Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25022 del 06/11/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 25022 Anno 2013
Presidente: NUZZO LAURENZA
Relatore: BIANCHINI BRUNO

SENTENZA
Sul ricorso iscritto al n. r.g. 23389 del 2011 proposto da:

Maurizio MONTE (c.f.: MNT MRZ 45P05 H501K);
Dora Maria Cornelia LONGONI (

LNG DMR 69R43 F205G);

la seconda,erede ,già con la medesima convivente, della madre Filippina ZULLO in

LONGONI
Roberta Elena Maria PILIEGO ( c.f.: PLGRRT S68F205Z);
Marco NICCOLI (

NCC MRC 58D10 F205J);

Carla PEIJ.F.GRINI in NICCOLI (

: PLL CRL 30M66 F452F);

il quarto e la quinta eredi di Elio NICCOLI
: FRG GGF 58A31 F205P);

Giorgio FREGONI (

” IL RISCATTO INSIEME” coop a r.l.
In persona del liquidatore,legale rappresentante pro-tempore, avv. Giovanni Salvati

Parti tutte rappresentate e difese dall’avv. Enrico Missaglia e dall’avv. Giovanni
Salvati, giusta procura speciale in calce al ricorso; elettivamente dorniciliate presso lo

iti0/13

Data pubblicazione: 06/11/2013

studio dell’avv. Valentina Lo Conte in Roma, via Alberto Caroncini 23, giusta
comunicazione di variazione di domicilio del 4 settembre 2013.

– Ricorrenti Contro

in persona del Presidente pro-tempore dr. Antonio Mastrapasqua
In proprio e quale mandatario della S.C.I.P. Società di Cartolarizzazione Immobili

Pubblici a r.l.
rappresentato e difeso dagli avv.ti Gaetano De Ruvo e Daniela Anziano, giusta procura
in calce al controricorso, recante altresì ricorso incidentale condizionato

Controricorrente e ricorrente incidentale
Nonché nei confronti di
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;
Ministero dell’Economia e delle Finanze;
– Parti intimate contro la sentenza n. 1021/2011 della Corte di Appello di Milano; depositata il 13
aprile 2011; non notificata.
Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 16 ottobre 2013 dal
Consigliere Dott. Bruno Bianchini;

Udito l’avv. Giovanni Salvati per le parti ricorrenti, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso ;

Udito l’avv. Gaetano De Ruvo per l’INPS, che ha concluso per il rigetto del
ricorso principale o, in subordine, per raccoglimento di quello incidentale condizionato;

Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.
Costantino Fucci , che ha concluso per il rigetto del ricorso principale e quello
incidentale condizionato.

2

Istituto Nazionale della Previdenza Sociale — I.N.P.S. – (c.f.: 80078750587)

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1

Elio Niccoli; Marco Niccoli; Carla Pellegrini; Maurizio Monte, Roberta Pilieg;

Filippina Zullo, Giorgio Fregoni e la società cooperativa “Il Riscatto Insieme” a r.1.,
citarono innanzi al Tribunale di Milano il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali;

