Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24947 del 06/12/2016


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Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, (ud. 25/11/2016, dep. 06/12/2016), n.24947

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BOTTA Raffaele – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo – rel. Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12001-2010 proposto da:

COMUNE DI CONCORDIA SULLA SECCHIA, in persona del Sindaco pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA MONTE ZEBIO 37,

presso lo studio dell’avvocato CECILIA FURITANO, che lo rappresenta

e difende unitamente agli avvocati MARCELLO FURITANO, MARCO ZANASI

giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA MAZZINI

8, presso lo studio dell’avvocato EUGENIO DELLA VALLE, che lo

rappresenta e difende giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 103/2009 della COMM.TRIB.REG. di BOLOGNA,

depositata il 10/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/11/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO MARIA STALLA;

udito per il ricorrente l’Avvocato ZANASI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato DELLA VALLE che ha chiesto

il rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per l’accoglimento del 1, 2 e

6 motivo di ricorso con assorbimento degli altri.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL GIUDIZIO

Il Comune di Concordia sulla Secchia (MO) propone nove motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 27/10/2009 del 10 novembre 2009 con la quale la commissione tributaria regionale dell’Emilia-Romagna ha dichiarato inammissibile l’appello da esso proposto contro la sentenza della commissione tributaria provinciale di Modena; sentenza, quest’ultima, che aveva accolto i ricorsi riuniti proposti da M.G. contro tre avvisi di accertamento per Ici 2003/2005 relativi ad un fabbricato da lui posseduto, ed adibito ad attività rurale.

In particolare, la commissione tributaria regionale ha ritenuto l’appello del Comune: – inammissibile, in quanto sottoscritto da due soggetti ( Mi.Pa. e Ma.Al.) in forza di una procura sindacale che non ne indicava la qualifica professionale nè i poteri di rappresentanza e difesa del Comune; – in ogni caso infondato, posto che il fabbricato in oggetto, ancorchè iscritto a catasto in categoria D1, andava esente da Ici perchè di natura rurale D.L. n. 207 del 2008, ex art. 23, comma 1 bis conv. in L. n. 14 del 2009, in quanto destinato ad attività agricola di allevamento di suini.

Resiste con controricorso il M.. Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

p. 1.1 Con i primi cinque motivi di ricorso – tutti mirati contro la prima ratio decidendi della commissione tributaria regionale, quella di inammissibilità dell’appello per vizio della procura sindacale – il Comune deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 75-83 c.p.c.; D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 11, 12 e 21; D.Lgs. n. 267 del 2000, artt. 30 e 49; L. n. 244 del 2007, art. 2, comma 12; art. 2697 c.c.; D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 6, comma 3 sotto i seguenti profili: – (primo motivo) erronea affermazione di invalidità della procura rilasciata dal Sindaco per l’appello, posto che tale procura non era neppure necessaria e che, comunque, la qualifica o funzione del designato dott. Mi.Pa. (responsabile del procedimento e dirigente responsabile del Servizio Tributi dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord, del quale il Comune di Concordia sulla Secchia faceva parte D.Lgs. n. 267 del 2000, ex art. 30) risultava univocamente dalle risultanze di causa (delibera autorizzativa della Giunta Comunale n. 83/07; controdeduzioni di primo grado e ricorso in appello); – (secondo motivo) omessa considerazione dell’inaccoglibilità dell’eccezione, in quanto proposta dal M. senza che questi avesse soddisfatto l’onere probatorio, su di lui gravante, circa i fatti che ne avrebbero costituito il fondamento; – (terzo motivo) omessa considerazione dell’inammissibilità dell’eccezione, in quanto proposta dal M. soltanto nella terza memoria illustrativa in appello, con conseguente formazione del giudicato interno sulla sentenza di primo grado, che nulla aveva rilevato in proposito; – (quarto motivo) omesso rilievo del fatto che se la procura rilasciata dal Sindaco fosse stata davvero irregolare, invalida per lo stesso motivo doveva ritenersi anche la procura rilasciata dal M. al proprio difensore, tal Ma.An.; – (quinto motivo) omesso rilievo del fatto che qualora la procura del Sindaco fosse stata irregolare perchè comportante l’investitura difensiva del responsabile di un ente diverso dal Comune (il Servizio Tributi dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord), parimenti inammissibili erano i ricorsi introduttivi del contribuente, in quanto proposti oltre il termine di 60 giorni; a nulla rilevando il differimento di 90 giorni a seguito di deposito di istanza di accertamento con adesione, essendo quest’ultima a sua volta invalida o inefficace perchè dallo stesso M. proposta proprio alla suddetta Unione dei Comuni Modenesi Area Nord.

