Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24941 del 06/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 24941 Anno 2013
Presidente: MERONE ANTONIO
Relatore: SAMBITO MARIA GIOVANNA C.

SENTENZA

sul ricorso 19355-2007 proposto da:
SCIANCHELLATO ORAZIO, elettivamente domiciliato in
ROMA VIA PIRRO LIGORIO 9, presso lo studio
dell’avvocato MULARGIA MARIA CRISTINA, rappresentato e
difeso dall’avvocato PATTI GIOVANNI ROSARIO con studio
in ACIREALE VIA PIEMONTE 18 (avviso postale) giusta
delega a margine;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

Data pubblicazione: 06/11/2013

STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– controricorrente avverso la decisione n. 9640/2006 della COMM.
TRIBUTARIA CENTRALE di ROMA, depositata il 29/11/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 17/07/2013 dal Consigliere Dott. MARIA

udito per il controricorrente l’Avvocato DETTORI che
ha chiesto il rigetto;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. TOMMASO BASILE che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

GIOVANNA C. SAMBITO;

__SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
La CTC, con sentenza depositata il 29.11.2006, in riforma
della decisione resa dalla Commissione Tributaria di secondo

decaduto dai benefici fiscali relativi alla formazione ed
arrotondamento della proprietà contadina, in relazione all’atto di
compravendita di un fondo agricolo, perché non aveva provato
di aver presentato il certificato dell’IPA attestante la ricorrenza
dei necessari requisiti, entro il termine triennale dalla
registrazione dell’atto.
Il contribuente ricorre per la cassazione della sentenza con
sei motivi, illustrati da memoria, ai quali resiste l’Agenzia delle
Entrate.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Col primo motivo, si deduce, ex art 360, 1° co, n. 3 cpc,
la violazione degli artt. 25, co 2, del dPR n. 636 del 1972, in
combinato disposto con gli artt. 342 e 163 cpc, per avere la CTC
ritenuto ammissibile il ricorso, nonostante l’assenza di motivi
specifici d’impugnazione.
2. Col secondo motivo, dedotto in subordine, il ricorrente
denuncia: a) la violazione e falsa applicazione degli artt. 4 e 5
della 1. n 604 del 1954, nel testo risultante dalle modifiche di cui
agli artt. 34 e 35 della 1. n. 590 del 1965, in relazione all’art. 360,
10 co, n. 3 cpc; b) la violazione del principio devolutivo
dell’appello, in riferimento all’art. 360, 1° co, n. 4, cpc. La

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grado di Catania, ha affermato che Orazio Scianchellato era

questione posta in seno al ricorso avversario, prosegue il
ricorrente, era limitata al rispetto del termine triennale di
presentazione della documentazione, di cui all’art. 35 della L n.

senza neppure precisare a quale norma intendeva riferirsi,
precisazione tanto più necessaria dato che era incontroversa la
produzione, da parte sua, di un’attestazione da cui risultava la
presentazione all’IPA dell’istanza volta ad ottenere la prescritta
certificazione, con conseguente applicabilità della, diversa,
fattispecie regolata dal precedente art 34.
3. Col terzo motivo, viene dedotta, in ulteriore subordine, la
violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 4 e 5 della 1. n 604
del 1954, nel testo modificato dagli artt. 33, 34 e 35 della L. n.
590 del 1965, in relazione all’art. 360, 1° co, n. 3 cpc, per avere
la CTC applicato un termine di decadenza, per la presentazione
della documentazione, che non è previsto nell’ipotesi, ricorrente
nella specie, di cui all’art. 4 della L. n. 604 del 1954.
4. Col quarto motivo, in via ulteriormente gradata, il
contribuente afferma la violazione dell’art. 112 cpc, in relazione
all’art 360, 1° co, n. 4 cpc, per avere l’impugnata sentenza
omesso di statuire “su uno specifico motivo oggetto del ricorso
originario originariamente rimasto assorbito”, con cui era stata
dedotta la tardività dell’azione dell’Ufficio.
5. Col quinto motivo, il ricorrente lamenta, nuovamente, la
violazione e falsa applicazione degli artt. 4 e 5 della 1. n 604 del

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590 del 1965, termine che la CTC aveva ritenuto perentorio,