Pubblici — S.C.I.P.- e l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale — I.N.P.S. —
esponendo, le persone fisiche, di essere conduttori di appartamenti , con annesse
cantine e posti auto nello stabile sito in Milano, alla via Fatebenefratelli nn. 34/36 in
origine di proprietà dell’I.N.P.S., interessato dal procedimento di dismissione del
patrimonio immobiliare pubblico e in tale ambito trasferito alla S.C.I.P. nel quadro della
c.d. “cartolarizzazione” degli stessi immobili pubblici.
2 – Con decreto ministeriale dell’aprile 2003 lo stabile era stato inserito fra i c.d.
immobili di pregio, rispetto ai quali la vendita avrebbe dovuto essere eseguita a prezzi di
mercato, senza gli abbattimenti previsti in favore dei conduttori.
3 – Nel dicembre 2003 l’I.N.P.S. aveva fatto pervenire ai suddetti attori — ad eccezione
della Cooperativa e di Marco Niccoli e Carla Pellegrini, eredi del conduttore Elio
Niccoli- un’offerta di vendita, poi modificata al ribasso nel maggio 2004 e nell’ottobre
2005.
4 – Gli attori evidenziarono che già in precedenza , con comunicazioni rivolte all’ente
proprietario prima del 31 ottobre 2001, avevano esercitato il diritto di opzione legale e
di essere pertanto in attesa della formalizzazione del trasferimento della proprietà , per il
prezzo ricavabile dai parametri previsti dal d.lgs. 104/1996 ( ottenuti moltiplicando per
cento l’importo corrispondente alla rendita catastale)
5 — Lamentarono le parti attrici che l’ente proprietario aveva ritenuto non applicabile
tale parametro ed aveva insistito perché la dismissione avvenisse al prezzo pieno di
mercato, trattandosi di un immobile di pregio, secondo le previsioni della legge 410 del
2001 che sul punto aveva modificato il sistema disciplinato dal d.lgs 104/1996

il Ministero dell’Economia e delle Finanze; la s.r.l. Società Cartolarizzazione Immobili

6 – Obiettarono le parti attrici che , avendo manifestato la loro volontà di acquistare
prima del 31 ottobre 2001 — data che, in base alla disciplina transitoria portata dall’art. 3,
comma XX della legge 410/2001, costituiva il limite temporale entro il quale avrebbero
potuto perfezionarsi rapporti contrattuali disciplinati dal d.lgs. 104/1996, più favorevole

normativa vigente a quel momento; contestarono altresì che strutturalmente l’immobile
potesse rientrare in quelli considerati “di pregio”.

7 – Conclusero, in via principale, affinchè il diritto di opzione ex lege loro in precedenza
riconosciuto fosse qualificato come proposta irrevocabile di acquisto e che la
dichiarazione scritta della volontà di acquistare da parte loro fosse considerata come l’
accettazione di tale proposta; peraltro conclusero per l’emissione, non già di una
sentenza di accertamento bensì di una costitutiva ex art. 2932 cod. civ. che,
alternativamente, prevedesse quale corrispettivo, quello determinato dall’applicazione
dei criteri catastali o dal valore di mercato, con l’abbattimento di prezzo determinato
dalla legge del 1996, ritenendo, in questo secondo caso, di aver diritto all’ulteriore
“sconto” derivante dalla manifestata volontà delle persone fisiche di acquistare in
blocco — per il tramite di un mandato collettivo alla Cooperativa, istituita a tal scopotanto le unità abitative da essi stessi occupate quanto quelle rimaste “libere ed inoptate”,
per queste seconde con acquisto formalizzato in capo alla stessa Cooperativa.

8 – L’I.N.P.S. si costituì nel dicembre 2005 sia in proprio che come procuratore della
S.C.I.P., eccependo il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, essendo il
procedimento di dismissione del patrimonio pubblico di competenza del giudice
amministrativo; nel merito negò che potesse dirsi formato alcun vincolo contrattuale a
seguito delle dichiarazioni unilaterali di acquisto formulate nel 2001 dalle parti attrici ,
mancando una proposta di acquisto da parte dell’ente proprietario, che avrebbe potuto
esser formulata solo all’esito di un complesso procedimento per la formazione del
prezzo da comunicare ai conduttori; ne conseguiva che neppure avrebbe potuto dirsi

per esse parti- il prezzo avrebbe dovuto rimanere irretrattabilmente regolato dalla

esistente un contratto preliminare, da eseguirsi nelle forme surrogatorie di cui all’art.
2932 cod. civ.

