Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25008 del 15/09/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/09/2021, (ud. 09/03/2021, dep. 15/09/2021), n.25008

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16946-2020 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PIETRO BORSIERI

N. 12, presso lo studio dell’avvocato ANGELO AVERNI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIOVITO ALTAMURA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il decreto n. cronol. 1926/2020 del TRIBUNALE di LECCE,

depositato il 31/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

MARULLI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti si impugna l’epigrafato decreto, con il quale il Tribunale di Lecce, attinto dal ricorrente ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, ha rigettato le istanze del medesimo in punto di protezione internazionale e di protezione umanitaria e se ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione e falsa applicazione dell’art. 10 Cost., del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 2, lett. e) ed f), ed art. 11, dell’art. 111 Cost. e dell’art. 132c.p.c., comma 2, n. 4, e dell’art. 118 disp. att. c.p.c., avendo il decidente denegato il rifugio a mezzo di una motivazione apparente limitandosi a negare la sussistenza dei relativi presupposti quantunque essi fossero riconoscibili nella specie in considerazione delle persecuzioni subite dal richiedente per opera del fratello aderente ad un gruppo di cultisti disposti ad ucciderlo; 2) della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e art. 35-bis, comma 9, e del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,5,7 e 14, avendo il decidente denegato la protezione sussidiaria senza specificare in base a quali fonti internazionali avrebbe escluso la ricorrenza nella specie delle condizioni di cui all’art. 14, lett. c), e senza considerare che le circostanze riferite dal ricorrente riguardo alla sua vicenda personale integravano gli estremi del danno grave a mente dell’art. 14, lett. b; 3) della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 30, e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, avendo il decidente denegato la protezione umanitaria senza esercitare i propri poteri officiosi in ordine agli elementi a tal fine rilevanti ed afferenti in particolare alla condizione personale del richiedente e alle condizioni del paese di provenienza.

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato non essendosi il medesimo costituito con controricorso ex art. 370 c.p.c. ma solo a mezzo di “atto di costituzione” ai fini della partecipazione all’udienza pubblica inidoneo allo scopo.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il primo motivo di ricorso è inammissibile, poiché, una volta esclusa la ricorribilità nella specie del vizio di motivazione apparente, essendo il decreto impugnato congruamente e perspicuamente motivato, esso intende sollecitare una rivalutazione del quadro decisorio, nell’insindacabile apprezzamento del quale il decidente, non senza pure nascondere la propria perplessità circa la sua attendibilità, è pervenuto a rassegnare la conclusione che “i fatti narrati dal richiedente non attengono a persecuzioni per motivi di razza, nazionalità, religione, opinione politica o appartenenza ad un gruppo sociale e pertanto – anche qualora veritieri – non integrerebbero gli estremi per il riconoscimento dello status di rifugiato”, così formalizzando un ultimativo giudizio di sfavore che non trova replica nell’impugnazione del ricorrente se non nella postulazione di una rinnovata valutazione degli antecedenti di fatto.

3. Il secondo motivo di ricorso è parte infondato e parte inammissibile. Contrasta sotto la prima angolazione la conducenza della censura la constatazione che, al contrario di quanto dedotto, il Tribunale abbia motivato il rigetto della misura richiesta con riferimento all’ipotesi regolata dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), traendo le proprie convinzioni dalle fonti informative all’uopo consultate, indicate nominativamente e cronologicamente.

Sotto la seconda angolazione la censura non si sottrae al giudizio di inammissibilità che corona l’esame del primo motivo di ricorso, poiché il conclusivo giudizio enunciato dal decidente in ordine all’ipotesi regolata, segnatamente, dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett b), inteso a rimarcare, sul filo di una disamina critica delle circostanze di fatto a tal fine rapportate dallo stesso ricorrente, l’infondatezza del timore rappresentato (pag. 4 della motivazione), non è da lui debitamente resistito, onde la censura mette da ultimo capo solo ad un indiretta sollecitazione a rinnovare il giudizio di fatto.

4. Il terzo motivo di ricorso è inammissibile.

Ha invero osservato il decidente che la generica violazione dei diritti fondamentali nel Paese di origine, individuabile alla radice delle declinate contestazioni, non accompagnata dalla allegazione di specifici fattori di vulnerabiltà riferiti alla persona del richiedente “non è sufficiente a giustificare la concessione della protezione umanitaria”, tanto più se nulla risulta provato in ordine alla sua integrazione sociale nel nostro paese, che non sarebbe in ogni caso fattore dirimente di decisione.

Rispetto a questo giudizio, che mette, dunque, in primo luogo in chiaro l’insussistenza nella specie di specifici fattori di vulnerabilità riferibili al ricorrente, la prospettazione difensiva non colma la lacunosità correttamente rilevata dal decidente, considerando che, pur comportando un’attenuazione dell’onere probatorio in capo all’istante, il procedimento azionato con la domanda di asilo, non si sottrae tuttavia all’applicazione del principio dispositivo, essendo onere del richiedente di indicare i fatti costitutivi del diritto azionato, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli d’ufficio nel giudizio (Cass., Sez. I, 10/09/2020, n. 18808).

Ne’, d’altro canto, può omettersi di considerare che non può essere valorizzata in senso ammissivo la condizione che sotto questa prospettiva vive il paese di provenienza, dato che la situazione di vulnerabilità deve necessariamente correlarsi alla sua vicenda personale, diversamente finendo per prendersi in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, quanto piuttosto quella del suo paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti, in contrasto col parametro normativo evocato (Cass., Sez. VI-I, 2/04/ 2019, n. 9304).

5. Il ricorso va dunque respinto.

6. Nulla spese in difetto di costituzione avversaria. Doppio contributo ove dovuto.

PQM

Respinge il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della VI-I sezione civile, il 9 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2021

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