p. 1.2 E’ fondato, con effetto assorbente delle successive quattro censure, il primo motivo di ricorso.

Secondo la commissione tributaria regionale, la procura speciale rilasciata dal Sindaco del Comune di Concordia sulla Secchia il 19 luglio 2007, in forza di Delib. GC n. 83 del 2007, a favore “del dott. Mi.Pa.” e con attribuzione del mandato “a rappresentarlo e difenderlo con i più ampi poteri in ogni fase e grado di giudizio” non sarebbe valida, poichè in essa il Mi.Pa. “non viene qualificato quale professionista in proprio o responsabile di ente o avvocato di ente, ma genericamente e quindi senza alcun riferimento a qualifiche professionali o funzioni particolari (…)”.

Diversamente da quanto così sostenuto, deve ritenersi la validità della procura in oggetto, in quanto proveniente dal soggetto legittimato (il Sindaco, costituitosi in giudizio nella sua qualità di rappresentante dell’ente impositore, e previa delibera della Giunta Comunale), e rivolta ad un soggetto nominativamente indicato e dotato della qualifica soggettiva idonea allo scopo.

Tale qualifica, in particolare, era agevolmente ed univocamente desumibile dalle risultanze di causa, attestanti il fatto che il Mirto fosse: – il dirigente responsabile dell’ufficio tributi intercomunale; – il sottoscrittore degli avvisi di accertamento opposti, in relazione ai quali rivestiva il ruolo di responsabile del procedimento; – il soggetto a favore del quale veniva rilasciata, proprio in ragione delle suddette qualità, l’autorizzazione alla difesa in giudizio da parte della Delib. GC n. 83 del 2007 cit.; il difensore tecnico in giudizio, tale qualificato negli atti di causa, in quanto dirigente responsabile del servizio tributi dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord.

La qualità soggettiva del Mirto doveva essere, del resto, perfettamente nota al M. il quale aveva ricevuto gli avvisi di accertamento proprio dall’Unione; con la quale aveva interagito – in persona del Mi. – nella procedura, poi rimasta senza esito, di accertamento con adesione.

La procura in oggetto non poteva dunque ritenersi invalida per la mancata indicazione della qualifica professionale del Mi., posto che quest’ultima emergeva ampiamente dalle risultanze di causa, così da non potersi ingenerare alcun ragionevole dubbio sulla individuazione del ruolo professionale ed organico rivestito dal difensore designato, nè sulla sua legittimazione alle attività processuali da lui compiute (per le ipotesi, ancor più radicali della presente in quanto relative alla omessa indicazione in procura del nome del difensore, ovvero della qualità di legale rappresentante della società che agisce in giudizio, v. rispettivamente, Cass. 21018/14; e Cass. 27340/11).

Quanto all’ulteriore aspetto costituito dal fatto che il Mirto fosse dipendente non del Comune ma dell’Unione dei Comuni Modenesi, rileva quanto disposto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 11, comma 3, secondo cui “l’ente locale nei cui confronti è proposto il ricorso può stare in giudizio anche mediante il dirigente dell’ufficio tributi, ovvero per gli enti locali privi di figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione organizzativa in cui è collocato detto ufficio”; nonchè dal D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 30 (TUEL), il quale prevede la possibilità che gli enti locali stipulino tra loro apposite convenzioni per il coordinamento di funzioni e servizi determinati; con la possibilità che tali convenzioni prevedano (comma 4) “anche la costituzione di uffici comuni che operano con personale distaccato dagli enti partecipanti, ai quali affidare l’esercizio delle funzioni pubbliche in luogo degli enti partecipanti all’accordo, ovvero la delega di funzioni da parte degli enti partecipanti all’accordo a favore di uno di essi, che opera in luogo e per conto degli enti deleganti”.