9 – I Ministeri, nel costituirsi, eccepirono sia la loro carenza di legittimazione passiva,
interessando la procedura di “cartolarizzazione” gli enti proprietari, sia la carenza di

esso venne riassunto anche nei confronti degli eredi del medesimo: la moglie Carla
Pellegrini ed il figlio Marco Niccoli.
10 – L’adito Tribunale, pronunziando sentenza n. 6094/2008, respinse l’eccezione di
difetto di giurisdizione come pure le domande delle parti attrici: pervenne a tale
decisione osservando che non poteva dirsi sussistente una opzione ex lege nei termini
sostenuti dalle predette e, per altro verso, che non poteva revocarsi in dubbio che gli
immobili fossero da qualificarsi “di pregio” — per i quali non si sarebbe potuta applicare
la disciplina derogativa dei prezzi di mercato11 — Detta sentenza venne impugnata, in via principale dagli inquilini e dalla cooperativa
soccombenti; l’I.N.P.S. propose gravame incidentale per la declaratoria di carenza della
giurisdizione in favore del giudice amministrativo; i Ministeri , del pari costituitisi,
chiesero dichiararsi la propria carenza di legittimazione.

12 — La Corte di Appello di Milano, pronunziando sentenza n.1021/2011, rigettò
l’appello principale, condannando le parti colà appellanti al pagamento delle spese in
favore dell’I.N.P.S. e compensandole tra le appellanti ed i Ministeri.

13 — La Corte del merito pose a base della sua decisione le seguenti considerazioni:
a — la domanda , nonostante l’insistito richiamo alla disciplina di cui all’art. 2932 cod.
civ., andava interpretata come diretta ad accertare ed a far dichiarare la già avvenuta
conclusione della vendita a seguito del reclamato diritto di opzione, con la conseguente
automatica determinazione del prezzo di acquisto all’epoca dell’esercizio del medesimo;

b — ciò posto andava ribadita la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario in
considerazione dell’oggetto dell’accertamento, che riguardava il già acquisito diritto

5

giurisdizione del giudice ordinario; interrotto il procedimento per morte di Elio Niccoli,

soggettivo ; c — in punto di fatto ritenne accertato che la pretesa opzione sarebbe stata
esercitata con raccomandate spedite tra il 27 ed il 29 ottobre 2001; d — che non sarebbe
stata fondata la tesi, esposta in appello, secondo la quale la fattispecie sarebbe stata
regolata dal d.lgs. 104/1996 — che non conteneva una disciplina particolare per gli

e che, dunque, non sarebbero state applicabili le innovazioni contenute nella “finanziaria
1997” ( approvata con legge 23 dicembre 1996 n. 662) che aveva abrogato la precedente
normativa in materia di opzione — introducendo un mero diritto di prelazione — ed
aveva parametrato il prezzo a quello di mercato, abbattuto del 30%, attesa la erroneità
del presupposto che stava alla base di tale ricostruzione: che cioè la nuova normativa
avesse trovato applicazione solo nei casi di dismissione del patrimonio delle
Amministrazioni Pubbliche e non quindi degli Enti previdenziali: ciò, in quanto,
successivamente, la c.d. finanziaria 2000 — approvata con legge 23 dicembre 1999 n.
488- aveva disciplinato la dismissione di beni e diritti immobiliari degli enti
previdenziali, aggiungendo , dopo la lettera f) del comma 109 dell’art. 3 della
“finanziaria 1997” , la lettera f bis , che aveva stabilito sia le procedure per la
individuazione degli immobili “di pregio” , sia le modalità di determinazione del prezzo
di dismissione, rapportandolo a quello di mercato, prevedendo altresì che all’offerta si
sarebbe provveduto mediante raccomandata con avviso di ricevimento, recante il
prezzo di vendita, inviata dall’ente proprietario e che entro 60 giorni gli interessati
avrebbero dovuto presentare domanda di acquisto , escludendo dunque l’esistenza di un
automatico diritto di opzione; e — sottolineò pertanto che, alla data di spedizione delle
raccomandate (27-29 ottobre 2001) non sarebbe stato esercitabile un diritto di opzione;

d – la successiva normativa non avrebbe poi modificato, in senso più favorevole per le
parti appellanti, le precedenti disposizioni, atteso che la legge 410/2001 aveva
esplicitamente escluso gli immobili “di pregio” dalla determinazione agevolata del
prezzo, al pari del decreto 21 novembre 2002 del Ministero dell’Economia e delle

immobili “di pregio” e predeterminava il prezzo sulla base della sola rendita catastale —

rinanze , con le ulteriori precisazioni contenute nell’art. 134 della legge finanziaria per il
2004 (approvata con legge 24 dicembre 2003) e nell’art. 1 del d.l. 41/2004.

