Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24961 del 06/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 24961 Anno 2013
Presidente: VIRGILIO BIAGIO
Relatore: IOFRIDA GIULIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da :
Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore
p . t . , domiciliata in Roma Via dei Portoghesi 12,
presso l’ Avvocatura Generale dello Stato, che la
rappresenta e difende ex lege
– ricorrente contro

Studio Associato Siragusa, in persona del legale
rappresentante p.t.,
intimato –

avverso la sentenza n. 76/08/2008 della Commissione
Tributaria regionale della Calabria, depositata il
29/05/2008;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 26/09/2013 dal Consigliere
Dott. Giulia Iofrida;
udito l’Avvocato dello Stato, Gianna Galluzzo, per
parte ricorrente;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
generale Dott. Ennio Attilio Sepe, che ha concluso
per l’accoglimento del ricorso.
Svolgimento del processo
Con

sentenza

n.

76/08/2008

del

22/05/2008,

Data pubblicazione: 06/11/2013

depositata in data 29/05/2008, la Commissione
Tributaria Regionale della Calabria, Sez. 08,
respingeva, con compensazione delle spese di lite,
l’appello proposto, in data 17/04/2007,
dall’Agenzia delle Entrate Ufficio di Catanzaro,
avverso la decisione n. 344/04/2006 della
Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro,
che aveva accolto i ricorsi riuniti proposti dallo

prestazione di servizi di contabilità fiscale,
contro il silenzio-rifiuto opposto
dall’Amministrazione finanziaria all’istanza del
contribuente di rimborso dell’IRAP versata per gli
anni dal 1999 al 2002.
La Commissione Tributaria Regionale respingeva il
gravame dell’Agenzia delle Entrate, in quanto
rilevava che, malgrado la costituzione di uno
Studio associato tra professionisti

(“per dividere

alcune spese di studio comprese quelle di personale
dipendente per
professionisti”),

i più

comuni

servizi

dei

doveva escludersi l’esistenza di

un’organizzazione autonoma, a livello del singolo
componente dello studio, considerato che gli
importi

dichiarati,

relativi alle

personale dipendente, tendevano

spese per

“a ridursi”

negli

anni in contestazione e che l’impiego di beni

“a

lungo ciclo di utilizzo” risultava “modesto”.
Avverso tale sentenza ha promosso ricorso per
cassazione l’Agenzia delle Entrate, deducendo un
unico motivo, per violazione e/o falsa applicazione
dell’art.9 1.289/2002, ai sensi dell’art.360 n. 3
c.p.c., avendo i giudici tributari omesso di
valutare la questione relativa alla preclusione per
il contribuente di continuare a coltivare istanze
indebitamente versata,

di rimborso dell’IRAP,

2

Studio Associato Siragusa, esercente l’attività di

successivamente alla presentazione dell’istanza di
definizione agevolata di cui all’art.9 1.289/2002.
Non ha resistito il contribuente con controricorso.
Motivi della decisione
L’unico motivo di ricorso è fondato.
Invero, secondo il consolidato orientamento di
questa Corte, l’adesione alla definizione agevolata
della lite pone il contribuente di fronte ad una

intersecano fra loro: o coltivare la controversia
nei modi ordinari conseguendo, ove del caso, i
rimborsi di somme indebitamente pagate, oppure
corrispondere quanto dovuto per la definizione
agevolata, ma senza possibilità di riflessi o
interferenze con quanto eventualmente già
corrisposto sulla linea del procedimento ordinario.
In tal senso, questa Corte ha avuto modo di
pronunziarsi sia con riferimento al condono di cui
al D.L. n. 429 del 1982, convertito con la L. n.
516 del 1982 (Cass. nn. 195 e 15635 del 2004; 3163
del 1997; 3273 del 1996) sia con riferimento al
condono di cui al decreto legge 564/94, convertito
con la L. n. 656 del 1994 (v. Cass.15995/00) sia
con riferimento al condono di cui alla legge 289/02
e, in tale ambito, con riguardo sia alla disciplina
dettata dall’art. 9 (v.Cass. nn. 3682 e 6504 del
2007, Cass. SSUU n. 14828 del 2008) sia a quella
all’art. 7 (Cass., nn. 7729/08 e 22767/08) sia,
ancora a quella dell’art. 15 (Cass. n. 22559/08).
Da ultimo, questa Corte (v. Cass. 22262/11) ha,
peraltro, convincentemente puntualizzato (come
risultante dalla motivazione della sentenza e
ricavabile a contrario dalla relativa massima) che
anche la definizione agevolata della lite fiscale
di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 16, produce

libera scelta tra trattamenti distinti, che non si

effetti preclusivi su pretese restitutorie del
contribuente, se concernenti le medesime imposte e
le medesime annualità dell’accertamento condonato.
Da ultimo, questa Corte ha ribadito che

“in tema di

condono fiscale e con riferimento alla definizione
automatica prevista dall’art. 9 della legge 27
dicembre 2002, n. 289, la presentazione della
relativa istanza preclude al contribuente ogni

definite in via agevolata, ivi compreso il rimborso
di imposte asseritamente non dovute per assenza del
relativo presupposto (nella specie, IRAP): 11
condono, infatti, in quanto volto a definire
“transattivamente” la controversia in ordine
all’esistenza di tale presupposto, pone il
contribuente di fronte ad una libera scelta tra
trattamenti distinti e che non si intersecano tra
loro, ovverosia coltivare la controversia nei modi
ordinari, conseguendo, se del caso, il rimborso
delle somme indebitamente pagate, o corrispondere
quanto dovuto per la definizione agevolata, ma
senza possibilità di riflessi o interferenze con
quanto eventualmente già corrisposto in via
ordinaria”

(Cass.1967/2012).

Non rinvenendosi argomenti per discostarsi dal
richiamato indirizzo, la doglianza dell’Agenzia si
rivela, dunque, pienamente fondata.
Dal tenore del ricorso e da quello della sentenza
impugnata, risulta, infatti, incontroverso che il
contribuente propose istanza di definizione
agevolata (ai sensi della L. n. 289 del 2002, art.
9) proprio per le stesse imposte (IRAP) per le
stesse annualità, oggetto dell’istanza di rimborso
per cui è causa.
In conclusione, devesi ritenere che l’unico motivo

possibilità di rimborso per le annualità d’imposta

di ricorso proposto dall’Agenzia merita senz’altro
accoglimento, avendo per contro il giudice di
appello ritenuto fondata l’istanza di rimborso
avanzata dalla contribuente e già riconosciuta in
primo grado, malgrado fosse risultato agli atti la
definizione agevolata per i medesimi tributi
oggetto dell’istanza di rimborso attraverso il
condono disciplinato dalla L. n. 289 del 1992, art.

Non ricorrendo ulteriori accertamenti in fatto la
Corte può quindi decidere nel merito, ai sensi
dell’art. 384 c.p.c., la domanda di rimborso
introduttivamente proposta dalla contribuente, che,
alla stregua delle argomentazioni sopra esposte, va
rigettata.
Attese tutte le peculiarità della fattispecie, si
ravvisano giusti motivi per compensare fra le parti
le spese dell’intero giudizio.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza
impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il
ricorso introduttivo del contribuente; dichiara
integralmente compensate tra le parti le spese
dell’intero giudizio.
Deciso in Roma, nella camera di consiglio della
Quinta sezione civile, il 26/09/2013.

9.

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