Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2494 del 29/01/2019

Cassazione civile sez. VI, 29/01/2019, (ud. 11/12/2018, dep. 29/01/2019), n.2494

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9393-2018 proposto da:

O.J., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato VALENTINA SASSANO;

(Ammesso P.S.S. Delib. 5 marzio 2018 Ord. Avv. Torino).

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 112/2018 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 15/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/12/2018 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Torino del 15.1.2018, la quale ha respinto l’impugnazione avverso l’ordinanza di primo grado, a sua volta reiettiva del ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che non svolge difese il Ministero intimato;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

– che il primo motivo deduce la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, perchè il racconto del richiedente, contrariamente a quanto deciso dalla corte del merito, si inserisce perfettamente nell’ambito dei presupposti della protezione sussidiaria, attesa la reale situazione del sud della Nigeria;

– che il secondo motivo censura la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, perchè la giovane età del richiedente e la presenza, oltre che dei fratelli, anche di un fratellastro che lo indusse a fuggire costituiscono elementi idonei alla protezione umanitaria;

– che il ricorso è manifestamente inammissibile, perchè intende ripetere il giudizio sul fatto in questa sede;

– che, invero, la congrua ed estesa motivazione del provvedimento impugnato ha esaminato la situazione esposta dal richiedente, cittadino della Nigeria, escludendo la situazione di indiscriminata violenza per conflitto armato, e rilevato che egli ha legami familiari stretti ivi, mentre ne è privo in Italia,

– che, dunque, pur nel rispetto dell’onere probatorio attenuato del richiedente, la sentenza impugnata si è lungamente trattenuta sulle condizioni generali del paese di origine, e, quanto alla richiesta di protezione per motivi umanitari, del pari la corte ha stigmatizzato la stessa mancata allegazioni di elementi idonei ad integrarne i presupposti di legge;

– che, in definitiva, il giudice del merito ha compiutamente approfondito l’esame in fatto della situazione, nel pieno rispetto dei principi enunciati da questa Corte in materia, esponendo le ragioni per le quali reputa inattendibile il racconto del richiedente: onde si tratta, dunque, di valutazioni prettamente discrezionali rimesse al giudice di merito, non più sindacabili;

– che non occorre provvedere sulle spese di lite.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, in Camera di consiglio, il 11 dicembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2019

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