14

Per la cassazione di tale sentenza hanno proposto ricorso la Cooperativa e le parti

private sopraccitate, facendo valere sei motivi di annullamento; l’I.N.P.S. , anche quale

condizionato sul difetto di giurisdizione; i Ministeri non hanno svolto difese; le parti
ricorrenti principali e l’INPS hanno depositato memorie ex art. 348 cpc.

MOTIVI DELLA DECISIONE
I

Va preliminarmente dato atto che l’ I.N.P.S. , proprietaria dei beni e quindi, mera

mandataria della S.C.I.P. per effetto del trasferimento a quest’ultima degli immobili, è
divenuta nuovamente proprietaria dei medesimi per effetto della messa in liquidazione
della S.C.I.P. ed il ritrasferimento dei cespiti immobiliari ancora non alienati da
quest’ultima, sostituendosi alla società di cartolarizzazione in tutti i rapporti, anche
processuali, relativi alle procedure di vendita di detti immobili, in corso, con liberazione
della S.C.I.P., giusta la previsione dell’art. 43 b”” XIII comma, del d.l. 207/2008
introdotto con la legge n.14 del 2009, di conversione del medesimo.

H Sempre in via preliminare, deve puntualizzarsi che la singolare struttura del ricorso,
in cui la narrativa del fatto è indissolubilmente connessa a rilievi di diritto e valutazioni
sulla fattispecie, impone di limitare l’analisi delle critiche alla impugnata sentenza solo a
quelle svolte a partire dalla titolazione “motivi a fondamento del ricorso ex art. 360 cpc”
( foll 33 e segg), dovendosi, altrimenti, pervenire ad una valutazione di definitiva
irricevibilità della parte di ricorso precedente, in quanto non strutturata con censure
collocabili nello schema descritto dall’art. 366 cpc, in relazione ai vizi di cui all’art. 360
cpc.

III

Con il primo motivo viene censurata, siccome erronea ed immotivata, la condanna

al pagamento delle spese operata in primo grado nonché l’ordine di cancellazione della
trascrizione della citazione, assumendo che entrambe le statuizioni sarebbero supportate

A44ze4.40,
7

mandatario della S.C.I.P. , ha rispcsto con controricorso, contenente ricorso incidentale

da motivazioni inconferenti e del tutto soggettive ( atfinendo agli effetti che la
infondatezza delle proposte domande avrebbero determinato nel procedimento di
dismissione degli immobili dell’ente previdenziale) : il motivo è inammissibile sia perché
si rivolge alla sentenza di primo grado sia perché, al postutto, trascura di considerare

argomentazione puntualmente ripresa nella sentenza di appello-

III.a — Quanto poi più specificamente attiene alla cancellazione della trascrizione della
domanda va considerato che essa è una conseguenza del rigetto della medesima: se
però, in modo del tutto discorsivo — non denunciando cioè la violazione di legge- si
fosse voluto far emergere il pericolo di una vendita dei cespiti pendente judicio per effetto
dell’ordine di cancellazione, la censura sarebbe lo stesso inammissibile perché essa non
venne fatta valere nel grado di appello, in disparte poi la constatazione che l’ordine di
cancellazione — che non fu descritto come “immediato”: v. fol 27 della sentenza di
appello che contiene una riproduzione della sentenza di primo grado- può avere effetto
solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza ( art. 2668, I comma, cod. civ.).
IV — Con il secondo motivo viene denunziata la ” erronea interpretazione della
disciplina introdotta dalla legge 23 novembre 2001 n. 410 con l’art. 3, comma XX,
secondo capoverso” condotta “senza tener conto delle implicazioni di ordine
civilistico”