Nel caso di specie, non vi era alcun dubbio – per le indicate ragioni – che il Comune di Concordia sulla Secchia avesse stipulato una convenzione di adesione all’Unione Comuni Modenesi, avvalendosi, per l’attività di accertamento Ici in oggetto, del servizio tributi di quest’ultima e del personale dirigenziale distaccato (del quale faceva parte il Mi.) presso di esso.

p. 2.1 Con il sesto, settimo, ottavo e nono motivo di ricorso – proposti contro la seconda ratio decidendi individuabile nella sentenza di appello, relativa al carattere rurale del fabbricato ed alla conseguente esenzione Ici – il Comune deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione del D.L. n. 557 del 1993, art. 9 comma 3 bis conv. con L. n. 133 del 1994, come mod. dal D.L. n. 159 del 2007, art. 42 bis conv. in L. n. 222 del 2007; D.L. n. 207 del 2008, art. 23, comma 1 bis conv. c.m. in L. n. 14 del 2009; D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a); artt. 2135 e 2697 c.c.; art. 11 prel.; nonchè omessa o insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, sotto i seguenti profili: – (sesto motivo) omessa considerazione della rilevanza dirimente, ai fini dell’esenzione Ici, del classamento catastale; non potendo tale esenzione riconoscersi ad un fabbricato e, come quello del M., fosse iscritto in una classe (D1) diversa da quella di ruralità (D10), come ritenuto dalle SSUU con sentenza n. 18565/09 (ed altre); (settimo motivo) omessa considerazione, in subordine, del fatto che il requisito della ruralità ex art. 9, comma 3 bis cit. doveva essere provato dal contribuente mediante la dimostrazione dello svolgimento in esso di un’attività agricola ex art. 2135 codice, nonchè della necessaria strumentalità del fabbricato a tale svolgimento; – (ottavo motivo) erronea attribuzione del carattere di ruralità al fabbricato in oggetto in forza di una disposizione di legge (l’art. 9, comma 3 bis cit., come modificato dall’art. 42 bis, comma 1, lett. c) cit.) entrata in vigore successivamente ai periodi di imposta dedotti in giudizio, e priva di efficacia retroattiva; – (nono motivo), insufficiente motivazione sull’effettivo raggiungimento, da parte del M., della prova dei requisiti di ruralità concretamente ravvisabili nel fabbricato in oggetto.

p. 2.2 E’ fondato, con effetto assorbente delle censure successive, il sesto motivo di ricorso.

Si ritiene, infatti, di dare qui continuità all’orientamento interpretativo – che si è fatto carico anche dello jus superveniens di cui al D.L. n. 557 del 1993, art. 9, comma 3 bis conv. in L. n. 222 del 2007, come introdotto dal D.L. n. 159 del 2007, art. 42 bis conv. in L. n. 222 del 2007; ed al D.L. n. 207 del 2008, art. 23, comma 1 bis conv. in L. n. 14 del 2009) – secondo cui: a. per la dimostrazione della ruralità dei fabbricati, ai fini del trattamento esonerativo, è dirimente l’oggettiva classificazione catastale con attribuzione della relativa categoria (A/6 per le unità abitative, o D/10 per gli immobili strumentali); sicchè l’immobile che sia stato iscritto come “rurale”, in conseguenza della riconosciuta ricorrenza dei requisiti previsti dal D.L. 30 dicembre 1993, n. 557, art. 9 (conv. in L. 26 febbraio 1994, n. 133) non è soggetto all’imposta, ai sensi del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, art. 23 comma 1 bis (conv. in L. 27 febbraio 2009, n. 14) e del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, comma 1, lett. a); b. per converso, qualora l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale (di non ruralità), è onere del contribuente, che invochi l’esenzione dall’imposta, impugnare l’atto di classamento per la ritenuta ruralità del fabbricato, restandovi altrimenti quest’ultimo assoggettato; c. allo stesso modo, il Comune deve impugnare autonomamente l’attribuzione della categoria catastale A/6 o D/10, al fine di poter legittimamente pretendere l’assoggettamento del fabbricato all’Ici.

