Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24977 del 06/12/2016


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Cassazione civile sez. lav., 06/12/2016, (ud. 22/09/2016, dep. 06/12/2016), n.24977

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 13975-2011 proposto da:

AGENZIA DELLE DOGANE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

L.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEGLI SCIPIONI 252, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE

RANDO, rappresentato difeso dall’avvocato SALVATORE CIARAVINO;

– controricorrente –

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 491/2010 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 19/05/2010 r.g.n. 561/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/09/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito l’Avvocato GRUMETTO ANTONIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Tribunale di Palermo aveva accolto il ricorso proposto dal sign. L.G. nei confronti dell’Agenzia delle Dogane -Direzione Regionale per la Sicilia, volto al riconoscimento del diritto alla riliquidazione dell’indennità di buonuscita sulla base del trattamento retributivo di dirigente di seconda fascia, comprensivo di indennità di posizione e di risultato, percepito alla data di risoluzione del rapporto di lavoro.

2. La sentenza è stata confermata dalla Corte di Appello di Palermo, adita dall’Agenzia delle Dogane.

3. La Corte territoriale ha rilevato che l’affidamento dell’incarico trovava fondamento nell’art. 26 del Regolamento di Amministrazione dell’Agenzia delle Dogane che, nel prevedere la possibilità per l’Agenzia di utilizzare i funzionari ritenuti idonei per la copertura di posizioni dirigenziali vacanti all’atto del suo avvio, aveva previsto sia l’applicabilità della disciplina legale e contrattuale propria della dirigenza sia il riconoscimento del trattamento economico proprio dei dirigenti di seconda fascia, trattamento effettivamente corrisposto al L., delle cui prestazioni l’Agenzia, che non aveva avviato la procedura concorsuale, si era avvalsa per circa cinque anni.

4. La Corte territoriale, inoltre, ha affermato che “la L. n. 1031 del 1973, art. 3 fa esclusivo riferimento, al fine di individuare la base di calcolo dell’indennità di buonuscita, all’ultima retribuzione percepita dal dipendente ed il successivo art. 38 richiama la retribuzione annua senza alcuna differenziazione in relazione alle ragioni sottese alla erogazione, rendendo così indifferente la durata dell’incarico dirigenziale, purchè protrattosi per oltre un anno”.

5. Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Dogane ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, al quale ha resistito con controricorso il L., illustrato da successiva memoria.

6. Il Collegio ha autorizzato la motivazione in forma semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

7. Con l’unico motivo l’Agenzia delle Dogane denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 1032 del 1973, artt. 3 e 38 e dell’art. 26 del Regolamento di Amministrazione di essa Agenzia deliberato dal Comitato Direttivo il 5.12.2000.

8. Sostiene che lo “stipendio dirigenziale” erogato in relazione all’espletamento di un incarico dirigenziale temporaneo non può essere assunto come parametro di liquidazione dell’indennità di buonuscita perchè costituisce trattamento economico aggiuntivo rispetto alla normale retribuzione che, per sua natura non può sopravvivere oltre la durata dell’incarico cui si riferisce; che ai sensi del D.P.R. n. 1032 del 1973, art. 3 l’espressione “ultimo stipendio percepito” deve intendersi senso di trattamento economico fondamentale dovuto in relazione alla qualifica di appartenenza del lavoratore e non quello percepito per l’attribuzione di incarichi dirigenziali assegnati temporaneamente.

9. Il motivo è fondato.

10. Tutte le questioni oggetto del motivo sono già state scrutinate dalle SS.UU di questa Corte, in relazione a controversia sovrapponibile a quella oggetto del presente giudizio, nella sentenza n. 10413/2014.

11. Il Collegio ritiene di dare continuità all’orientamento giurisprudenziale espresso nella decisione sopra richiamate secondo cui: “Nel regime dell’indennità di buonuscita spettante ai sensi del D.P.R. n. 1032 del 1973, artt. 3 e 38, al pubblico dipendente, che non abbia conseguito la qualifica di dirigente e che sia cessato dal servizio nell’esercizio di mansioni superiori in ragione dell’affidamento di un incarico dirigenziale temporaneo di reggenza ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, lo stipendio da considerare come base di calcolo dell’indennità medesima è quello relativo alla qualifica di appartenenza e non già quello rapportato all’esercizio temporaneo delle mansioni relative alla superiore qualifica di dirigente”. Detti principi risultano ribaditi da questa Corte nelle decisioni nn. 10614/2015, 18963/2015, 17891/2015, 14038/2015).

12. Il rispetto degli obblighi di sintesi e concisione, di cui all’art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., nella lettura imposta dalla disposizione contenuta nell’art. 111 Cost. sulla durata ragionevole del processo, di cui la redazione della motivazione costituisce segmento processuale e temporale (Cass. SSUU 642/2015; Cass., 11985/2016 11508/2016, 13708/2015), esimono il Collegio dalla ripetizione delle argomentazioni motivazionali spese nelle sentenze sopra richiamate e Consentono il rinvio “per relationem” a dette argomentazioni.

13. Queste ultime resistono alle osservazioni critiche di parte ricorrente, che nella memoria depositata ex art. 378 c.p.c., ha fatto unicamente leva sulla decisione della Corte Costituzionale n. 119/2012, relativa a fattispecie nella quale venivano in rilievo il D.Lgs. 19 giugno 1999, n. 229, art. 3, commi 2 e 3, il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 3-bis, comma 11, e la L. 30 novembre 1998, n. 419, art. 2, comma 1, lett. t), relative alla disciplina del trattamento assistenziale e previdenziale dei dipendenti pubblici e privati nominati direttore generale di unità sanitarie locali e aziende ospedaliere, disposizioni queste che non trovano applicazione al rapporto dedotto in giudizio.

14. Il ricorso va, pertanto, accolto e la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto (art. 384 c.p.c., comma 2), l’originaria domanda va rigettata.

15. Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese dei due gradi del giudizio di merito, avuto riguardo alla data della richiamata decisione delle SSUU, successiva alla instaurazione dei giudizi di merito ed alla pronuncia della sentenza oggi impugnata.

16. Le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico del controricorrente soccombente.

PQM

LA CORTE

Accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originaria domanda.

Compensa le spese dei due gradi del giudizio di merito.

Condanna il controricorrente alla refusione delle spese del giudizio di legittimità nei confronti della ricorrente, liquidate in Euro 2.500,00, per compensi oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 22 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2016

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