IV.a — In disparte la carenza di chiarezza dell’assunto sopra riportato, con la censura in
esame le parti ricorrenti sostengono che la detta norma non porterebbe una disciplina
transitoria della fattispecie , al contrario invece dell’art. 3, comma XI del decreto legge
n. 351/2001 — convertito con la legge 410/2001-; ripropongono altresì la tesi secondo
la quale i conduttori di immobili classificati ” di pregio” vanterebbero un’opzione ( ex
lege)

IV.b — Detta censura è inammissibile in quanto non si rivolge alla sentenza di appello
ma contesta le argomentazioni poste a sostegno della pronunzia di primo grado — con la

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che la condanna alle spese venne motivata dalla totale soccombenza — con

personalizzazione ( richiamandosi cioè all’estensore dr. Rollero) di cui sopra s’è fatto
cenno-

IV.b.1 — Va altresì messo in evidenza che la natura transitoria della norma ( peraltro
riaffermata da questa Corte con sentenza n. 11937/2010) — che, per quello che può

prova logica della intenzione del legislatore di emanare una specifica disciplina per i beni
degli enti pubblici previdenziali- viene contestata senza addurre specifica motivazione,
limitandosi le parti ricorrenti ad attribuire “vera” efficacia transitoria al precedente
comma 11, non considerando dunque che la indicazione temporale contenuta nella

z

norma in esame ( che recita: “20. Le unità immobiliari definitivamente offerte in op ione entro il

26 settembre 2001 sono vendute, anche successivamente al 31 ottobre 2001, al preuo e alle altre
condkioni indicati nell’offerta. Le unità immobiliari, escluse quelle considerate di pregio ai sensi del
comma 13, per le quali i conduttori, in assenta della citata offerta in opzione, abbiano manifestato
volontà di acquisto entro il 31 ottobre 2001 a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento,
sono vendute al preo e alle condkioni determinati in base alla normativa vigente alla data della
predetta manifestnione di volontà di acquisto. Per gli acquisti in forma non individuale, l’ulteriore
abbattimento di preo di cui al secondo periodo del comma 8 è confermato limitatamente ad acquisti di
sole unità immobiliari optate e purché le stesse rappresentino almeno l’80 per cento delle unità
residerkiali complessive dell’immobile, al netto di quelle libere ) era l’indice più sicuro per
affermare che l’oggetto della disciplina non era costituito da tutte le alienazioni di beni
degli enti previdenziali ma solo da quelle che avessero interessato immobili non di
pregio e che fossero state o meno precedute, entro il 31 ottobre 2001, da una offerta di
acquisto.

VI.b.2 – Resta altresì evidente che peso decisivo nella interpretazione della norma e
contrario all’assunto dei ricorrenti, assumono le conseguenze della presenza o meno di
un invito ad offrire da parte dell’ente proprietario, distinzione che non avrebbe avuto
senso se si fosse stati in presenza di una opzione ex lege — usando peraltro il termine in

9

valere per migliore valutazione del mezzo, venne posta dal primo giudicante a base della

senso descrittivo, dacchè la figura delineata dall’art. 1331 cod. civ. ( come del resto la
omologa proposta irrevocabile ex art. 1329 cod. civ.) debbono contenere ab initio tutti
gli elementi essenziali del contratto da concludere, senza necessità di ulteriori
integrazioni, al fine di consentire la conclusione del negozio nel momento e per effetto

