Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24970 del 06/12/2016


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Cassazione civile sez. VI, 06/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep. 06/12/2016), n.24970

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARIENZO Rosa – Presidente –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11939-2015 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, Cf (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso, unitamente e

disgiuntamente, dagli avvocati MAURO RICCI, EMANUELA CAPANNOLO e

CLEMENTINA PULLI, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

U.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA AGRI, 1,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMO NAPPI, che lo rappresenta e

difende giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 498/2014 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

emessa il 10/12/2014 e depositata il 23/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA PAGETTA;

udito l’Avvocato Emanuela Capannolo, per il controricorrente, che si

riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

U.G., quale figlio superstite di U.M., titolare di trattamento pensionistico a carico dell’INPS, adiva il giudice del lavoro chiedendo accertarsi il diritto alla pensione di cui al R.D. n. 636 del 1939, art. 13 e successive modificazioni ed integrazioni promanante dalla pensione nella titolarità del genitore.

Il Tribunale respingeva la domanda. La Corte d’appello di Cagliari, in riforma della decisione, ha dichiarato il diritto di U.G. alla pensione di reversibilità del genitore e condannato l’INPS all’erogazione dei relativi ratei oltre accessori nonchè alle spese di lite di primo e secondo grado.

La decisione era adottata in dichiarata adesione agli esiti della consulenza tecnica d’ufficio, rinnovata in seconde cure, la quale aveva accertato che al momento del decesso del genitore U.G. era portatore di un complesso patologico che lo rendeva totalmente inabile ed inidoneo allo svolgimento di attività lavorativa sotto il profilo della possibilità di guadagno.

Per la cassazione della decisione ha proposto ricorso l’INPS sulla base di due motivi; l’intimato ha resistito con tempestivo controricorso. Il ricorso è stato illustrato con memoria.

Con il primo motivo di ricorso l’INPS, deducendo violazione e falsa applicazione del R.D. n. 636 del 1939, art. 13 così come modificato dalla L. n. 603 del 1965, art. 22 del D.P.R. n. 818 del 1957, art. 19, commi 2, artt. 39 e 40 e dell’art. 2967 c.c., ha censurato, in sintesi, la decisione per avere omesso di accertare la sussistenza dell’ulteriore requisito per l’accesso al beneficio in controversia rappresentato dalla “vivenza a carico” del genitore all’atto del decesso.

Con il secondo motivo di ricorso ha dedotto violazione e falsa applicazione del D.M. n. 140 del 2012, artt. 1, 4, 5 e 11 D.L. n. 1 del 2012, ex art. 9 conv. in L. n. 27 del 2012, e della tabella A allegata al D.M. n. 140 del 2012, nonchè del D.M. n. 55 del 2014, artt. 4 e 5, L. n. 247 del 2012, ex art. 13, comma 6 della tabella allegata al D.M. n. 55 cit., censurando, in sintesi, la decisione in punto di determinazione delle spese di lite.

Il primo motivo di ricorso è manifestamente fondato, con effetto di assorbimento del secondo motivo.

Si premette che secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte fatto costitutivo del diritto del figlio ultradiciottenne dell’assicurato o del pensionato deceduto ad ottenere la pensione di reversibilità a carico dell’INPS, è la vivenza a carico del medesimo al momento del decesso, quale diretta conseguenza dell’inabilità dello stesso figlio a svolgere un proficuo lavoro e dell’assenza di altri suoi sufficienti redditi.

Il requisito della “vivenza a carico”, se non si identifica indissolubilmente con lo stato di convivenza nè con una situazione di totale soggezione finanziaria del soggetto inabile, va considerato con particolare rigore, essendo necessario dimostrare che il genitore provvedeva in via continuativa e in misura quanto meno prevalente al mantenimento del figlio inabile (cfr. ex plurimis Cass. n. 3578 del 2013 n. 11689 del 2005). Lo accertamento, positivo o negativo, compiuto dal giudice del merito in ordine alla sussistenza di tale fatto storico – il quale esige la prova che il pensionato, prima del decesso, provvedeva in modo continuativo al sostentamento del figlio – è incensurabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato (v. tra le altre, Cass. n. 1915 del 1984). L’onere della prova del suddetto fatto costitutivo del diritto alla pensione di reversibilità incombe su chi tale diritto ha fatto valere in giudizio, a norma dell’art. 2697 c.c..

La decisione impugnata non è conforme ai principi elaborati dalla giurisprudenza di questa Corte, atteso che l’accertamento del diritto dell’odierno controricorrente al trattamento di reversibilità è stato ancorato esclusivamente al profilo attinente alla inabilità allo svolgimento di un proficuo lavoro, omettendosi ogni accertamento dell’ulteriore requisito, avente valenza costitutiva del diritto azionato, rappresentato dalla ” vivenza a carico” del genitore.

Pertanto, in conformità della proposta formulata dal Consigliere relatore nella relazione depositata ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., proposta non inficiata dalla memoria condivisa dal Collegio, il primo motivo di ricorso.

A tanto consegue l’accoglimento del primo motivo di ricorso, con effetto di assorbimento del secondo, con rinvio, anche al fine del regolamento) delle spese del giudizio di legittimità alla Corte di appello di Cagliari, in diversa composizione.

Il Collegio ritiene, infatti, di condividere la proposta del Relatore non inficiata dalle deduzioni formulate nella memoria depositate dal ricorrente nelle quali si assume in termini apodittici e generici, senza puntuale riferimento agli atti e documenti di causa, che la prova della vivenza a carico risultava documentalmente e comunque la circostanza non era stata specificamente contestata dall’INPS.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità alla Corte d’appello di Cagliari, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2016

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