Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25025 del 06/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 25025 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: VIVALDI ROBERTA

ORDINANZA
sul ricorso 18031-2011 proposto da:
SANTI GIUSEPPA SNTGPP44A61B948Y, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA DELLA FARNESINA 355, presso lo studio
dell’avvocato AMORESANO ALESSANDRA, che la rappresenta e
difende giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente contro
COMUNE DI CASCIA, in persona del Sindaco, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo
studio dell’avvocato VINCENTI MARCO, che lo rappresenta e
difende giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente avverso la sentenza n. 29/2011 della CORTE D’APPELLO di
PERUGIA del 16/09/2010, depositata il 19/01/2011;

Data pubblicazione: 06/11/2013

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
26/09/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA VIVALDI;
udito l’Avvocato Vincenti Marco difensore del controricorrente che si
riporta agli scritti;
è presente il P.G. in persona del Dott. MARIO FRESA che aderisce

alla relazione.

Ric. 2011 n. 18031 sez. M3 – ud. 26-09-2013
-2-

18031/2011

Premesso in fatto.

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:
” 1. – E’ chiesta la cassazione della sentenza emessa dalla

responsabilità da sinistro stradale e risarcimento danni.
Al ricorso è applicabile la normativa di cui alla L.
18.6.2009 n. 69, per essere il provvedimento impugnato stato
pubblicato dopo l’entrata in vigore della detta legge ( 4
luglio 2009).
La ricorrente propone tre motivi.
Con il primo motivo si denuncia

violazione e/o falsa

applicazione dell’art. 2051 c.c. ex art. 360 n. 3 c.p.c..

Il motivo è manifestamente fondato.
Sono principii consolidati nella giurisprudenza della Corte
di cassazione in tema di danni da cose in custodia i
seguenti.
La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia
prevista dall’art. 2051 cod. civ. ha carattere oggettivo e
perché possa configurarsi in concreto è sufficiente che
sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno
arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del
custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, in
quanto la nozione di custodia nel caso rilevante non
presuppone nè implica uno specifico obbligo di custodire

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Corte d’Appello di Perugia del 19.1.2011 in materia di

18031/2011

analogo a quello previsto per il depositario, e funzione
della norma è, d’altro canto, quella di imputare la
responsabilità a chi si trova nelle condizioni di controllare
i rischi inerenti alla cosa, dovendo pertanto considerarsi

conservazione, e non necessariamente il proprietario o chi si
trova con essa in relazione diretta.
Ne consegue che tale tipo di responsabilità è esclusa
solamente dal caso fortuito (da intendersi nel senso più
ampio, comprensivo del fatto del terzo e del fatto dello
stesso danneggiato), fattore che attiene non già ad un
comportamento del custode (che é irrilevante) bensì al
profilo causale dell’evento, riconducibile, non alla cosa che
ne è fonte immediata, ma ad un elemento esterno, recante i
caratteri dell’imprevedibilità e dell’inevitabilità. L’attore
che agisce per il riconoscimento del danno ha, quindi,
l’onere di provare l’esistenza del rapporto eziologico tra la
cosa e l’evento lesivo, mentre il custode convenuto, per
liberarsi dalla sua responsabilità, deve provare l’esistenza
di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad
interrompere quel nesso causale (Cass. 19.2.2008 n. 4279;
Cass.19.5.2011 n. 1106; v. anche Cass. 11.3.2011 n. 5910).
Con riferimento, poi, alla responsabilità della P.A. sui beni
di sua proprietà, ivi comprese le strade, va ribadito che
l’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito

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custode chi di fatto ne controlla le modalità d’uso e di

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si presume responsabile, ai sensi dell’art. 2051 cod. civ.,
dei sinistri causati dalla particolare conformazione della
strada o delle sue pertinenze.
Tale responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, che può

imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o
segnalabile ai conducenti nemmeno con l’uso dell’ordinaria
diligenza, sia nella condotta della stessa vittima,
consistita nell’omissione delle normali cautele esigibili in
situazioni analoghe e che, attraverso l’impropria
utilizzazione del bene pubblico, abbia determinato
l’interruzione del nesso eziologico tra lo stesso bene in
custodia ed il danno (Cass. 18.10.2011 n. 2108; Cass.
25.5.2010 n. 12695; Cass. 20.11.2009 n. 24529; Cass.
19.11.2009 n. 24419; Cass. 25.7.2008 n. 20247; v. anche Cass.
28.9.2012 n, 16542).
Ed ancora, la presunzione di responsabilità per danni da cose
in custodia prevista dall’art. 2051 cod. civ. non si applica,
per i danni subiti dagli utenti dei beni demaniali, le volte
in cui non sia possibile esercitare sul bene stesso la
custodia intesa quale potere di fatto sulla cosa.
In riferimento al demanio stradale, la possibilità concreta
di esercitare tale potere va valutata alla luce di una serie
di criteri, quali l’estensione della strada, la posizione, le
dotazioni e i sistemi di assistenza che la connotano, per cui

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consistere, sia in una alterazione dello stato dei luoghi

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l’oggettiva impossibilità della custodia rende inapplicabile
il citato art. 2051.
Tale impossibilità, peraltro, non sussiste quando l’evento
dannoso si è verificato su un tratto di strada che in quel

stata proprio l’attività compiuta dalla P.A. a rendere
pericolosa la strada medesima (Cass. 22.4.2010 n. 9546).
Erroneamente, quindi, la Corte di merito ha fondato la
propria decisione sulla ” non applicabilità del disposto
dell’art. 2051 del Codice Civile e prova della presenza di
un’insidia o trabocchetto”, rigettando l’appello.
La fattispecie, invece, dovrà essere esaminata dal giudic
del rinvio proprio sulla base della norma dell’art. 2051 c.c.
e dei principi sopra enunciati.
Gli ulteriori motivi restano assorbiti “.
La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e
notificata ai difensori delle parti.
Non sono state presentate conclusioni scritte, ma il
resistente è stato ascoltato in camera di consiglio.
Ritenuto in diritto.

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera
di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto ed
in diritto esposti nella relazione.

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momento era in concreto oggetto di custodia o quando sia

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Conclusivamente, è accolto il primo motivo, sono dichiarati
assorbiti gli altri; la sentenza è cassata in relazione e la
causa è rinviata alla Corte d’Appello di Perugia.
Le spese sono rimesse al giudice del rinvio.

La Corte accoglie il primo motivo; dichiara assorbiti gli
altri. Cassa in relazione e rinvia, anche per le spese, alla
Corte d’Appello di Perugia in diversa composizione.
Così deciso in Roma, il giorno 26 settembre 2013, nella
camera di consiglio della sesta sezione civile – 3 della
Corte suprema di cassazione.

P.Q.M.

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