10777/1993)-

IV.b.3 – Non viene altresì percepito dai ricorrenti, il rapporto di genere a specie
sussistente tra il comma XI ( che recita “11. I beni immobili degli enti previdenziali pubblici,
diversi da quelli di cui al comma 10 e che non sono stati venduti alla data del 31 ottobre 2001, sono
alienati con le modalità di cui al presente decreto. La disposizione non si applica ai beni immobili ad
uso prevalentemente strumentale. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali emana direttive agli enti
previdenziali pubblici per l’unificazione dei rispettivi uffici, sedi e sportelli.” ed il ricordato comma
X), in ragione del quale se il comma XI operava un rinvio alle procedure di dismissione
previste nel decreto e nulla diceva in merito al prezzo di vendita, il comma XX
esplicitava tale specifica disciplina, affermando , come visto, che essa non avrebbe
trovato applicazione per gli immobili “di pregio”

IV.b.4 — Erronea infine si palesa la interpretazione della sentenza delle Sezioni Unite di
questa Corte — n.20322/2006 — dalla quale le parti ricorrenti vorrebbero trarre
argomenti a favore della loro tesi — dell’esistenza di una opzione ex lege in proprio favore
anche in assenza di una offerta all’acquisto da parte degli enti proprietari — atteso che in
tale occasione la funzione nomofilattica si esplicò nell’ambito di un conflitto di
giurisdizione — affermata in capo al giudice amministrativo dal Consiglio di Stato con
decisione sindacata in sede di legittimità- e che il richiamo all’art. 3, comma XIX della
legge 410/2001 non formò, in detta occasione, oggetto di specifica interpretazione nel
senso voluto dalle parti ricorrenti ma venne valutato per la identificazione di uno jus
superveniens al fine di valutarne la incidenza, nella specifica fattispecie , sulla
identificazione della giurisdizione in contrasto rispetto alla divergente pronunzia del

dell’adesione dell’altra parte: vedi Cass. Sez. H n. 18201/2004; Cass. Sez. III n.

Consiglio di Stato ( Sez. VI n. 3268/2003) sulla dismissione di un ente previdenziale
pubblico, poi trasformatosi in fondazione privata, non toccando pertanto la norma di
eccezione rappresentata dalla esclusione della nuova normativa delle dismissioni degli
immobili “di pregio” ( v. in particolare le argomentazioni contenute nel par. 9 della

IV.b.5 – La insussistenza del predetto diritto di opzione nascente dalla legge ed
indipendente dalla offerta della parte pubblica è stato di recente ribadito dalla sez. prima
di questa Corte con sentenza n. 21596/2013 ( resa in una causa in cui si controverteva,
al pari della fattispecie in esame, della dismissione di immobili “di pregio”: vedi in
particolare par. 3, secondo alinea, dell’indicata decisione)
V — Con il terzo motivo viene denunziata la “erronea interpretazione sistematica della
disciplina in materia di dismissione”assumendo che gli immobili oggetto di contenzioso
avrebbero dovuto essere dismessi, secondo quanto stabilito dal d.lgs 104/1996 ( valore
catastale moltiplicato per 100),in base ad un diritto potestativo di opzione stabilito per
legge, assumendosi che detto diritto avrebbe potuto essere esercitato in ogni momento
a partire dal 26 settembre 2001 — data di entrata in vigore del d.l. 351/2001- e non dalla
data in cui l’ente proprietario decida di inviare l’offerta ; coronario di tale tesi sarebbe
anche la indifferenza della sopravvenuta classificazione come “di pregio” degli
immobili, essendosi già stabilizzati i meccanismi di opzione automatica.

V.a — Il motivo è infondato per le considerazioni fatte sopra: se invero non poteva dirsi
sussistente una opzione ex lege allora non poteva dirsi neppure stabilizzato, prima della
comunicazione della offerta dell’ente proprietario, un invito ad offrire e, dunque, la
classificazione come “di pregio” con decreto ministeriale successivo alla manifestazione
degli inquilini di volersi rendere acquirenti del bene occupato, andava ad incidere su una
fattispecie ancora in itinere e quindi suscettibile di essere specificamente regolamentata.

