Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24949 del 06/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 24949 Anno 2013
Presidente: MERONE ANTONIO
Relatore: TERRUSI FRANCESCO

SENTENZA
sul ricorso 18865-2007 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

FINMECCANICA SPA in persona del Procuratore speciale,
elettivamente domiciliato in ROMA VIA G. PAISIELLO
33, presso lo studio DI TANNO E ASSOCIATI ROMA,
rappresentato e difeso dall’avvocato PETRECCA STEFANO
giusta delega a margine;

Data pubblicazione: 06/11/2013

- controricorrente

avverso la decisione n.

7219/2006 della COMM.

TRIBUTARIA

ROMA,

CENTRALE

di

depositata

il

13/09/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

FRANCESCO TERRUSI;
udito per il ricorrente l’Avvocato CAPOLUPO che ha
chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato PETRECCA che
ha chiesto il rigetto;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. SERGIO DEL CORE che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

udienza del 19/09/2013 dal Consigliere Dott.

18865-07

Svolgimento del processo
L’agenzia

delle

entrate

ha

proposto

ricorso

per

cassazione, con un motivo cui l’intimata ha replicato con
controricorso e successiva memoria, avverso la sentenza
della commissione tributaria centrale depositata in data
13-9-2006, con la quale era stata riformata, in

accoglimento del ricorso di Finmeccanica s.p.a. (già Sifa
s.p.a.), una decisione della commissione tributaria di II
grado di Roma in materia di Invim decennale.
Ai fini del computo del decennio, scadente in data 1-11986, la sentenza ha ritenuto che, essendo cessata
l’utilizzazione dei beni

de quibus

come strumentali, e

dunque esenti dall’imposta, in data 31-12-1983, per essere
stati gli immobili concessi in locazione, l’incremento di
valore ai fini dell’Invim andasse riferito a tale momento.
Motivi della decisione
I. – Con l’unico motivo l’amministrazione deduce la
violazione e la falsa applicazione dell’art. 25, 2 ° co.,
lett. d) del d.p.r. n. 643 del 1972, in relazione all’art.
360, n. 3, c.p.c., osservando che, stante la cessazione
della strumentalità del bene durante il decennio previsto
ai fini dell’Invim, l’imposta dovevasi riferire, invece,
all’incremento di valore del bene medesimo con base
all’inizio del decennio di riferimento.
Il motivo è fondato.
– La questione sottoposta all’esame della corte
consiste nello stabilire se, in tema di Invim decennale

1

(art. 3 del d.p.r. n. 643 del 1972), qualora nel corso
dell’ultimo decennio di possesso dell’immobile venga meno
il requisito della strumentalità del bene all’esercizio
dell’attività commerciale (e, di conseguenza, il diritto
all’esenzione), il dies a quo di riferimento, al fine di
determinare il valore iniziale per poi calcolarne

l’incremento oggetto di imposizione, debba essere
individuato nella data di cessazione della ridetta
strumentalità ovvero nella data di inizio di tale ultimo
decennio.
La decisione impugnata ha acceduto alla prima soluzione.
Ma, anche prescindendo dall’oscurità della motivazione
spesa al riguardo, una soluzione siffatta contrasta col
principio, più volte da questa corte affermato (v. per
tutte Cass. n. 24077-03; n. 5728-05; n. 24523-05; n.
19830-09), secondo il quale, qualora nel corso del
decennio cui si riferisce l’imposta dovuta venga meno la
destinazione dell’immobile all’esercizio dell’attività
commerciale – e, quindi, il diritto alla esenzione dal
tributo, prevista dall’art. 25, 2 ° co., lett. d) -,
l’incremento di valore imponibile va determinato assumendo
come valore iniziale del bene non quello che esso aveva
alla data dell’acquisto, né quello risultante al momento
della cessazione della utilizzazione strumentale, sebbene
esclusivamente il valore corrispondente alla data di
inizio del decennio di riferimento.
III. – A tale conclusione il collegio intende dare
continuità, per la considerazione che essa si rivela

2

”,.

coerente con il complesso dei principi dettati dal citato
d.p.r. n. n. 643 del 1972, art. 6, l ° co., in tema di
determinazione del valore del bene, che sola rileva ai
fini del calcolo dell’imposta dovuta.
L’impugnata sentenza, pertanto, deve essere cassata.
IV. – Non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto,

che gli

avvisi di

liquidazione,

a

visto che risulta pacificamente dalle difese delle parti
fronte della

dichiarazione in data 31-7-1986 per decorso dell’Invim
decennale,

avevano

appunto

computato,

ai

fini

dell’imposta, la data di inizio del decennio.
Conseguentemente la corte può decidere la causa anche nel
merito, rigettando l’originaria impugnazione della società
contribuente.
Resta salva, peraltro, la statuizione della commissione
tributaria di Il grado di Roma in ordine
all’inapplicabilità delle sanzioni, siccome coperta da
giudicato interno. Dalla sentenza della commissione
tributaria centrale risulta, difatti, che, in parziale
accoglimento dell’appello allora proposto da Finmeccanica,
erano state revocate le sanzioni per l’asserita esistenza
di condizioni di incertezza sulla portata della norma. E
sul punto la decisione della commissione tributaria di II
grado non risulta esser stata impugnata
dall’amministrazione finanziaria mediante il ricorso in
commissione centrale.
V. – L’intrinseca difficoltà della questione sottostante,
al centro di difformi interpretazioni all’epoca di

3

i
2SENTE
i -106
Al SENSI
N. 131 TAi’S. ALL.. – N.5
MATERIA TRIBUTARIA

insorgenza della lite, giustifica la compensazione delle
spese processuali.
p.q.m.
La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza
e, decidendo nel merito, rigetta l’impugnazione originaria
gli

avvisi

di

liquidazione

l’inapplicabilità delle sanzioni;

fatta

salva

compensa le spese

processuali.
Deciso in Roma, nella camera di consiglio della quinta

contro

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