/E del 2009 avevano ammesso la legittimità di un siffatto atteggiamento.

Il motivo appare fondato e se ne propone il rigetto.

Ed invero, l’indirizzo di gran lunga prevalente invalso presso il Giudice di legittimità è nel senso che che: “In tema di imposte sui redditi il contribuente, in base al D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2, comma 8 bis, come introdotto dal D.P.R. 7 dicembre 2001, n. 435, art. 2, è titolare della generale facoltà di emendare i propri errori mediante apposita dichiarazione integrativa, la quale, agli effetti dei termini di decadenza e stante la mancanza di modifiche allo specifico e autonomo regime delle restituzioni, non interferisce sull’effettivo esercizio del diritto al rimborso, atteso che l’ultimo inciso della disposizione citata, nel prevedere come termine ultimo per la presentazione della dichiarazione integrativa quello prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, correla al rispetto di detto limite temporale la sola possibilità di portare in compensazione il credito eventualmente risultante. Ne consegue che l’istanza di rimborso può essere proposta anche oltre il termine di presentazione della dichiarazione del periodo d’imposta successivo” (si veda Cass. Sez. 5, Sentenza n. 6253 del 20/04/2012, analogamente anche Sez. 5, Sentenza n. 19537 del 17/09/2014 e Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 13104 del 25/07/2012).

Nella specie di causa, peraltro, un problema di tempestività dell’istanza di rimborso a seguito della presentazione dell’istanza integrativa neppure si pone, atteso che (secondo allegazioni di parte ricorrente, confermate ex adverso) la dichiarazione integrativa ebbe a rendersi utile (a seguito del controllo del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, che l’ufficio aveva espletato a riguardo di dette ultime dichiarazioni relative alle annualità 2003-2005) al fine di traslare, da dette ultime dichiarazioni a quelle relative ai periodi di imposta 2006 e 2007, costi di competenza di detti ultimi periodi che la contribuente aveva erroneamente imputato. E’, per contro. l’Agenzia che – disconoscendo l’efficacia della dichiarazione integrativa – ha richiesto il pagamento di quanto detratto in termini asseritamente indebiti per effetto del successivo riporto dei costi nelle dichiarazioni relative alle annualità 2007 e 2008.

Ciò implica – dunque – che si faccia mera applicazione del principio più volte ribadito secondo il quale: “In tema d’imposte sui redditi, la dichiarazione affetta da errori di fatto o di diritto da cui possa derivare, in contrasto con l’art. 53 Cost., l’assoggettamento del contribuente a tributi più gravosi di quelli previsti per legge è emendabile anche in sede contenziosa, attesa la sua natura di mera esternazione di scienza, dovendosi ritenere che il limite temporale di cui al D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 bis, sia circoscritto ai fini dell’utilizzabilità in compensazione, ai sensi del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 17, dell’eventuale credito risultante dalla rettifica” (Cass. Sez. 6-5, Ordinanza n. 22443 del 03/11/2015;

D’altronde, l’eventuale decadenza maturatasi nella sede amministrativa per effetto del decorso del temine di cui si tratta, neppure avrebbe avuto effetto di pregiudicare l’emendabilità degli errori commessi nella opportuna sede giudiziale, atteso l’insegnamento – di recente ribadito – secondo il quale: “In tema d’imposte sui redditi, il termine annuale di cui al D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 bis, per la presentazione della dichiarazione integrativa, finalizzata all’utilizzazione in compensazione del credito eventualmente risultante, così come non interferisce sul termine di decadenza previsto per l’istanza di rimborso di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, non esplica alcun effetto sul procedimento contenzioso instaurato dal contribuente per contestare la pretesa tributaria, in cui è ammessa l’emendabilità, in via generale, di qualsiasi errore, di fatto e diritto, contenuto nella dichiarazione, atteso il diverso piano su cui operano le norme in materia di accertamento e riscossione rispetto a quelle che governano il processo tributario” (Cass. Sez. 6-5, Ordinanza n. 21740 del 26/10/2015; conferma Cass. Sez. 6-5, Ordinanza n. 3754 del 18/02/2014), insegnamento che deve senz’altro essere applicato alla fattispecie (come la presente) nella quale la rettifica non implica modificazione della base imponibile ma “errori meramente formali, che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta” (in termini Cass. Sez. 5, Sentenza n. 20415 del 26/09/2014).

Non resta che concludere che la sentenza qui impugnata, che non si è attenuta ai ridetti principi, merita cassazione con conseguente rimessione della lite al giudice del merito onde riesamini le questioni controverse alla luce del diritto correttamente applicabile ad essa.

Pertanto, si ritiene che il ricorso può essere deciso in camera di consiglio per manifesta fondatezza”.

Il Collegio condivide la relazione depositata, a maggior ragione alla luce dell’arresto delle Sez. U, sentenza n. 13378 del 2016, secondo il quale “In caso di errori od omissioni nella dichiarazione dei redditi, la dichiarazione integrativa può essere presentata non oltre i termini di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, se diretta ad evitare un danno per la P.A. (D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8), mentre, se intesa, ai sensi del successivo comma 8 bis, ad emendare errori od omissioni in danno del contribuente, incontra il termine per la presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante, fermo restando che il contribuente può chiedere il rimborso entro quarantotto mesi dal versamento ed, in ogni caso, opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria” (Sez. U, Sentenza n. 13378 del 30/06/2016, Rv. 640206). Accogliendosi dunque il ricorso, la sentenza impugnata va cassata con rinvio al giudice a quo in diversa composizione per nuovo esame.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2016

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