V.a.1 — Va pertanto condiviso l’assunto espresso da questa Corte con sentenza n.
21988/2011, a mente del quale “Il diritto di prelazione dei conduttori di immobili

sentenza delle Sezioni Unite).

appartenenti ad enti previdenziali (nella specie l’Ente Nazionale di Previdenza e
Assistenza Farmacisti), riconosciuto dal d.lgs 16 febbraio 1996, n. 104, è esercitabile
esclusivamente quando l’ente abbia validamente ed adeguatamente manifestato la
specifica volontà di porre in vendita gli immobili, in attuazione del dettato normativo,

negoziale dell’Ente di cedere l’immobile. Ne consegue che non può configurarsi un
obbligo di dismettere il patrimonio immobiliare di tali enti discendente direttamente
dalla legge che si configuri come una peculiare offerta pubblica imposta dal legislatore,
in quanto tale prospettazione si porrebbe in insanabile contrasto con la disciplina del
procedimento di alienazione e stravolgerebbe la natura giuridica degli atti di
dismissione, trasformandoli in anomale e sistematiche procedure ablative “.
VI — Con il quarto motivo le parti ricorrenti lamentano ” l’erronea interpretazione
sistematica della legge 662/96, art.3 comma 109 “sulla definizione normativa del
prezzo” censurando la mancata percezione, da parte della Corte territoriale, del “doppio
regime” che, per effetto delle due leggi — la legge 105/1996 e la legge 662/1996- si
sarebbe stabilito: la prima interessante i conduttori degli Enti previdenziali pubblici ( e
statuente, secondo l’assunto, un diritto di opzione ex lege

sul prezzo derivante

automaticamente dalla rendita catastale); l’altra, relativa ai conduttori degli immobili
degli Enti Pubblici ( titolari di un diritto di prelazione rispetto ad un prezzo di mercato
da stabilirsi, con diverse percentuali di abbattimento, da esercitarsi solo previa
comunicazione da parte dell’Ente proprietario).

VI.a Anche questo motivo è infondato perché se anche si volesse mettere in rilievo la

diversa espressione usata dal legislatore per la manifestazione di volersi rendere
acquirenti dei beni oggetto di dismissione , rimane l’ostacolo logico di presumere che
l’opzione nei caso di beni appartenenti agli enti previdenziali potesse essere esercitata a
prescindere da una offerta all’acquisto da parte dei medesimi, interpretazione non
condivisibile, come sopra messo in rilievo.

attraverso una specifica proposta di alienazione, consistente in una determinazione

VII — Con il quinto motivo si denunzia la “erronea interpretazione sistematica della
legge 662/96 e della legge 488/99” laddove la Corte territoriale ha ritenuto che la
seconda avesse introdotto modifiche per gli immobili di pregio, tali, non solo da
escludere il beneficio degli “sconti” ma anche della configurabilità, rispetto agli stessi,

dalla constatazione che la lettera f ) aggiunta con la legge finanziaria del 2000 ( legge
488/1999) al comma 109 dell’art. 3 delle finanziaria 1997 ( legge 662/1996) conteneva
un richiamo, tra gli altri, alle lettere a) e c) del comma in questione modificati dalla legge
n. 488/1999 in modo da rendere applicabile il diritto allo sconto del 30% anche ai
conduttori degli immobili di pregio.

VII.b — Evidenziano altresì i ricorrenti l’erroneità del richiamo, contenuto nella
sentenza di appello, all’art. 134 della legge 2003 ( finanziaria 2004) nonché all’art. 1 del
d.l. 23 febbraio 2004 n. 41 a conferma della interpretazione dell’art. 8 della legge
410/2001 nel senso di escludere gli immobili di pregio dalla determinazione agevolata
del prezzo , nonché di ribadire la individuazione degli immobili di pregio , con la
conseguenza di escludere per tali immobili la immutabilità del prezzo al momento della
manifestazione della volontà di acquisto espressa entro il 31 ottobre 2001