1954, nel testo modificato dagli artt. 34 e 35 della L. n. 590 del
1965, in relazione all’art. 360, 1° co, n. 3 cpc, per non avere la
CTC autonomamente rilevato i requisiti per l’agevolazione, in

proveniente dall’IPA e formata tempestivamente, che attestava il
possesso dei prescritti requisiti, documentazione “che piuttosto
che presentata all’Ufficio” era “stata versata in atti processuali”.
6. Col sesto motivo, si lamenta, ex art 360, 1 ° co, n. 3 cpc
la violazione e falsa applicazione del comma 2 dell’art. 1 della 1.
n. 349 del 1988. Il ricorrente evidenzia che tale norma ha
innalzato in due anni il termine per la presentazione del
certificato definitivo, e va applicata anche ai rapporti non ancora
definiti alla data dell’1.7.1988. Non essendo il rapporto ancora
definito, tenuto conto della proposizione del ricorso
giurisdizionale, doveva, per l’effetto, ritenersi che la produzione
o l’esibizione nel processo tributario costituivano equipollenti
alla sua presentazione all’Ufficio.
7. Gli errores in procedendo di cui primo motivo (tale è la
sostanza della censura in essa dedotta, alla quale va dato rilievo,
cfr. Cass. SU n. 17931 del 2013) ed alla lett. b) del secondo
motivo che, per comodità espositive, vanno congiuntamente
esaminati, sono infondati. Il principio della specificità dei motivi
d’impugnazione prescinde, infatti, da qualsiasi rigore formale, ed
è soddisfatto quando siano esposte, anche sommariamente, le
ragioni di fatto e di diritto su cui si fonda il gravame, in modo

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considerazione della sussistenza della documentazione

tale che restino esattamente precisati il contenuto e la portata
delle relative censure (cfr. da ultimo, Cass. n. 6978 del 2013). 8.
A tale stregua, il rigetto dell’eccezione d’inammissibilità

gravame, operata dal contribuente (pag. 7 del ricorso), la CTC
era stata richiesta dall’Ufficio di affermare la natura perentoria
del termine di presentazione della certificazione, ritenuta, al
contrario, ordinatoria dalle commissioni di 10 e 2° grado, in
fattispecie “di trasferimento con i benefici della p.c.c che, per
avere la conferma, prevedevano, secondo i dettami della norma
agevolativa, la dimostrazione documentale nei termini previsti e
computati nel triennio”. 9. La dedotta violazione del principio
devolutivo dell’appello è insussistente, dato che l’individuazione
della disciplina giuridica applicabile alla fattispecie dedotta in
giudizio attiene ai poteri del giudice.
10. I motivi secondo lett. a), terzo, quinto e sesto, che, per
la loro connessione, possono esser congiuntamente esaminati,
sono infondati, anche se va integrata la motivazione, ex art 384
cpc.
11. L’art. 3 della L. 604 del 1954 (come modificato dalla L.
26 maggio 1965, n. 590, art. 33) dispone che “per conseguire le
agevolazioni tributarie di cui alla legge 6 agosto 1954, n. 604, e
successive modificazioni ed integrazioni, l’acquirente, i
permutanti e l’enfiteuta debbono produrre, al momento della
registrazione, insieme all’atto, lo stato di famiglia e un certificato

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dell’impugnazione è corretta: secondo la trascrizione del

dell’ispettorato provinciale agrario competente per territorio, che
attesti la sussistenza dei requisiti di cui ai numeri 1, 2 e 3
dell’articolo precedente”.

(come sostituito dall’art. 34 della citata L. n. 590 del 1965), che,
in luogo del predetto certificato, possa esser prodotta
un’attestazione provvisoria dell’ispettorato medesimo dalla quale
risulti che sono in corso gli accertamenti per il rilascio, prevede,
al secondo comma, che, in tal caso, le agevolazioni sono
concesse al momento della registrazione, ma entro un anno
(termine elevato a due con L. n. 349 del 1988, art. 1; ed a tre con
L n. 649 del 1996, art. 2, co 1) da tale formalità “l’interessato
deve presentare all’Ufficio del registro il certificato definitivo,
attestante che i requisiti sussistevano fin dal momento della
stipula dell’atto; in difetto sono dovute le normali imposte, salvo
quanto stabilito dall’articolo seguente”, e dispone, al terzo
comma, che “nella ipotesi contemplata dal presente articolo
l’azione dell’Amministrazione finanziaria per il recupero delle
imposte ordinarie si prescrive col decorso di tre anni dalla
scadenza del termine stabilito dal comma precedente”.
13. L’art. 5 della 1. n. 604 del 1954 (nel testo sostituito
dall’art. 35 della L. n. 590 del 1965) dispone, quindi, che quando
sia stato dichiarato nell’atto di voler conseguire le agevolazioni
“e non sia stato prodotto né il certificato provvisorio previsto dal
primo comma dell’articolo 4, né quello definitivo previsto