Si tratta di orientamento già fissato dalla sentenza SSUU n. 18565/09 cit., alla quale hanno fatto seguito innumerevoli pronunce confermative (tra cui: Cass. nn. 7102/10; 8845/10; 20001/11; 19872/12; 5167/14), anche recentemente ribadite, tra le altre, da Cass. n. 16737/15; Cass. 7930/16 e Cass. 7933/16.

Quest’ultima impropriamente richiamata dal M. nella memoria ex art. 378 c.p.c., in quanto relativa a fattispecie di “non-accatastamento” dell’immobile; per la quale soltanto si pone il problema di verificare in concreto il carattere rurale della destinazione del fabbricato.

Cass. 7930/16 cit., in particolare, ha preso in esame anche gli ulteriori elementi di jus superveniens costituiti: – dal D.L. n. 70 del 2011, art. 7, comma 2 bis convertito in L. n. 106 del 2011; – D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 14 bis convertito, con modificazioni, in L. n. 214 del 2011; – dal D.L. n. 102 del 2013, art. 2, comma 5 ter convertito, con modificazioni, in L. n. 124 del 2013, riaffermando tuttavia la perdurante validità dell’indirizzo esegetico di cui alle SSUU cit., nel senso che: “In tema di ICI, ai fini del trattamento esonerativo rileva l’oggettiva classificazione catastale dell’immobile, per cui l’immobile iscritto come “rurale”, con attribuzione della relativa categoria (A/6 o D/10), non è soggetto all’imposta, ai sensi del D.L. n. 207 del 2008, art. 23, comma 1 bis, e dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a), mentre, qualora l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale, è onere del contribuente, che pretenda l’esenzione, impugnare l’atto di classamento; fermo restando, invece, che se il fabbricato non risulti iscritto in catasto e il contribuente agisca per ottenere il rimborso dell’imposta, l’accertamento della ruralità può essere immediatamente compiuto dal giudice, ma incombe al contribuente dimostrare la sussistenza dei requisiti D.L. n. 557 del 1993, ex art. 9.”

Ora, nel caso di specie è pacifico tanto che il fabbricato del M. non fosse iscritto in categoria catastale di ruralità (A6 o D10), bensì in categoria D1 (opifici), quanto che l’attribuzione di tale classamento non sia stata mai impugnata dal contribuente.

Ciò esimeva dunque la commissione tributaria regionale dal vagliare probatoriamente il nesso di strumentalità concretamente svolto dal fabbricato nell’espletamento dell’attività agricola della cooperativa; dal momento che tale nesso, quand’anche dimostrato, non sarebbe valso – per le indicate ragioni di classamento catastale ostativo – a mandare il fabbricato stesso esente da Ici.

Ne segue l’accoglimento del ricorso, con conseguente cassazione della sentenza impugnata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, nè essendo state dedotte altre questioni controverse, sussistono i presupposti per la decisione nel merito ex art. 384 c.p.c., mediante rigetto dei ricorsi introduttivi del contribuente.

Le spese di legittimità e merito vengono compensate, in ragione del consolidamento soltanto in corso di causa del su riportato orientamento di legittimità sulla questione – da ritenersi di preminente rilievo nella controversia – dell’esenzione Ici.

PQM

LA CORTE

accoglie il ricorso;

cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta i ricorsi introduttivi del M.;

compensa le spese di legittimità e merito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione quinta civile, il 25 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 dicembre 2016

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