VII.b.1 —

Osservano in contrario le parti ricorrenti che la Corte del merito non

avrebbe tenuto conto del d.l. 2003/6 che all’art. 26, comma IX„ sopprimendo il
secondo capoverso dell’art. 3, comma XX della legge 410/2001, avrebbe eliminato di
fatto l’esclusione degli affittuari degli immobili di pregio dalla possibilità di usufruire
degli sconti previsti per gli altri immobili dismessi: tale profilo è però esposto in modo
del tutto generico e quindi inammissibile, atteso che la suddetta esclusione, non essendo
stata espressamente prevista dalla legge, doveva essere ricavata in via di interpretazione
ma, sul punto, il ricorso non fornisce utili argomenti di valutazione; non va però
omesso di ricordare che l’art. 3 XX comma è stato, successivamente alla modifica sopra
ricordata, nuovamente modificato dall’art. 3, comma 134, della legge 24 dicembre 2003

– 13 –

del diritto di opzione: traggono i ricorrenti elementi di convincimento contrari a tale tesi

n. 350, reintroducendosi la menzione del regime di eccezione per gli immobili “di
pregio” (134. All’articolo 3, comma 20, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, dopo i/ primo periodo è inserito il seguente: “Le
unità immobiliari, escluse quelle considerate di pregio ai sensi del comma 13, per le quali i conduttori,

2001 a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, sono vendute al prezzo e alle condizioni
determinati in base alla normativa vi:gente alla data della predetta manifestazione di volontà di
acquisto”..)

VII.b.2 — Nell’ambito del medesimo mezzo le parti ricorrenti censurano, sempre a
sostegno della interpretazione che ritengono erronea della legge 410/2001, il
riferimento al decreto interministeriale del 21 novembre 2002- che all’art. 1, all.1,
escludeva detlle suddette facilitazioni gli immobili di pregio- non tenendo però conto del
successivo decreto interministeriale del 18 luglio 2003 che, invece, aveva previsto
identiche modalità e procedure di vendita per gli immobili di pregio: anche tale profilo è
esposto in maniera del tutto inidonea a commettere alla Corte un qualunque controllo
della attività di interpretazione delle norme eseguita dal giudice dell’impugnazione;
rimane il fatto che il citato decreto interministeriale del 2003 ( portante “modifiche alle
procedure di vendita relative alla cartolarizzazione degli immobili degli Enti
previdenziali” ) disciplinava tra l’altro le modalità di alienazione degli immobili di
pregio, facendo riferimento al proprio allegato 1 anche per le modalità di esercizio
dell’eventuale diritto di opzione e di prelazione: in detto allegato al par 1, veniva però
espressamente disposto che l’eventuale diritto di opzione spettante sarebbe stato
esercitato entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione di offerta in
opzione , pena la decadenza, così confermando la necessità di un impulso di offerta per
rendere operante la relativa disciplina e, per altro, non immutando in alcun modo la
precedente normativa in materia di determinazione del prezzo.

in assenza della citata offerta in opzione, abbiano manifestato volontà di acquisto entro il 31 ottobre

VIII — Con il sesto motivo si traggono le fila dalle tesi esposte nei mezzi precedenti e si
espongono ipotesi per la determinazione del prezzo degli immobili ritenuti di pregio :
tali argomentazioni , all’evidenza, non sono idonee a rientrare nel novero di motivi di
ricorso per cassazione.

considerarsi assorbito , oltre ad esser stato espressamente indicato come condizionato,
difettando un interesse attuale al suo esame, dipendente dall’accoglimento del ricorso
principale ( sul punto, vedi Cass. Sez. Un. n. 5456/2009)

X – Spese compensate, stante l’esito del giudizio.
P.Q.M.
La Corte
Rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito quello incidentale; dichiara altresì
compensate le spese.
Così deciso in Roma il 16 ottobre 2013 , nella camera di consiglio della 2″ Sezione
Civile della Corte di Cassazione.

IX — Il ricorso incidentale , diretto a ribadire la giurisdizione amministrativa, , è da

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