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12. Il successivo articolo 4, consente, al primo comma

dall’articolo 3, sono dovute le normali imposte di registro ed
ipotecarie, ma non è precluso il diritto al rimborso se nel termine
triennale di prescrizione gli acquirenti, permutanti o enfiteuti

per territorio, corredata dal certificato dell’ispettorato provinciale
agrario di cui al secondo comma dell’articolo 4”.
14. La giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 15953 del
2003; n. 21050 del 2007; ord n. 5349 del 2013, in motivazione),
alla quale si ritiene di dare continuità, ha, già, posto in evidenza
come il termine per la presentazione del certificato
dell’Ispettorato provinciale agrario, posto al contribuente
dall’art. 4, co 2, della 1. n. 604 del 1954, collegando alla sua
inutile decorrenza la perdita del beneficio della registrazione con
aliquota ridotta, ha natura decadenziale, in quanto: a) l’espressa
dizione della norma dispone che, “in difetto” di tempestiva
presentazione di detto certificato, sono, appunto, “dovute le
normali imposte”; b) il 3 0 co del medesimo art. 4 individua il
dies a quo del termine per procedere al relativo recupero, con la

scadenza di quello concesso al contribuente per la presentazione
del “certificato definitivo”; c) l’art. 5 disciplina la (diversa)
procedura di rimborso della normale imposta corrisposta, in
favore del contribuente che, pur avendo reso la prescritta
dichiarazione al momento della registrazione dell’atto, non abbia
presentato alcun certificato (definitivo, art. 3; o, provvisorio, art.
4, 1° co). 15. Resta da aggiungere che la mancata osservanza del

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presentino apposita domanda all’ufficio del registro competente

termine di decadenza, per la presentazione della certificazione,
non comporta la perdita del beneficio solo quando essa non sia
imputabile al contribuente, ma sia dovuta a colpa degli uffici

1997; SU n. 12903 del 1998; Cass. n. 9159 del 2010), e ciò in
quanto, non essendo consentito un accertamento giudiziale
diretto dei requisiti per le agevolazioni -demandato dalle
disposizioni agevolative in esame ad un Ufficio tecnico, diverso
da quello fiscale- l’omissione del predetto Ufficio priva il
contribuente dell’unico strumento normativamente previsto di
documentazione dei requisiti stessi (cfr. Cass. n. 15953 del
2003).
16. Nella specie, posto che è incontroverso che il certificato
non sia stato prodotto all’Ufficio entro il termine di decadenza,
va rilevato che il ricorrente non ha affatto eccepito che la
mancata produzione fosse dovuta a “ritardo colpevole”
dell’Ispettorato ma ha, anzi, allegato, stando a quanto riportato
nell’impugnata sentenza, che il certificato, tempestivamente
rilasciato, sarebbe stato presentato e, poi, probabilmente smarrito
dall’Ufficio, assunto che è stato ritenuto non sorretto da alcuna
prova dalla CTC, e tale accertamento non è, poi, stato
impugnato, come avrebbe dovuto, ex art 360, 1° co, n. 5 cpc.
17. Il quarto motivo è inammissibile, dovendo ribadirsi il
principio, secondo cui la parte totalmente vittoriosa in primo
grado non è tenuta a proporre appello incidentale avverso la

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tenuti al rilascio della certificazione stessa (Cass. n. 8057 del

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ENSI DEL
N. 131 TA. ALL.

– N. 5

MATERIA TRIBUTARIA

sentenza impugnata dalla controparte, relativamente alle
eccezioni disattese o rimaste assorbite (essendo, sul punto,
carente di interesse), ma ha l’onere di riproporle, essendo

la cognizione del giudice del gravame è limitata alla materia
devolutagli dalle parti, secondo il rispettivo interesse. Pertanto,
l’omessa riproposizione in sede di gravame di tali eccezioni
preclude il ricorso per cassazione avverso la sentenza, che
legittimamente non le ha prese in esame (cfr. Cass. n. 7154 del
1990 in relazione al dPR n 636 del 1972 e Cass. n. 14925 del
2011).
18. Il ricorso va, in conclusione, rigettato. 19. Le spese
seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
PQM
La Corte rigetta il ricorso, e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese, che si liquidano in € 2.000,00, oltre a
spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma, il 17 luglio 2013.

applicabile anche al processo tributario il principio secondo cui

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